Cronaca

Ferì il vicino a colpi di mannaia. Ridotta la condanna in appello all'aggressore

Rocco Sciurti, 64 anni, era stato accusato di tentato omicidio nei confronti di un suo vicino, il 26enne Stefano Luigi Martina, al quale sferrò un fendente in testa con l'arnese. I giudici gli hanno ridotto la pena da sei anni a 5 anni e mezzo

LECCE – Rivista in appello la condanna nei confronti di Rocco Sciurti, 64 anni, accusato di tentato omicidio nei confronti di un suo vicino: il 26enne Stefano Luigi Martina. I giudici della Corte d’appello, infatti, hanno ridotto la pena da sei anni a cinque anni e mezzo. L’imputato è assistito dall’avvocato Tony Indino, che aveva proposto appello per il 64enne.

A settembre del 2012, al termine dell'ennesima lite condominiale, Sciurti affrontò il 26enne e gli sferrò un fendente in testa con una mannaia, rischiando di ucciderlo. La vicenda, infatti, avrebbe potuto avere un esito ben più tragico se non fossero intervenuti alcuni condomini per separare i contendenti e, in seguito, i carabinieri. L'anziano, già una lunga serie di reati alle spalle, finì per l'ennesima volta in carcere, con la grave accusa di tentato omicidio aggravato, oltre al porto abusivo di oggetti atti a offendere.

L'episodio avvenne alla periferia di Tricase, in una palazzina della zona 167. Diverse le chiamate al 112, per invitare i carabinieri a fiondarsi sul posto e impedire che la situazione, già all'apice del parossismo, potesse degenerare fino alla tragedia. Quando i militari della stazione e dell'aliquota radiomobile raggiunsero la zona, si trovarono nel mezzo della baraonda, scorgendo Sciurti, personaggio già noto, che, brandendo un piccolo machete, stava tentando di scagliarsi addosso a un giovane, stordito e ferito in testa, con il sangue che sgorgava già abbondante. Il tutto, condito da feroci minacce di morte gridate ad alta voce in mezzo ad uno scudo umano di persone, posti a difesa del ragazzo.

Solo quando il 64enne fu bloccato e disarmato dai carabinieri, la situazione si tranquillizzò, tanto da permettere l'intervento dei soccorritori del 118 che trasportarono l'aggredito in ospedale, il "Cardinale Panico", in codice rosso. La vittima riportò una profonda ferita lacerocontusa al cranio, curata con oltre dieci punti di sutura.

In sede di convalida dell’arresto Sciurti raccontò che con la vittima non correva buon sangue, per le più banali questioni di vicinato, come il portone dello stabile lasciato in qualche caso aperto, o magari la luce rimasta accesa, o l'imposta sbattuta con troppa forza. In particolare l'arrestato si era detto esasperato dal comportamento del vicino, che in più occasioni lo avrebbe deriso, arrivando a pendere a calci la porta della sua abitazione.

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