“Buste pulite”, l’inchiesta prosegue: eseguiti due nuovi arresti dai finanzieri

Pietro Ivan Bonetti e Monica Franchini, già indagati, finiscono ai domiciliari. E salgono così a quattro in custodia cautelare

Un fotogramma dal video della finanza.

LECCE – Due nuovi arresti sono stati eseguiti dai finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria di Lecce nell’ambito dell’operazione ribattezzata “Buste pulite”. Dopo i due fermati flagranza e trasportati in carcere (oggi l’interrogatorio di garanzia, con tanto di voci discordanti), ai domiciliari sono stati sottoposti oggi anche due degli altri indagati nel filone d'inchiesta. Si tratta di Pietro Ivan Bonetti, leccese, 71enne, legale rappresentante di una società di supporti di tipo audiometrico, e di Monica Franchini, 49 anni, dipendente di un’azienda.

Corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente da parte della pubblica amministazione e falso ideologico continuato in atto pubblico sono i reati contestati. Le indagini, coordinate dalla Procura di Lecce, sono nate da un'autonoma attività d’intelligence degli investigatori delle "fiamme gialle" che hanno approfondito una crescita del volume d’affari di diverse società salentine, operanti nel settore della fornitura di apparecchiature elettromedicali alla Asl di Lecce, ritenuta tanto significativa, quanto fin troppo rapida. Era quindi necessario verificare la dinamiche all'origine di quest'ascesa.

Si è scoperto, così, un presunto sistema illecito, piuttosto elaborato, votato alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione (e  in particolare proprio ai danni dell’Asl), che sarebbe maturato grazie a un consolidato rapporto corruttivo coinvolgente un funzionario un altro dipendente dell'Asl e alcuni imprenditori attivi nel settore del commercio di ausili protesici, sanitari, ortopedici e audiometrici. L'8 giugno c'era già stato l’arresto in flagranza della dirigente Carmen Genovasi e di un dipendente di un’impresa privata, Giuseppe Bruno, colti in flagranza di scambiarsi una busta contenete 850 euro di denaro contante. Altro denaro contante, in blocchetti da 50 euro, è stato poi rinvenuto nel corso delle perquisizioni sia presso l'Asla, sia nelle loro abitazioni.

Video | L'attività di riscontro dei finanzieri

L’accordo avrebbbe previsto l’assegnazione diretta delle pratiche di fornitura di ausili medici agli operatori economici, di fatto ignorando il diritto di scelta del paziente, garantendo così non solo ad alcuni imprenditori un vantaggio patrimoniale illecito ai danno dell’ente di appartenenza, spesso costretto a fornire, secondo quanto appurato dagli investigatori, ausili sanitari protesici o elettromedicali pagandoli più del dovuto (cioè ausili non realmente adeguati alle necessità del paziente), ma anche azzerando la concorrenza di altri imprenditori esclusi da quest'accordo.

In un caso, gli indagati avrebbero persino tentato di fornire una carrozzina indicata per attività agonistica (più costosa) a una paziente allettato di 91 anni. Oltre al denaro contante, i finanzieri hanno documentato numerose altre utilità scambiate al fine di ottenere le pratiche di assegnazione delle pubbliche forniture tra cui la falsa assunzione del marito della funzionaria da parte di un imprenditore, poco tempo dopo licenziato per ottenere il beneficio dell’“indennità di disoccupazione”, elettrodomestici, generi alimentari nonché i  dispositivi di protezione individuale, difficilmente reperibili e venduti a peso d’oro durante il blocco totale del Paese dovuto all’emergenza epidemiologica.

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