Business dei migranti nelle acque adriatiche: fermati in sette

Un gruppo internazionale composto da ex contrabbandieri è stato arrestato dai finanzieri. Sono 21 gli indagati

Un momento della conferenza stampa

LECCE – Uno schiaffo al traffico di esseri umani. Sette individui in manette e altri 14 indagati a piede libero per favoreggiamento all’immigrazione illegale. I finanzieri hanno infatti scoperto un gruppo internazionale, capeggiato prevalentemente da ex contrabbandieri brindisini, responsabili di viaggi della speranza nel Mediterraneo. In manette: Cosimo Calò, “U Sdreg”, 72enne di Ostuni; Francesco Calamo, 49enne di Fasano; Antonio Natola, 53enne di Fasano; Giovanni Carabotti, 49enne di Fasano; Cosimo Massaro, 35enne di Brindisi e Antonio Massaro detto “Tarzan”, 62enne di Brindisi. Tra questi anche un cittadino di origini irachene, Ismail Aso, 44enne domiciliato in Grecia e ora destinatario di un mandato d’arresto europeo. L’uomo, noto anche come “Jani”, era l’addetto al reclutamento dei migranti: predisponeva le operazioni di trasferimento di questi ultimi da Atene fino alle spiagge.

L'operazione caronte: il video

Dalle coste greche comprese tra Igoumenitsa e Preveza, infatti, facevano partire imbarcazioni con piccoli numeri di migranti a bordo, per non dare nell’occhio. In questa sorta di traversate d’élite, somali e siriani si ritrovavano a pagare quasi 5mila euro a testa per arrivare sulle sponde salentine di Otranto, Leuca e Ciolo. L’indagine, denominata “Caronte”, è stata condotta dai finanzieri della Sezione operativa navale idruntina, guidata dal comandante Vincenzo Capone, dai colleghi del Nucleo di polizia tributaria, coordinato dal colonnello Nicola De Santis e dai colleghi romani dello Scico di Roma, il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata.IMG_8636-2

Tutto è cominciato a seguito di due sbarchi, nel mese di agosto 2014 e l’altro nel giugno del 2015, sulle coste adriatiche. Arrestati gli scafisti, i militari delle fiamme gialle hanno avviato una serie di indagini, intercettazioni e appostamenti, per ricostruire la “filiera” intera del business del mare. Il tutto sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Dalla complessa attività investigativa è emerso come un gruppo di brindisini, già specializzati nel contrabbando di sigarette negli anni “d’oro”, poi nel traffico di stupefacenti, avrebbe utilizzato la rete dei contatti con la malavita locale in Albania, Grecia e Montenegro, per favorire l’ingresso illegale di migranti nel territorio italiano. Una organizzazione completa, con tanto di ormeggiatori, meccanici, factotum e addetti al recupero delle imbarcazioni.

Queste ultime, peraltro, non erano mai barche di fortuna, ma semicabinati, yacht e natanti per il trasporto di pochi ospiti, tutti rigorosamente “occultati” per non essere notati dai mezzi aerei della guardia di finanza. Persino nelle intercettazioni, i cittadini stranieri venivano ribattezzati “mele”, altre volte “pedane”, perché i militari non potessero riconoscere la tipologia di traffico in corso. Ognuno di loro versava una somma di circa 5mila euro per il viaggio verso le coste italiane, dei quali mille e 500 finivano nelle tasche dei capi e 10mila totali in quelle degli scafisti “esecutivi”.

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