Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca Stadio / Via Pietro Indino

Due esplosioni vicino al Tiziano mentre i poliziotti cenano nel ristorante

Movente complesso: in quel momento c'erano i reparti mobili della polizia, presenti per il cantiere Tap, ma anche i calciatori. Sul posto volanti e scientifica

I rilievi della polizia (Foto di Emilio Faivre).

LECCE- Un’esplosione è stata udita, in modo molto nitido, in via Pietro Indino. Stradina laterale dell’Hotel Tiziano. La bomba carta (ma forse più un petardo) è deflagrata proprio nei pressi di un ingresso secondario del ristorante. Accanto c’era un’Alfa Giulietta bianca. Non è stata nemmeno lambita dallo scoppio, avvenuto sull’asfalto, ma comunque (significativamente) in direzione della vetrata.

Dentro, in quel momento, c’era una nutrita schiera di agenti di polizia. Si sono alzati di colpo, come hanno raccontato a LeccePrima alcuni presenti (domani c’è una gara di ballo, molti gli ospiti del Nord Italia, ndr) e si sono fiondati all’esterno. Sono gli agenti dei reparti mobili, arrivati da altre località del Sud Italia e presenti in questi giorni nel Salento per presidiare il cantiere di Tap. Trovano alloggio nell’hotel all’ingresso del capoluogo, proprio all’imbocco della superstrada per Brindisi.

Quando arriviamo sul posto, due camionette blindate stanno facendo il giro del perimetro. Ne scendono diversi poliziotti, ancora in assetto antisommossa. Il clima è calmo, ma la sensazione che sia successo “qualcosa” si avverte nell’aria. Così come l’odore di  polvere da sparo, ancora fresca, mentre penetra le narici.

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Si scopre in quegli istanti, mentre sono già presenti le volanti di polizia e la scientifica rileva i segni sul terreno, che gli scoppi, in realtà, sono stati due. Il primo, nell’ex Foro Boario, il piazzale oggi dedicato a Carmelo Bene.

Diventa, a quel punto, difficile comprendere il movente. Gli agenti stessi, o il Lecce? Già, perché – ironia della sorte – in albergo alloggiano anche i calciatori che domani partiranno a Cosenza per una delicata trasferta. Di recente, una  contestazione molto accesa a mister Padalino, che ha avuto come scenario proprio il "Tiziano". Qualche giovane in divisa sociale si affaccia anche all’ingresso principale dell'albergo, ma appare molto sereno, come se non si sentisse destinatario della missiva.

Di videocamere ve ne sono a bizzeffe e forse qualcosa hanno inquadrato. C'è l’hotel, lì, ma anche il palazzetto del Cus, accanto al punto dell’esplosione più forte e ravvicinata. Le porte sono aperte e ne escono diversi frequentatori. “Che succede?”, ci chiede uno, vedendo le pattuglie e le macchine fotografiche della scientifica. Forse ci scambia per agenti in borghese. “Una bomba carta, forse. Sentito nulla?” “Stavo facendo la doccia”, si schermisce. Poi sale in auto e va via.

Il Lecce, forse, questa volta c’entra davvero poco. La sensazione che filtra è una e domina i pensieri comuni: un paio di “messaggi” lanciati in seguito a quanto avvenuto finora (le proteste davanti al cantiere e alcune schermaglie) e quanto presente in calendario. Altre manifestazioni, altre prese di posizione. Il danno materiale non c’è, ed è un dato di fatto, perché sul selciato non restano pezzi d’auto, vetri, nulla. Solo rumore, e tanto, mentre i poliziotti cercano, torce alla mano, rudimenti.

Tutto suona più come una provocazione. Ma non è, esattamente, ciò di cui ha bisogno un movimento di protesta genuino. Ammesso, appunto, che tutto possa ricondursi a questo e non a un “movente” calcistico che, però, appare più sfumato, come suggerisce l’esperienza. Di certo, sono esplosioni destabilizzati, quelle che squarciano la sera del venerdì. In tutti i sensi. Senza rivendicazione, senza un preciso obiettivo. Solo molto rumore. 

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