Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Sospetto riciclaggio: Credito cooperativo di Terra d’Otranto, acquisiti trenta conti

I carabinieri del Raggruppamento operativo speciale questa mattina hanno fatto nuovamente capolino con il sostituto procuratore della Dda di Lecce, Carmen Ruggiero, nella sede della banca già sotto la lente. Si cerca di fare luce sui giri di denaro di noti imprenditori e personaggi legati alla Scu

LECCE – I carabinieri del Raggruppamento operativo speciale questa mattina hanno fatto nuovamente capolino con il sostituto procuratore della Dda di Lecce, Carmen Ruggiero, nella sede della Banca di credito cooperativo di Terra d’Otranto, in viale Leopardi, a Lecce, esibendo un ordine d’acquisizione relativo a poco meno di una trentina di conti correnti intestati a clienti dell’istituto già travolto dall’inchiesta avviata nel maggio scorso. 

Una parte di questi conti appartengono a imprenditori salentini e società, personaggi anche piuttosto noti. Un’altra a pregiudicati, con sentenze passate in giudicato per collusioni con la Sacra corona unita. Si tratta, dunque, di un nuovo tassello nell’inchiesta già avviata, che tende a fare luce in questo caso sulla possibilità che vi sia stato (fra le varie ipotesi) riciclaggio di denaro. Al momento si tratta di un capo a carico di ignoti e non vi sono ancora reali sequestri.  

Un’indagine che affonda gli artigli ora su quella che si potrebbe definire una sorta di “zona grigia”, con legami e giri di denaro tutti adesso sotto la lente. E che potrebbe portare a nuovi sviluppi. Sebbene gli investigatori siano come sempre abbottonati, sul tema, e di notizie ne filtrino ben poche, la sensazione è che a quest’iniziativa possano seguirne a breve altre analoghe. 

Tutto questo avviene, peraltro, dopo l’affidamento in gestione provvisoria ai commissari da parte della Banca d’Italia, che risale al 5 novembre scoro. L’istituto è finito sotto inchiesta della magistratura antimafia dopo il rinnovo delle cariche sociali, con la riconferma del presidente uscente, Dino Mazzotta (fratello del sindaco di Carmiano, Giancarlo), e della sua lista a scapito di quella guidata da Giulio Ferreri Caputi.

Gli inquirenti ipotizzano che siano state esercitate pressioni indebite nel corso della “campagna elettorale” e per questo undici persone sono indagate per tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso. Tra loro, alcune sono considerate vicine al clan Tornese di Monteroni di Lecce e avrebbero agito per indirizzare il voto di alcuni soci sul candidato poi risultato vincitore.

Gli indagati sono Dino Mazzotta, 38enne di Carmiano, suo fratello, Giancarlo Mazzotta, 44enne, sindaco della cittadina, Gianni Mazzotta, 48enne di Monteroni di Lecce, noto ai più come "Gianni Conad", una condanna per traffico di stupefacenti e un patrimonio di supermercati confiscato. Nell’elenco anche Alessandro Caracciolo, 51enne di Monteroni di Lecce, fratello della moglie del boss Mario Tornese; Ennio Capozza, 49enne di Lecce, funzionario di banca; Tommaso Congedo, 38enne di Monteroni di Lecce, direttore di filiale; Luciano Gallo, 45enne di Martano. 

E ancora Saulle Politi, 41enne di Monteroni di Lecce, al momento sotto inchiesta anche per un'altra operazione, "Poker2", e già condannato per associazione mafiosa; Cosimo Salvatore Franco, 54enne di Carmiano, direttore di filiale; Maria Grazia Taurino, 49enne di Carmiano, funzionaria di banca; Emanuele Sperti, 31enne, imprenditore carmianese.
Sono stati ascoltati anche esponenti politici e istituzionali in quanto soci dell’istituto cooperativo: a metà luglio è toccato al deputato di Forza Italia, Roberto Marti e al sindaco di Lecce, Paolo Perrone. 

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