Venerdì, 14 Maggio 2021
Cronaca

Procurava barche per trasporti clandestini: nove anni e maxi-multa di 917mila euro

La condanna, in abbreviato, per Tommaso Ferrero, 29enne brindisino. I viaggi con migranti da Corfù fino alla provincia di Lecce

LECCE – Ironia della sorte, a poche ore dall’approdo nel Capo di Leuca di un’imbarcazione con trentasette migranti, è arrivata la condanna per uno dei presunti leader in Italia proprio nei traffici transfrontalieri. Un ruolo, quello di promotore (soprattutto di allestitore di barche), rivestito almeno fino al 2019, quando scattò la maxi-retata, estesa anche in Grecia, in seguito a minuziose indagini svolte dal Gico della guardia di finanza di Lecce.

È, dunque, di nove anni e quattro mesi di reclusione, più una roboante multa di 917mila euro, la condanna in primo grado a carico di Tommaso Ferrero, 29enne brindisino. L’unico che abbia scelto il rito abbreviato, fra i vari indagati in Italia per quella vicenda. La sentenza, emessa dal giudice per le udienze preliminari Cinzia Vergine, prevede anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione legale per il corso della pena e la confisca di vari mezzi, fra cui due barche (una vela), altrettanti motori e un serbatoio di benzina.

L’operazione, ribattezzata a suo tempo “Sestante”, si rivelò una delle più importanti a contrasto del traffico di migranti che ormai da decenni vede le sponde della provincia di Lecce come uno degli approdi principali per viaggi che nascono, il più delle volte, in Grecia. Il blitz si concluse il 12 dicembre del 2019 con tredici arresti, di cui sette in Italia. Oltre a Ferrero, in manette finirono la sua compagna, Maria Sara Zecca, 27enne, Davide Lacalaprice, 32enne, Natale Morleo, 34enne, anche loro di Brindisi, più Giuseppe Alessio Mignarri, 32enne di Ostuni, Anas Mohammad, 28enne palestinese e Dalil Mohamood, 37enne siriano. Unico indagato all’epoca in stato di libertà, Giuseppe Ferrero, 41enne brindisino.  

"Operazione Sestante": il blitz fra Italia e Grecia

Quel giorno, entrarono in azione fin dall’alba oltre cento militari del Comando provinciale di Lecce e del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata di Roma della guardia di finanza, operando in sinergia con Polizia e Guardia costiera greche, personale di Europol dell’European migrant smuggling centre, dislocato sul luogo con il coordinamento di Eurojust (Paesi Bassi), della Direzione nazionale antimafia e dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce.

Le indagini, come detto, furono condotte per poco più di un anno dal Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Lecce, con il supporto dello Scico, mettendo a nudo l’esistenza di un’organizzazione internazionale composta da due cellule specializzate nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Una, italiana diretta, diretta proprio da Tommaso Ferrero; l’altra, greca, capeggiata da un curdo siriano, Walid Kour Mohamad, 37enne. Intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, ma anche appostamenti, pedinamenti e riprese video, permisero di individuare le rotte tracciate dai trafficanti di uomini, definendo i ruoli di ogni singolo componente.

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Stando a quanto emerso nell’inchiesta, dunque, il gruppo italiano si sarebbe occupato di reperire e allestire imbarcazioni da destinare ai traffici. Una volta in programma un viaggio, le barche sarebbero state trasferite in Grecia per essere consegnate alla compagine operante stabilmente in territorio ellenico. Il reclutamento e il trasporto dei migranti arrivati in Grecia attraverso il confine turco, sarebbe invece stato compito della cellula ellenica. Dall’imbarco alla volta delle coste leccesi, fino alla raccolta della cifra necessaria per la traversata, di solito non meno di 6mila euro a persona.

L’analisi dei flussi migratori intercettati durante le indagini consentì anche di risalire al tragitto seguito da chi, partito da Paesi del Vicino Oriente, raggiungeva la Turchia e da lì si spostava in Grecia, dove componenti dell’organizzazione avrebbero provveduto al ricovero in strutture di Atene, in attesa dell’imbarco. Giunto il momento, i migranti sarebbero poi stati trasportati sulla costa, prevalentemente sull’isola di Corfù, soggiornando in anonime strutture turistiche, per poi essere imbarcati alla volta dell’Italia grazie all’impiego di imbarcazioni da diporto a motore appositamente trasportate dal Salento.

Una grossa operazione, dunque, resa possibile grazie all’istituzione di una Squadra investigativa comune tra magistratura e finanzieri leccesi con magistrati greci e Divisione immigrazione della polizia dell’Attica e la Hellenic Coast guard di Corfù.

Così operava Tommaso Ferrero

Entrando nel dettaglio del ruolo di Tommaso Ferrero, il suo nome è stato associato al reperimento di diverse imbarcazioni da impiegare nelle traversate. Nel novembre del 2018 avrebbe allestito e trasferito in Grecia un grosso natante da diporto con la compagna. La barca fu successivamente fermata dai finanzieri del Reparto aeronavale a circa 4 miglia nautiche dalla costa salentina, con a bordo tredici migranti stranieri. A dicembre, sempre dello stesso anno, i finanzieri intercettarono poi al largo di Santa Maria di Leuca una barca a vela con trenta migranti. Anch’essa sarebbe stata acquistata da Tommaso Ferrero che avrebbe curato l’allestimento, secondo i finanzieri, con l’aiuto di Giuseppe Ferrero, per poi trasferirla in Grecia sempre con la compagna Maria Sara Zecca.

A febbraio del 2019, poi, non lontano da Igoumenitsa, la polizia greca intercettò una barca con migranti, arrestando lo scafista e sequestrando il natante che, già monitorato dagli investigatori leccesi tramite Gps, sarebbe risultato anche in quel frangente approntato e trasferito in Grecia da Tommaso Ferrero e Maria Sara Zecca. Alla fine di aprile del 2019, davanti alla Marina di Andrano, furono poi rintracciati dodici migranti che avrebbero raggiunto le coste del basso Salento per il tramite dell’organizzazione ormai già da qualche tempo sotto la lente. I migranti, in quel caso, erano partiti da una riviera di Corfù.

A giugno del 2019, pattugliatori della finanza scovarono una barca con altri otto migranti che solo un paio di giorni prima, il 6, sarebbe stata condotta, secondo gli investigatori delle “fiamme gialle”, da due persone, fra cui Giuseppe Alessio Mignarri (uno dei successivi arrestati) dal deposito di Tommaso Ferrero al molo di Marina di Andrano. Una località, quest’ultima, che sarebbe già stata impiegata in altre circostanze per varare imbarcazioni destinate alla spola da una costa all’altra e che quel giorno si sarebbe allontanata in mare aperto per poi rispuntare con i migranti nel pomeriggio dell’8 giugno.

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Come osservato dalle autorità greche, avvisate da quelle italiane, di fatto, Mignarri avrebbe raggiunto Corfù, incontrando qui Tommaso Ferrero che era già ormeggiato in porto con una sua barca a vela. Poi, la partenza all’alba dell’8 giugno con i migranti, per il rientro nel Salento. Il 29enne brindisino, peraltro, avrebbe tentato invano di condurre di persona barche in Grecia in alte due circostanze. A luglio del 2019, la barca con a bordo lui, Maria Sara Zecca e Giuseppe Alessio Mignarri, naufragò davanti a Othonoi e fu trasferita nei pressi di Fanò. Le attività d’indagine avrebbero dimostrato che sarebbe servita per trasportare venti migranti, su commissione di Walid Kour Mohamad.

Ferrero sarebbe quindi rientrato in Italia per preparare un’altra barca. Questa part’ verso la Grecia il 19 agosto del 2019 condotta da Mignarri e seguita da un’altra, con a bordo Ferrero e la compagna. Tuttavia, per motivi che non sono mai stati chiariti, i natanti avrebbero presto fatto rientro vuote. In ogni caso, il sodalizio fra Tommaso Ferrero e Walid Kour Mohamad, è solo uno dei vari che operano con modalità, probabilmente, non dissimili. Lo dimostra il fatto che gli sbarchi sulle coste salentine sono proseguiti nel tempo, magari rallentati in tempi di pandemia, ma mai realmente cessati. L'affare è d'oro e molti ci hanno messo le mani sopra. 

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