Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca Rudiae / Via Don Bosco

Scatta un fermo per l'artista di strada morto: era stato rapinato

Un 23enne senegalese sottoposto a fermo di indiziato di delitto nel caso di Leonardo Vitale, il madonnaro di Oria deceduto in ospedale dopo essere stato trovato ferito alla testa vicino alla stazione di Lecce

LECCE – Seguito fin da via Salvatore Trinchese, nel cuore di Lecce, laddove si fermava abitualmente a tratteggiare per terra splendide immagini sacre, e poi aggredito nei pressi della stazione ferroviaria. Trovando la morte qualche giorno dopo, senza mai più risvegliarsi dal coma.

Spirato per pochi spiccioli e un cellulare. È stato il triste destino di Leonardo Vitale, 69enne di Oria, che da diverso tempo aveva deciso di intraprendere la via degli artisti di strada, seguendo la tradizione de madonnari, dopo aver svolto per anni la professione di aerografista per i luna park.

Da ieri sera c’è un fermo, per quest’amara vicenda: rapina e morte o lesioni come conseguenza di altro delitto sono le ipotesi di reato a carico di Mamadou Lamin, 23enne senegalese senza fissa dimora. Sarebbe stato proprio il giovane straniero, rintracciato dopo una serrata indagine della squadra mobile di Lecce, che ha sfruttato tutte le videocamere possibili della zona intorno alla stazione ferroviaria, ad aggredire Vitale, per portargli via telefono e soldi. Il fermo di indiziato di delitto è scattato ieri sera, dopo che Lamin è stato condotto negli uffici della questura e interrogato.   

L'aggressione e la denuncia del figlio

L’episodio è avvenuto in viale Oronzo Quarta, all’angolo con via San Giovanni Bosco, nei pressi del piazzale della stazione, la notte del 4 ottobre. Vitale è poi morto in Rianimazione, al “Vito Fazzi” di Lecce, alle 09,30 dell’11 ottobre. Inutile è stato un delicato intervento chirurgico al quale è stato sottoposto, a causa delle lesioni riportate alla testa.

L’uomo, che abitualmente si spostava da Oria a Lecce, per poi fare rientro in treno, era stato ritrovato in stato d’incoscienza dopo una segnalazione al 113. Le volanti inviate sul posto avevano scorto Vitale sul marciapiede, con un’evidente ferita nella parte posteriore della testa, ematomi ed escoriazioni al volto. Ed era quindi stato chiamato il 118. In una tasca del giaccone gli agenti avevano trovato i documenti che avevano consentito di identificarlo.

Ad aprire un primo squarcio nella vicenda, era stata la denuncia presentata da Giuseppe Vitale, figlio della vittima, il 7 ottobre. E si era subito ipotizzata la rapina, perché, aveva spiegato ai poliziotti, il padre era solito spostarsi con un carrellino rosso al cui interno custodiva gessetti e colori che non erano però presenti tra gli effetti personali che gli erano stati riconsegnati, così come non gli era stato restituito il telefono cellulare, il cui numero risultava peraltro irraggiungibile.

Il trolley mancante il primo indizio 

1d60befd-a1e9-4479-aaee-04b080eccc82-2Il trolley mancante è stato a quel punto l’oggetto che ha consentito di fare un passo in avanti e di inserire un nuovo tassello nella vicenda. Nei pressi della vittima, infatti, la sera dell’aggressione, era stata rinvenuta una maniglia di colore rosso, uguale a quelle dei carrellini porta zaino. Un oggetto in quel momento difficile da inquadrare, ma che, dalla rivelazione del figlio, ha trovato finalmente una collocazione, lasciando pensare che Vitale potesse essere stato vittima di una violenta rapina, nel corso della quale lo zaino si sarebbe rotto, con parti quindi rimaste per terra. E, “mappate” tutta una serie di telecamere di videosorveglianza, si è allargato sempre più il raggio di interesse.

Il certosino lavoro di raccolta di immagini, ha permesso di ricostruire sia tutte le fasi antecedenti alla rapina, sin dall’una circa della notte del 4 ottobre, sia di individuare il soggetto resosi responsabile del reato: un uomo di carnagione scura, con una felpa bicolore con bande più chiare sulle spalle, pantaloni scuri, sandali ai piedi, in spalla uno zaino grigio chiaro con profili rossi e arancio e con un taglio di capelli molto particolare. Lo stesso uomo che, la notte dei fatti, già all’interno di un’attività commerciale di ristorazione pressi di via Trinchese, aveva adocchiato Vitale con il carrellino e zaino rosso, nel quale aveva visto deporre un sacchetto con le monete e il denaro guadagnato grazie alle offerte ricevute nella serata dai passanti.

Le immagini delle telecamere della città hanno consentito di ricostruire l’itinerario di Vitale, fino al momento dell’aggressione, sempre seguito a breve distanza dal giovane straniero.  Altre immagini hanno chiarito la via di fuga dell’aggressore, sempre con al seguito il trolley di Vitale. Lamin è stato, infatti, immortalato mentre correva lungo via Don Bosco per poi imboccare via Montegrappa. E qui si è fermato sul ciglio della strada per rovistare all’interno dello zaino e poi accedere in una vicina area condominiale da dove n’è uscito subito dopo portando con sé una bicicletta appena rubata.

Il ritrovamento degli oggetti e il fermo

Si è ritenuto che, in quella circostanza, avesse abbandonato lo zaino sottratto all’oritano. E, in effetti, gli investigatori, dopo un’accurata perlustrazione, hanno ritrovato al di là del muro di cinta dell’area condominiale, in corrispondenza dell’area cantiere delle ferrovie dello Stato, lo zaino di Vitale, al cui interno vi era tutta la sua attrezzatura da artista di strada, ma non il sacchetto con i soldi e il telefono cellulare.

Avendo dato un volto a Lamin, i poliziotti hanno iniziato a perlustrare a fondo la citta, fino a rintracciarlo nella tarda mattinata di ieri, nei pressi della Camera di commercio. È stato riconosciuto dai poliziotti della squadra mobile per fattezze fisiche, taglio di capelli e abbigliamento. Lo stesso della notte dell’aggressione.

Privo di documenti di identità e non in regola sul territorio nazionale, Lamin, una volta posto di fronte all’evidenza dei fatti, è stato dichiarato in stato di fermo, d’intesa con il pubblico ministero Giorgia Villa. Durante l’interrogatorio, lo stesso giovane senegalese avrebbe alla fine confermato sostanzialmente la ricostruzione degli investigatori. E ora il 23enne si trova in carcere.

Le dichiarazioni del sindaco di Lecce

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