Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Indagine Bcc Terra d'Otranto, nuovi ascolti eccellenti. Marti: "Mai subito pressioni"

Il deputato forzista, socio della banca, sentito in Procura come persona informata sui fatti. Nel pomeriggio sarà la volta del sindaco Paolo Perrone. Sono undici gli indagati. Secondo le ipotesi, potrebbero essere state esercitate pressioni con metodo mafioso per il rinnovo del presidente uscente

LECCE – Nuovi ascolti eccellenti nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte pressione avvenute durante il rinnovo del consiglio di amministrazione del Credito cooperativo Terra d’Otranto, in occasione del rinnovo delle cariche sociali, il 4 maggio scorso.

Questa mattina, negli uffici della Procura del capoluogo salentino è stato sentito come persona informata sui fatti l’onorevole Roberto Marti, uno dei soci dell’istituto di credito (nella foto mentre esce dalla Procura, Ndr)foto-129-17. L’ascolto è avvenuto alla presenza del sostituto procuratore Carmen Ruggiero, titolare del procedimento e degli ufficiali che conducono le indagini: il maggiore Nicola Fasciano, a capo della compagnia di Campi Salentina; e colleghi del Ros di Lecce, il Raggruppamento operativo speciale, diretto dal colonnello Paolo Vincenzoni.

“Ho risposto a domande specifiche, formulate dal pubblico ministero, su come sono andate le dinamiche della campagna elettorale all’interno della banca. Non ho idea delle indagini in corso", ha commentato il politico salentino di Forza Italia.

“Gli unici aspetti di cui sono a conoscenza – ha spiegato Marti – sono quelli legati alla campagna per il rinnovo delle cariche, non so quali sono le ipotesi su cui sta indagando la magistratura”.

L’onorevole ha poi affermato di non aver mai subito pressioni o di essere stato mai avvicinato da qualcuno, spiegando che c’è stata una campagna di natura politica in cui una lista, quella del presidente uscente, Dino Mazzotta (fratello del primo cittadino carmianese, Giancarlo Mazzotta), ha ottenuto l’80 per cento dei voti (1147 quelli a favore di Mazzotta), e l’altra, quella dello sfidante Giulio Ferreri Caputi (appoggiato da Marti), il 20. Nel pomeriggio, invece, dovrebbe essere sentito, sempre come persona informata sui fatti, un altro socio eccellente della banca, il sindaco di Lecce Paolo Perrone.

L’accusa nei confronti degli undici indagati è di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Ad aver ricevuto un avviso di garanzia, anche alcune persone ritenute vicine allo storico clan mafioso Tornese di Monteroni di Lecce, diversi con condanne. Questi potrebbero, infatti, aver esercitato pressioni su diversi soci, per convincere loro a sostenere la candidatura del nome che ha poi vinto la competizione.

In cima alla lista c'è il presidente dell'istituto bancario, Dino Mazzotta, 38enne di Carmiano. Fra i nomi di spicco, anche quello di suo fratello, Giancarlo Mazzotta, 44enne, sindaco di Carmiano. Indagato anche Gianni Mazzotta, 48enne di Monteroni di Lecce, noto ai più come "Gianni Conad", una condanna per traffico di stupefacenti e un patrimonio di supermercati confiscato. Compaiono, ancora, Alessandro Caracciolo, 51enne di Monteroni di Lecce, fratello della moglie del boss Mario Tornese; Ennio Capozza, 49enne di Lecce, funzionario di banca; Tommaso Congedo, 38enne di Monteroni di Lecce, direttore di filiale; Luciano Gallo, 45enne di Martano.

Fra gli altri, anche Saulle Politi, 41enne di Monteroni di Lecce, al momento sotto inchiesta anche per un'altra operazione, "Poker2", e già condannato per associazione mafiosa; Cosimo Salvatore Franco, 54enne di Carmiano, direttore di filiale; Maria Grazia Taurino, 49enne di Carmiano, funzionaria di banca; Emanuele Sperti, 31enne, imprenditore carmianese.

A cominciare dal 13 maggio, giorno della prima “visita” da parte dell’Arma, l’attività è stata eseguita non soltanto nella filiale centrale della banca, in viale Leopardi, nel capoluogo salentino, ma anche nelle succursali di Carmiano, Borgagne e Monteroni di Lecce. In quella prima fase investigativa, gli inquirenti rilevarono dati e documentazione sia cartacea, sia digitale. L’indagine prese piede a seguito di un esposto presentato presso la Dda di Lecce.

Due settimane prima, durante il consiglio tra i componenti del cda della banca, fu riconfermato il nome del presidente uscente, Dino Mazzotta, oggi indagato, e fratello del primo cittadino di Carmiano, Giancarlo, anch’egli finito nel fascicolo del gip del Tribunale di Lecce.

Qualcuno ha, dunque, sollevato il dubbio che tra i soci, possano essere state esercitate diverse pressioni, per favorire la lista del portavoce uscente. Quest’ultimo, riconfermato con mille e 525 voti, ha battuto l’altro candidato, Giulio Ferreri Caputi, sempre carmianese, che di preferenze ne ha invece ottenute 525. Poi, una nuova tornata di controlli, è scattata il 27 maggio, a circa due settimane di distanza.

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