Colpi di pistola dopo la rapina, scovato latitante nella zona 167

Giuseppe Vivenzio, 45enne, era ricercato fin dalla metà di ottobre. Il complice era già finito in manette. L'uomo si era nascosto nell'abitazione di Anna Rita Castelluzzo, 51enne, finita nei guai per favoreggiamento personale

LECCE – E’ finita all’alba di oggi la latitanza di Giuseppe Vivenzio, 45enne di Lecce. Ritenuto uno degli degli autori della rapina all’Eurospin di via Cicolella, avvenuta il 4 ottobre scorso, era uccel di bosco fin dal momento dell’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti, una volta che gli uomini della squadra mobile di Lecce erano riusciti a raccogliere sufficienti elementi per incriminarlo.

Le manette per il complice, Ivan Pedone, 34enne, erano scattate il 18 ottobre. Vivenzio, però, non era stato rintracciato e di lui si erano perse le tracce, almeno fino a oggi, quando la polizia l’ha scovato e ammanettato, dopo una serie di appostamenti e controlli per cercare di scoprire dove avesse trovato riparo.

Giuseppe Vivenzio-2Vivenzio, così come Pedone, risponde di rapina aggravata dall’uso delle armi. Quel giorno, davanti al supermercato che sorge all’imbocco della statale per Maglie, alla periferia di Lecce, per garantirsi la fuga, i due non esitarono ad esplodere un colpo di pistola in aria, dopo essere riusciti a sottrarre 3mila e 800 euro, creando panico e pericolo per le persone presenti.

Gli agenti della mobile, diretti dal vicequestore aggiunto Michele Abenante, in questi mesi, hanno sondato il campo in cerca dei luoghi dove Vivenzio si sarebbe potuto nascondere e, soprattutto, delle persone che avrebbero potuto favorirne la latitanza. E’ così che si è arrivati in via Siracusa, nella zona 167, in casa di Anna Rita Castelluzzo, 51enne, che  è stata arrestata per favoreggiamento personale.

Anna Rita Castelluzzo-2Non una novità, a ben vedere, perché nel lulgio dello scorso anno la donna finì nei guai per lo stesso, identico motivo. Nell’occasione, aveva dato ospitalità ad un pregiudicato non più rientrato in carcere, a Sulmona, dopo un permesso di lavoro. Ma nei guai, questa volta, è finito anche il figlio 36enne della donna, che è stato denunciato a piede libero per lo stesso reato.

Una volta scovato, Vivenzio non ha opposto resistenza. In cuor suo, probabilmente, sapeva che presto o tardi la polizia l’avrebbe stanato. Sia per lui, sia per la donna si sono aperte le porte del carcere. Entrambi sono difesi dall’avvocato Benedetto Scippa. 

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