Case & Voti: “Denunciai e mi picchiarono. Poi lasciai l’Italia per paura”

Deposizione fiume di Piero Scatigna, testimone chiave nel processo sugli alloggi popolari che sarebbero stati assegnati in cambio di voti. Fu il primo a denunciare i presunti abusi

LECCE - Richiesta di sostegno elettorale e soldi in cambio di un alloggio, poi la denuncia del “sistema” seguita da un brutale pestaggio. Ha riferito questo Piero Scatigna nel processo sulle case popolari assegnate in cambio di voti partito proprio dalla sua denuncia e nel quale è parte civile (con l’avvocato Angelo Terragno).

Sollecitato dalle domande del presidente della seconda sezione penale Pietro Baffa, dai pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci, e dalle difese, il teste “chiave” dell’accusa, ha ripercorso tutte le tappe di una vicenda dolorosa che lo costrinse ad abbandonare l’Italia per un anno e mezzo. Lo ha fatto oggi nell’aula bunker del carcere di Lecce dove erano presenti anche alcuni dei 36 imputati indicati dall’inchiesta come i principali protagonisti di un’associazione a delinquere che avrebbe gestito gli alloggi popolari violando le leggi per allargare il proprio bacino elettorale: gli ex assessori Attilio Monosi e Luca Pasqualini, l’ex consigliere Antonio Torricelli.

Scatigna ha dichiarato che Raffaele Guido, dipendente dello Iacp (Istituto autonomo case popolari, oggi Arca Sud) gli indicò tre abitazioni da poter occupare abusivamente. Lui ne scelse una in piazzale Cuneo, dove si trasferì stabilmente nel settembre del 2004. Poco dopo Guido gli avrebbe chiesto sostegno elettorale e la richiesta sarebbe stata rinnovata, il 28 febbraio 2005, quando presentò domanda di sanatoria per la casa che, alla fine, fu assegnata ad un’altra cittadina. Quest’ultima, stando alle informazioni raccolte da Scatigna, l’avrebbe ottenuta in modo anomalo, per volontà dell’attuale senatore della Lega Roberto Marti e di Pasqualini.

Sempre Guido, nel marzo 2007, lo avrebbe rassicurato di risolvere il problema della casa chiedendogli appoggio alle elezioni comunali, essendo stavolta lui nella rosa dei candidati.

Non ci sarebbero state solo richieste di voti. Il teste ha dichiarato che, nel 2009, durante una visita allo Iacp di Lecce, ebbe la proposta da parte dell’usciere Pietro Romito di un appartamento dell’Istituto in cambio di 3mila euro.

Arriviamo così all’11 febbraio del 2013, quando Scatigna bussò agli uffici dello Iacp per segnalare al coordinatore generale Sandra Zappatore una serie di circostanze relative alle assegnazioni degli alloggi dell’Istituto e che qualche giorno dopo denunciò alla Guardia di finanza. Il racconto lo pagò a caro prezzo. Scatigna ha riferito che il 9 giugno del 2015 fu picchiato nella villetta del pregiudicato Giuseppe Nicoletti, a Giorgilorio, che conosceva perché lavorava per la sua ditta di traslochi.

L’aggressione sarebbe stata finalizzata al ritiro della denuncia e il 27 giugno sarà oggetto di un altro processo (scaturito dallo stesso procedimento) con rito abbreviato nei riguardi dei leccesi Nicola Pinto, 31 anni, Andrea Santoro, di 27, del figlio di Nicoletti, Umberto, di 41. Quest’ultimo con un messaggio whatsapp gli avrebbe dato appuntamento in casa del padre, dove Pinto e un altro ragazzo a lui sconosciuto si sarebbero presentati armati. Sarebbero partiti calci e pugni, e dopo essere ritornato a casa malconcio, Scatigna decise di andare al pronto soccorso per ricevere le cure del caso. Non fece subito i nomi e i cognomi dei suoi aggressori: “Non ho detto nulla perché avevo paura”, ha spiegato alla Corte, aggiungendo di aver lasciato la sua terra proprio per questo motivo.

A mettere altri tasselli nella vicenda, sarà la donna con cui l’uomo era sposato all’epoca dei fatti, che sarà ascoltata nell’udienza del 26 giugno, durante la quale è prevista anche la deposizione dell’avvocato Zappatore e di altri cinque testi della pubblica accusa.

Oggi, prima di Scatigna, ha parlato davanti ai giudici la funzionaria della Regione Puglia Anna Rita Delgiudice, chiarendo alcuni aspetti della normativa sulle case popolari.

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