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Sabato, 13 Aprile 2024
Cronaca

Crollò il pavimento, clochard affogarono in una cisterna: proprietaria di casa assolta

Nel 2014 una coppia trovò un destino assurdo a Lecce. Per la difesa della titolare dell'immobile, fatto imprevedibile. Non c'erano avvisaglie di cedimenti strutturali e sopratutto la fossa non era segnata nemmeno nelle carte catastali

LECCE – Assolta per omicidio colposo, mentre per l’ipotesi dell’omessa manutenzione il reato era già prescritto da tempo. Si chiude così, in primo grado, una vicenda che negli anni scorsi aveva scosso profondamente l’opinione pubblica, suscitando un’ondata di sconforto e rabbia per un destinto così tragico.

Veronica Piggini e Riccardo Martina, due clochard molto noti in città, morirono in un incidente a dir poco surreale: alla fine di gennaio del 2014, dopo aver trovato riparo in un vecchio immobile disabitato di via Taranto, alla periferia di Lecce, furono coinvolti nel cedimento del pavimento, sotto il quale si trovava un’inattesa cisterna. Sorpresi probabilmente nel sonno, cascati all'improvviso in una trappola colma d'acqua gelida, senza via d'uscita nel buio, dopo aver fatto la coppia un salto nel vuoto di circa 5 metri. Morte per annegamento, fu il responso del medico legale.

Oggi, a distanza di nove anni da quella tragedia, la giudice Elena Coppola ha emesso la sentenza che solleva dalle responsabilità la proprietaria di quel vecchio edificio, la docente universitaria Rita Capaldo, 75enne. Il termine per il deposito dei motivi è fissato in novanta giorni, ma si può dedurre fin da ora che le principali tesi difensive degli avvocati dell'imputata, Stefano Prontera e Tommaso Stefanizzo, siano state sostanzialmente accolte.

In  sintesi, queste vertevano sull’impossibilità di prevedere gli eventi, partendo dal fatto che non vi fossero segnali di pericolo di crollo, dell’immobile o anche del solo pavimento. Inoltre, la proprietaria non aveva cognizione della presenza di occupanti abusivi. Ma, soprattutto, ed è circostanza che potrebbe aver spinto in maniera decisiva verso l’assoluzione, il fatto che non emergesse nemmeno dai dati catastali l’esistenza di una cisterna al di sotto del pavimento.

Le vittime erano molto conosciute a Lecce. Un paio d’anni prima della tragedia, avevano abbandonato la loro storica “dimora”, due tende nei pressi di Porta Rudiae. Ospitati i due temporaneamente in un bed & breakfast, la speranza di trovare un nuovo alloggio nell’ostello della gioventù a San Cataldo, alla fine non se n’era più fatto più nulla e avevano ripreso a girovagare. Trovando quell’assurda morte in una fredda notte di fine gennaio. Cercavano un riparo per continuare a vivere, ma il destino volle scrivere un finale amaro per la loro storia.  

Nel processo si erano costituiti parte civile due fratelli di Martina e una figlia della coppia, assistiti dagli avvocati Nicola Caroli e Chiara Fanigliulo.

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