Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Contratti a rischio nei centri di salute mentale: l'allarme degli operatori

Sono 23 i collaboratori cui la Asl potrebbe non rinnovare i contratti. "La nostra professionalità garantisce terapie efficaci ed portato un risparmio di 2 milioni di euro"

La direzione generale di Asl.

LECCE - I piani terapeutici, destinati alle persone affette da disturbi psichiatrici, rischiano di subire un pesante ed improvviso stop. A monte vi sarebbe il mancato rinnovo – a partire dal nuovo anno- dei contratti per 23 collaboratori che operano nei laboratori dei Centri di salute mentale e del Centro per la cura e la ricerca sui disturbi del comportamento alimentare della Asl di Lecce.

Per ora si ragiona su ipotesi perché la direzione generale di via Miglietta non ha ancora stabilito di interrompere tali prestazioni che, da anni, permettono di costruire efficaci percorsi di riabilitazione. Ma la prospettiva spaventa, non poco, gli addetti ai lavori. I Centri diurni, è bene ricordarlo, sono attivi su una vasta porzione di territorio e gli indici di affluenza sono importanti: nella Asl di Lecce, infatti operano 6 Centri (Lecce, Lequile, Campi Salentina, Nardò, Strudà, Galatina) che ogni giorno aprono le porte ad una media di 20 malati.

L’allarme è stato lanciato, nei giorni scorsi, dal consigliere regionale Paolo Pellegrino il quale ha esortato la Regione Puglia ad intervenire per scongiurare il rischio dell’interruzione dei piani terapeutici ed assicurare la continuità assistenziale per gli utenti.

Allo stesso modo gli operatori interessati hanno deciso di giocare d’anticipo, esponendo il problema in una lettera inviata al governatore Emiliano: “La nostra convenzione con la Asl Lecce, dopo anni e anni di sofferti rinnovi, pare irrimediabilmente scaduta – si legge -: in questo modo si mette a repentaglio la sopravvivenza di un ambito di ricerca unico, divenuto punto di riferimento di molte esperienze nazionali”.

Gli operatori ricordano la rilevanza delle malattie psichiatriche e le loro ricadute sociali, legate ai meccanismi di auto-annientamento e di sottrazione dei soggetti dai contesti sociali e di relazione. E aggiungono: “Siamo convinti che l’aver integrato sapientemente competenze differenti, nell’elaborazione di strategie e finalità terapeutiche efficaci, abbia permesso di conseguire importanti risultati non solo sul piano della salute mentale ma anche per la ricaduta economica che tutto ciò ha comportato”.

 “La costruzione dei Centri Diurni quale parte integrante dell’organizzazione dei dipartimenti di salute mentale, è stata un passo importante nella definizione di un luogo capace di accogliere la sofferenza e il disagio esistenziale – spiegano loro- . Ciò ha mosso, in questi anni di attività, la consapevolezza di dover agire nella direzione di una qualificazione costante della ricerca e per questo abbiamo attivato progetti capaci di immaginare e definire percorsi terapeutico-riabilitativi integrati, destinati a prevenire le ricadute”.

Gli operatori, nella lettera, descrivono il ruolo chiave dei sistemi sociali in crisi (famiglia, scuola, lavoro), incapaci di accogliere sensibilità diverse e diverse visioni della vita: “Omologazione è la risposta, anche nella malattia che ha nomi e costellazioni sintomatologiche che alle afflizioni dell’animo costruiscono categorie”. “L’esperienza soggettiva del dolore, della melanconia, dell’assedio delle ossessioni chiede la tessitura di un sistema di relazioni che coinvolgano la soggettività in un processo di socializzazione del proprio non essere”, aggiungono.

L’esperienza dei collaboratori e degli operatori esperti, in definitiva, rappresenta un valore aggiunto di cui non si può fare a meno: “Questa nostra cultura organizzativa non solo ha sopperito alla carenza di personale sanitario istituzionale, consentendo alla sanità pubblica un risparmio di circa 2 milioni di euro l’anno, ma ha raggiunto altri importanti obiettivi quali il contenimento dei costi per ricoveri legati alle ricadute e alla cronicizzazione della malattia, il sollievo dal disagio per i pazienti e le loro famiglie, il reinserimento sociale e lavorativo per il benessere della collettività”.

“Ci auguriamo che le istituzioni preposte e attualmente impegnate nella risoluzione di questa criticità che riguarda non solo, dunque, i contratti in scadenza al 31 dicembre possano tenere conto della utilità e della necessità di mantenere quanto offerto fino ad ora”, si legge in chiusura della lettera.

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