Cronaca Piazza Sant'Oronzo

Lecce, regina del bike sharing? Ecco come funziona al Nord

Domani il convegno nazionale. Ma, dalla gestione del software alla reperibilità delle schede, passando per la discontinuità delle piste le perplessità restano molte. E intanto Sgm restituisce la delega al Comune

Postazione bike sharing (foto Lecceprima)

LECCE - Amministratori, tecnici ed associazioni di "categoria", si ritroveranno domani presso l'ex conservatorio Sant'Anna a discutere de "Il futuro del bike sharing: dai costi del servizio alla percezione dell'utente". L'assessore alla Mobilità del Comune di Lecce, Giuseppe Ripa, nella veste di presidente del Club delle città per il bike sharing, coordinerà i lavori del convegno durante il quale, ad esempio, verranno confrontati i casi del capoluogo salentino e di Torino. 

Ripa, negli ultimi due anni, si è dato un gran da fare per intercettare finanziamenti che permettessero di inserire alcuni tasselli nel mosaico che, con il riconoscimento del Piano della mobilità ciclistica da parte del ministero dell'Ambiente, dovrebbe essere avviato a sistema. L'obiettivo principale del piano, come ha sottolineato Sergio Aversa, dirigente del settore Mobilità, è quello di "uniformare gli interventi a pioggia fatti fino ad ora, per la necessità di non perdere i fondi accessibili". Ma che il servizio di mobilità pubblica su due ruote segni il passo e necessiti di un profondo ripensamento, è confermato da alcune questioni che continuano a restare irrisolte sul tavolo. 

Bisogna innanzitutto capire chi deve fare cosa. Circa un anno addietro l'amministrazione comunale ha trasferito a Sgm - senza alcun atto formale, sottolinea il presidente, Gianni Peyla -, la competenza sulla gestione del servizio che, come ebbe modo dire nel corso di una recente intervista, implica costi di gestione non indifferenti. Tanto che alle attuali condizioni la ex municipalizzata  ha deciso di tirarsi indietro restituendo la patata bollente nelle mani dell'assessore che, nelle ultime settimane, si è attivato per ripristinare l'efficienza di bici e postazioni ed oggi, assicura Ripa, le due ruote sono tutte "arruolabili". Insomma, il bike sharing è un servizio che costa - anche più di mille euro all'anno per bicicletta - e bisogna trovare adeguata copertura economica.

E' chiaro che da una corretta gestione organizzativa del bike sharing dipende la qualità del servizio offerto a cittadini, pendolari e studenti dal settembre del 2009. E' altrettanto evidente, infatti, che non basta avere e migliorare l'infrastruttura materiale se poi è difficile, se non impossibile, procurarsi una scheda magnetica per l'utilizzo, se non viene fatta un'adeguata campagna di comunicazione, se non si mettono le fasce di potenziali fruitori in condizioni di accedere secondo canali privilegiati. Come se non si credesse davvero in uno strumento che altrove produce tangibili vantaggi, innanzitutto dal punto di vista ambientale.

bicipiazza-2Attualmente ci sono nella città di Lecce 7 postazioni per circa 70 biciclette e 90 colonnine, frutto di un iniziale finanziamento di 200 mila euro. Sono in corso di realizzazione altre 4 sedi per gli stalli elettronici, e altre 3, per le quali c'è giàil via libera ministeriale, avranno l'autoalimentazione tramite pannelli solari per carica bici a pedalata assistita. Un altro aspetto da sottoporre a verifica è quanto il servizio sia stato effettivamente utilizzato, fino a questo momento. Sin dagli esordi del bike sharing, ad esempio, l'Associazione per la difesa e l'orientamento dei consumatori (Adoc), ha chiesto di avere un report sulla fruizione. Ai dati, su questo giornale si è fatto accenno nel corso di un'altra intervista, con Ripa, del marzo scorso. Dai numeri parziali, il ricorso alla bici pubblica sembrava registrare un consenso crescente. 

Un convegno, dunquem quello di domani, per misurarsi con realtà distanti, geograficamente ma non solo. I numeri di Torino - al netto delle dovute proporzioni, restano notevoli: 13 mila abbonati, 59 stazioni, oltre 500 mila prelievi ogni anno, 600 bici che diventeranno 1200 entro il 2012. Boom di bici pubbliche anche a Brescia dove ci sono 177 utenti ogni 10 mila abitanti contro i 99 di Milano (la seconda in classifica per il Sole 24 ore) e gli 88 di Bergamo (la terza). Lì, c'è da starne certi, non è il volenteroso ingegnere del Comune a dover intervenire, arnesi alla mano, per tamponare le falle di un servizio che non è ancora un sistema pubblico.

 

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