Codici dei ladri, nuove segnalazioni da capoluogo e hinterland: cosa fare per difendersi

Dopo il caso di via Quinto Ennio segnalato da lettori, altri casi: uno molto recente, in via Salvatore Grande, l'altro più datato, a San Cesario di Lecce, in via Dante Alighieri. Fonti della questura confermano la loro esistenza. Qualche consiglio per difendersi: fotografare, denunciare e cancellare

Una volante di polizia nel centro di Lecce (foto di repertorio).

LECCE – Prestare molta attenzione a disegni in apparenza innocui che appaiono all’improvviso sui muri, in corrispondenza dei citofoni, se non proprio al di sopra. Chi sapesse ben leggere sotto una serie di croci, linee, rombi, cerchi e quadrati, scoprirebbe subito il possibile passaggio di malintenzionati.

Non è sempre detto, infatti, ma, tolti scherzi di dubbio gusto, in diversi casi potrebbe essere qualcosa da prendere seriamente, una sorta di “promemoria” per siglare le abitazioni, indicare a volte quante persone vi risiedono, il momento opportuno per rubare, se vi siano cani agguerriti, allarmi squillanti, donne sole o se, magari, non valga davvero la pena ripassare.

Sono i codici dei ladri d’appartamento, di cui si parla da anni, e la cui esistenza è ormai comprovata dalle forze di polizia. Conferme arrivano oggi anche da fonti della questura di Lecce: in giro se ne stanno trovando e quindi è sempre bene scattare una foto, chiamare le forze dell’ordine, fare una denuncia contro ignoti per danneggiamento e poi subito cancellare ogni traccia. Mai dare un vantaggio al nemico.  

La segnalazione a LeccePrima di una coppia di giovani leccesi ha smosso altri cittadini a indicare situazioni più che sospette. Una forma di solidarietà, per mettere in guardia amici e vicini.

Nei giorni scorsi la coppia ha trovato linee e croci di varia grandezza tracciate con una chiave o un cacciavite sull’intonaco di una loro abitazione del centro storico, in via Quinto Ennio, che avevano prestato ad amici venuti da fuori. A ben guardare, sembravano indicare con estrema precisione il numero di persone presenti in quel periodo in casa (fine giugno, inizio luglio), persino l'età approssimativa e il sesso: linee corte, i bambini; linee lunghe, le donne; croci rovesciate, gli uomini.

Altri, leggendo quell’articolo, hanno deciso di segnalare episodi accaduti a loro direttamente o a persone a loro note. Qualche verifica, ed ecco accertata la veridicità del tutto.

Andando con ordine, il caso più recente di cui sia abbia certezza, risale a un paio di sere addietro appena. I proprietari di alcuni immobili di via Salvatore Grande, nel rione San Lazzaro, hanno trovato sul citofoni alcune croci. Anzi, meglio sarebbe dire delle "X". Tre le case marcate, con un piccolo “giallo” (se così si può dire). Le "X" erano state disegnate alcuni giorni prima con un pennarello.

Forse senza darvi peso più di tanto, le avevano cancellate. Ma un certo sgomento è nato quando, la sera di lunedì 7 luglio, le hanno viste “riapparire”, e questa volta tracciate direttamente sull’alluminio con qualche oggetto appuntito. A quel punto, s’è deciso di chiamare la polizia. Una volante ha svolto un sopralluogo.

Cosa possono indicare quei segni? Esperti hanno elaborato negli anni una legenda di simboli grafici, che è stata pubblicata a più riprese anche dai maggiori giornali italiani, per classificare almeno alcuni fra i codici più comuni, giacché non ne esiste uno univoco e può cambiare a seconda che siano opera di specialisti italiani o stranieri. Stando a questo codice, una "X” dovrebbe significare “buon obiettivo”.

Un buon obiettivo può essere un appartamento abitato, per esempio, da anziani o da professionisti che spesso e volentieri sono lontani per motivi di lavoro tutto il giorno.

image (7)-21-2Un’altra segnalazione, e questa volta con tanto di fotografia, è poi giunta da San Cesario di Lecce. Il caso risale però a diversi mesi addietro. A marzo, per l’esattezza.

In via Dante Alighieri, una delle strade principali del comune nell’hinterland del capoluogo, un uomo ha trovato tracciata sul citofono una “M”. Identico segno si trovava sull’abitazione del suo dirimpettaio.

La “M”, stando sempre alla legenda, dovrebbe significare: “mattina momento buono per il colpo”. Può essere il caso tipico di chi esca da casa per lavoro all’alba e faccia rientro solo nel pomeriggio. 

(Clicca qui per vedere il codice, pubblicato su La Repubblica)

E allora, vale la regola già citata, sempre e comunque: avvisare polizia o carabinieri, poi eliminare in qualche modo i simboli. In questo modo, si confondono le idee ai ladri e gli si fa capire di non essere sprovveduti. Come lanciare un messaggio ben preciso: “Voi tenete d’occhio me? Io tengo d’occhio voi”.

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Nella maggior parte dei casi, quando si sentono messi a nudo, i furfanti girano al largo da quella zona, temendo passaggi più frequenti di volanti o istituti di vigilanza, o comunque un’attenzione più alta del vicinato. Ovviamente, non è una regola con solide basi scientifiche, ma è pur sempre la cosa migliore da fare, piuttosto che rimanere con le mani in mano ad attendere gli eventi. Vale a dire, casa svaligiata di soldi e preziosi e lacrime amare.  

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