Cronaca

Augusta, quattro secoli di carcere per il clan storico della Scu del boss Rizzo

Crolla sotto, il peso delle condanne, il processo di riorganizzazione di uno dei clan storici della Scu, quello legato alla figura carismatica del boss Salvatore Rizzo, detto Totò, 60 anni, già condannato nel primo maxi processo

Al centro, ill procuratore Motta

LECCE – Crolla sotto il peso di circa quattro secoli di carcere, inflitti al termine dei giudizi con rito abbreviato, il processo di riorganizzazione di uno dei clan storici della Scu, quello legato alla figura carismatica del boss Salvatore Rizzo, detto Totò, 60 anni, già condannato nel primo maxi processo alla quarta mafia pugliese e noto per il tentativo, poi risultato vano, di fondare la "Famiglia salentina libera", un'associazione mafiosa parallela operante a Lecce e dintorni. Si tratta delle condanne di primo grado scaturite dalla cosiddetta operazione Augusta. Un'operazione che, secondo il procuratore Cataldo Motta, ha dimostrato come la Sacra corona unita continui, nonostante gli arresti operati dalle forze dell'ordine e l'attività incessante di contrasto, a rinascere dalle proprie ceneri e rimanere radicata nel territorio e nella realtà salentina.

Ben 22 anni di carcere sono stati inflitte a Ivan Firenze, 40enne di Lecce, considerato personaggio di spicco all’interno dell’organizzazione. Tredici anni e 4 mesi per Nicolino Maci e 8 per il collaboratore di giustizia Alessandro Verardi. Cinque anni, invece, la pena inflitta a Raffaele Martena, balzato alle cronache negli ultimi giorni come presunto protagonista di un piano di evasione dal carcere di Borgo San Nicola. Per Totò Rizzo, 60 anni, di Castrignano del Capo, 13 anni; per Andrea Leo, 41, di Vernole, 16 in continuazione; per Massimiliano Bracale, 42, di Lecce, 10 anni; per Tonino Caricato, di Cavallino, 15 anni; per Maurizio Di Nunzio, 28, di Maglie, 10 anni;  Rossana Elia, 44, di Lecce 8 anni in continuazione; Marco Greco, 32, di Maglie, 10 anni; per Sergio Greco, 54, di Monteroni, 10 anni; Mauro Ingrosso, 28 anni, di San Cesario, 8 anni; Luigi Lazzari, 37, di Lecce, 12 anni in continuazione.

rizzo salvatore-2In oltre quattro anni d'indagini, condotte dai carabinieri del Ros, coordinati dal colonnello Paolo Vincenzoni, e dagli uomini del comando provinciale di Lecce, guidati dal colonnello Maurizio Ferla, gli inquirenti hanno documentato le attività illecite del clan. Il 4 ottobre 2011, come negli anni più difficili della lotta alla mafia, la tranquilla notte del capoluogo salentino fu bruscamente interrotta dal frastuono delle pale degli elicotteri che volteggiavano in supporto alle centinaia di uomini dell'Arma impiegati nell'esecuzione di 49 ordinanze di custodie cautelare emesse dal gip Alcide Maritati su richiesta del procuratore della Repubblica Cataldo Motta, dell'aggiunto Antonio De Donno e dal sostituto Francesca Miglietta. Altre 18 persone sono state indagate a piede libero. L'accusa contestata, a vario titolo, è di associazione per delinquere di stampo mafioso, finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, ed estorsioni aggravate dal metodo mafioso.

Ivan-Firenze-2-2A guidare il processo di riorganizzazione del sodalizio il pregiudicato Ivan Firenze, già affiliato al clan capeggiato dal defunto boss Giuseppe Lezzi (assassinato ad Amsterdam nel novembre del 2001), e referente nel traffico di stupefacenti nel capoluogo salentino e in altri comuni della provincia. Due i principali canali di approvvigionamento: quello olandese e quello laziale, riconducibile al gruppo criminale diretto dal boss Carmine Fasciani (alias don Carmine), padrino indiscusso del litorale romano. Dopo l'arresto di Firenze, avvenuto nel gennaio 2008, la gestione delle attività illecite era stata affidata a Nicolino Maci, attraverso le cosiddette sfoglie, i messaggi con precise direttive operative che il 36enne riceveva direttamente dal carcere.

Le dichiarazioni di un nuovo collaboratore di giustizia, Giuseppe Manna, hanno indicato l'esistenza di un nuovo gruppo, nato da un accordo tra Totò Rizzo e Alessandro Verardi (l'ex latitante arrestato a marzo scorso), e capeggiato dallo stesso Verardi e Andrea Leo, alias martena_raffaele-2Vernel, dedito allo spaccio di stupefacenti in diversi comuni della provincia salentina. Ipotesi accusatorie confermate anche dalle recenti dichiarazioni di Verardi (divenuto a sua volta collaboratore di giustizia), che ai magistrati ha confermato, in oltre duecento pagine di memoriale, come il clan avesse dunque conquistato il monopolio del mercato degli stupefacenti, cocaina soprattutto, da spacciare tra i rampolli della "Lecce bene". Una cerchia di "insospettabili" che ha indirettamente aumentato e foraggiato il potere economico del clan, pronto a investire in altre attività criminali. "Il 34enne ha spiegato come la droga viaggiasse sull'asse tra l'Italia e la Spagna". Nella penisola iberica il collaboratore avrebbe "stretto rapporti con trafficanti marocchini che fornivano hashish e venezuelani che fornivano cocaina"

Alessandro Verardi-3-3Il clan aveva dunque conquistato il monopolio del mercato degli stupefacenti, cocaina soprattutto, da spacciare tra i rampolli della "Lecce bene". Una cerchia di "insospettabili" che ha indirettamente aumentato e foraggiato il potere economico del clan, pronto a investire in altre attività criminali. Non c'erano solo il traffico di droga e le estorsioni, infatti, tra le attività economico-criminali finite nel mirino dei clan emergenti della Sacra corona unita. Attraverso una capillare attività d'indagine, costituita d'intercettazioni ambientali e appostamenti, l'operazione Augusta ha evidenziato come la Scu leccese tentasse di rimodulare le proprie strategie, individuando in attività imprenditoriali apparentemente lecite, nuove e remunerative fonti di guadagno e di controllo del territorio.

Assolto, invece, Stefano Rizzo (nipote di Totò e arrestato nel blitz) che, dopo oltre 15 mesi di detenzione è stato immediatamente scarcerato. L'imputato era assistito dall'avvocato Rocco Rizzello.

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