Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

“Imid sia trasferito altrove”, la soluzione dell’Ordine dei medici sul caso ricoveri

Il direttore Pepe chiarisce che non c'è nessuna volontà di chiudere il centro, ma l'ospedale dismesso di Campi "non possiede i requisiti di sicurezza per i ricoveri". "Illegittimo" l'inserimento tra i centri per le malattie rare

LECCE – Una girandola di informazioni confuse e spesso scorrette sembrerebbe ruotare intorno al centro Imid Unit di Campi Salentina, con un possibile pregiudizio per i pazienti che hanno tutto il diritto ad essere curati in sicurezza. Per sgombrare il campo dai dubbi, e mettere i puntini sulle i intorno alla bufera mediatica che si è scatenata sul centro medico, oggi, lo stesso presidente dell’Ordine dei medici, Luigi Pepe ha convocato la stampa. Ed è finita che il direttore generale della Asl di Lecce, Valdo Mellone, si è sentito dare dell’ “irresponsabile”.  Un’accusa riprodotta nero su bianco in una lunga missiva inviata, il 3 gennaio 2013, da Pepe alla dirigenza dell’azienda sanitaria locale, ai competenti vertici regionali ed ai dirigenti del centro Imid.

Tutto è cominciato con il blocco dei ricoveri disposto dalla Asl di Lecce a partire dal 14 gennaio. Il piano proposto dai vertici di via Miglietta per la riorganizzazione dei servizi, consequenziale alla dismissione dell’ospedale di Campi, è rimasto monco dell’autorizzazione regionale. Mai pervenuta. Il centro Imid risulta quindi inserito in un ospedale che non esiste più e non è autorizzato a procedere oltre l’attività ambulatoriale diurna.

Una situazione che Pepe descrive perfettamente, indicando i reali problemi che sorgono nella fascia oraria notturna, dalle 17 alle 9 del mattino successivo: “Il centro si trasforma in una Rsa, poco più di una residenza sanitaria assistenziale. In caso di emergenza, per i pazienti deve intervenire un’ambulanza del 118 che li trasporti un altro ospedale”.

Questa sembrerebbe essere la punta dell’iceberg di una condizione di assoluta mancanza delle più “elementari norme di sicurezza” all’interno del nosocomio dismesso. L’accusa del presidente dei medici è chiara: mancano i requisiti minimi per operare ricoveri in condizioni di sicurezza per i degenti. Un macroscopico problema che però, a suo dire, trova agevole soluzione nel trasferimento del centro Idim in uno dei presidi ospedalieri accorpati per effetto del piano di riordino della rete ospedaliera.

Escludendo un “braccio di ferro che non esiste”, Pepe ribadisce la volontà di mantenere in piedi l’attività del centro Imid che viene derubricata in “struttura territoriale”, garantendo il diritto alla salute dei degenti. “Abbiamo chiesto ai dirigenti di procedere con immediatezza alla risoluzione del problema, nei modi che ritenevano, perché l’intenzione dell’ordine è quella di tutelare i cittadini, non quella di sollevare un caso”. Una sollecitazione a cui, però, non è “seguita un’azione concreta”.

E Pepe, nella lunga missiva sopra citata, che verrà direttamente consegnata nelle mani dei Nas, della guardia di finanza, della procura della Repubblica e (se necessario) anche del ministero della Salute, punta il dito contro la decisione dell’assessore regionale al ramo, Ettore Attolini, di fare del centro Imid una struttura di riferimento regionale – nella rete nazionale – per la cura delle malattie legate anche agli effetti dell’uranio impoverito. Nell’elenco delle patologie curabili a Campi Salentina, mancherebbe la comprovata esperienza scientifica idonea al caso specifico.

Pepe ritiene illegittima la delibera della giunta regionale che inserisce il centro Imid nella rete nazionale delle strutture adibite alla terapia delle malattie rare. E contrastante, quindi, con il decreto ministeriale numero 279 del 2001 che descrive le caratteristiche che tali strutture mediche sono tenute a rispettare.

Cosa è potuto succedere nel presidio di Campi Salentina dal 21 aprile 2008 (data del decreto ministeriale che ha individuato i centri per le malattie rare, ndr) ad oggi, tanto da trovare solo lì i requisiti per individuare un centro di riferimento?”, si legge nella lettera.

Proprio a causa di queste presunte violazioni di leggi e regolamenti nazionali e regionali, il direttore Mellone si sarebbe macchiato di comportamenti “irresponsabili”. “I cittadini hanno diritto di conoscere con certezza quali patologie si posso curare a Campi e quali no”, tuona Pepe. E volano gli stracci quanto il presidente tenta un azzardo: “Nei piani alti si è dichiarato il falso”.

Tradotto in soldoni, in sede di commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, sarebbero state rilasciate “dichiarazioni non vere, il tutto alla presenza dello stesso direttore Valdo Mellone che ha voluto ostentare titoli accademici e di servizio mai posseduti dal responsabile del centro Imid, il dottor Mauro Minelli”. 

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