Il dramma sempre dietro l'angolo: chiudere subito l'indagine e intervenire sul rudere

Il ritorno per la seconda volta in pochi giorni di Giuseppe nel rudere di via Taranto dove sono morti due senzatetto pone pressanti questioni: se altri crolli provocassero un nuovo dramma mentre qualcuno viola i sigilli ed entra, chi pagherebbe le conseguenze? Agire ora, e subito, per rimediare all'inerzia del passato

LECCE – La casa dell’orrore esiste davvero, da molto prima che le fantasie cupe di Sam Raimi si trasformassero in un film cult per gli amanti del brivido. Esiste davvero ed ha ucciso Dino e Veronica come sanno fare solo le case stregate. Quello stabile diroccato porta ancora addosso i segni di un tempo che sembra immobile. Inglobato nel rione Borgo Pace, sulle sue mura ingiallite decenni addietro piantarono anche un ormai obsoleto cartello d’ingresso della città.

Da sempre “la casa” suscita un misto di fastidio e curiosità. E’ ancora in piedi? Ma non crolla? Ma perché non la buttano giù? Ma ci abitano? Sì, ci abitano, vedo i panni stessi ad asciugare. Chissà quante volte le domande si sono distrattamente affacciate alla mente dell’automobilista di passaggio, per poi scomparire come nuvolette di fumo allo scattare del verde, mangiate dai mille altri pensieri che corrono lungo una strada.

Neanche oggi che un’intera città ha gli occhi puntati sulla “casa” di via Taranto, però, le domande si piantano come chiodi nella mente. Eppure, sarebbe bene che succedesse. Perché la tragedia è fresca. E perché ce ne sarebbero tante altre, e pressanti anche, di domande.

Il signor Giuseppe dalla folta barba, che vende canarini per sbarcare il lunario, sentendo forte il richiamo di quella che per lui è una reggia, lì c’è tornato già due volte. Non è del tutto in grado di comprendere che i sigilli non vanno violati.

Certo, chiudere gli ingressi con qualche tufo che vien giù con un calcione non è stato proprio un lavoro brillante. Ma non è che si può andare avanti ogni due o tre giorni con il solito bizzarro teatrino, perché qualcuno non s’è deciso prima e non si sta decidendo ora a prendere la questione di petto. E così, il solito viavai di forze di polizia, assistenti sociali, e poi lunghe e noiose trattative. “L’arte delli pacci”, dicono a Lecce.

Oggi gli operai ci hanno messo il cemento. Ma sicuro che non sia possibile accedere da nessun’altra porta o finestra? E’ bene chiederselo. E’ bene sempre porsi una domanda di più, se si vuole una tragedia di meno. Perché come non lo capisce Giuseppe che i sigilli non vanno violati, potrebbe non capirlo qualche bambino del quartiere. Si sa, i bimbi sono attirati dall’avventura e dalle “case stregate”. E se qualcuno s’incuriosisse a tal punto da tornare ancora una volta lì dentro? Se trovasse il modo di entrarvi, e fosse fagocitato giù, in quel pozzo maledetto che s’è spalancato come un’impietosa voragine portando già via con sé due vite? E se qualche parete o un altro pavimento cedessero, se si verificasse un crollo definitivo che coinvolgesse anche solo qualche malcapitato che sostasse nelle vicinanze dello stabile? Quel luogo può sempre fare gola ad altri senzatetto in cerca di riparo.

Ma no, non crolla, dai. Ma dai, dici che qualcuno arriva con il piccone e rompe il cemento? E se invece crollasse? E qualcuno davvero venisse con un piccone? Meglio sempre porsi una domanda di più, perché Dino e Veronica sono morti per le domande che qualcuno non s’è posto. Una di quelle domande che sembrano pura follia: e se per caso venisse giù il pavimento e sotto vi fosse una cisterna che si collega alle fogne e due persone morissero? E’ successo, appunto. 

E allora, chi avrebbe colpa per un nuovo dramma?

Siamo in Italia, la colpa sarebbe di tutti. E di nessuno. Come sempre. Il problema di questa nazione è che non ci si pone mai fino in fondo le domande giuste. Soprattutto, non si danno mai le risposte adeguate. Quello stabile andava messo in sicurezza già da molto tempo. Ma ora? Ora ci sono i sigilli della Procura, quindi il Comune non può obbligare i proprietari a fare quello che avrebbe dovuto già da tempo immemore: richiedere la demolizione o una ristrutturazione del rudere, qualsiasi sia la soluzione migliore.

E allora, come si risolve la questione? Si risolve chiudendo l’indagine nel più breve tempo possibile. Non possono forse i signori di Palazzo Carafa una volta tanto destarsi dal torpore eterno, bussare alle porte della Procura e sollecitare rapidità? Potrebbe anche essere vista come una fastidiosa ingerenza, certo, ma c'è di mezzo il buon senso. E il buon senso, specie se riguarda la sicurezza di tutti, deve prevalere su ogni cosa. 

L’autopsia ha escluso segni di violenza. Per il medico legale Dino e Veronica sono morti annegati. E allora, che si nominino subito i consulenti per una perizia in via Taranto, che si proceda al dissequestro e che il Comune possa finalmente adempiere a un suo preciso dovere: impedire altre tragedie.   

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