Detenzione di un'arma da guerra: assolto il giudice barese De Benedictis

Il giudice barese Giuseppe De Benedictis fu arrestato nel 2010. Il pubblico ministero Guglielmo Cataldi ha ricostruito, nella sua precisa e articolata requisitoria, il lungo iter d'indagine, evidenziando i rapporti d'amicizia tra l'imputato e l'armiere che gli aveva ceduto il fucile

LECCE – E' stato assolto il giudice barese Giuseppe De Benedictis, arrestato il 28 ottobre 2010 con l'accusa di detenzione illegale di arma da guerra. La sentenza è stata pronunciata nel pomeriggio. Il pubblico ministero Guglielmo Cataldi ha invocato una condanna a tre anni e sei mesi al termine della requisitoria, ricostruendo il lungo iter d’indagine, evidenziando i rapporti d’amicizia tra l’imputato e l’armiere che gli aveva ceduto il fucile. Dopo l’accusa hanno preso la parola i difensori del magistrato, Angelo Pallara e Carlo Federico Grosso.

A giugno 2011 si era tenuto, dinanzi al gip del Tribunale di Lecce, Cinzia Vergine, l’incidente probatorio disposto nell’ambito del procedimento relativo all’ex gip del Tribunale di Bari. Il gip aveva acquisito la relazione del ctu, il luogotenente Carmelo Barletta. Sempre in sede d’incidente probatorio erano stati ascoltati anche gli altri due consulenti nominati rispettivamente dalla Procura e dalla difesa. Il legale di De Benedictis, l’avvocato Angelo Pallara, aveva presentato istanza di dissequestro delle armi acquisite nel corso di una perquisizione presso il domicilio del suo assistito.

Quella del giudice originario di Molfetta, finito ai domiciliari e poi rimesso in libertà il giorno dopo, è una storia controversa. De Benedictis era stato intercettato casualmente in un’inchiesta della Procura di Santa Maria Capuavetere, che aveva poi disposto una perquisizione nella sua abitazione. Lì i carabinieri trovarono una carabina che sparava a raffica, acquistata qualche giorno prima da un armiere nel Casertano.

Per la detenzione illegale di quella carabina, equiparata a un’arma da guerra, il magistrato fu arrestato in flagranza di reato. Il giudice è un esperto e un collezionista di armi, tanto da custodirne circa mille e 300, tutte regolarmente denunciate. Ma a mettere nei guai De Benedictis fu quell’unica carabina acquistata a ottobre e che gli sarebbe stata venduta come arma comune da fuoco.

Solo successivamente il giudice si sarebbe accorto che l’arma sparava a raffica, quindi non era un’arma comune bensì da guerra. A quel punto avrebbe contattato telefonicamente il titolare dell’armeria (il cui cellulare tenuto sotto controllo nell’ambito di un’altra indagine della procura campana) e si sarebbe lamentato, annunciando che al più presto l’avrebbe restituita.

Il fascicolo era stato poi trasferito a Lecce, distretto competente nei procedimenti riguardanti i magistrati della Corte d’Appello di Bari. Nei suoi confronti il Csm aveva già disposto il trasferimento d'ufficio a Matera, un provvedimento poi sospeso dal Tar del Lazio. Il 23 maggio 2011, però, il Csm aveva disposto la sospensione del giudice barese, poi respinta dalla Cassazione, ed era stato trasferito a Matera.

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Come gip De Benedictis si è occupato della maxi-inchiesta sul presunto malaffare della sanità pugliese che ha riguardato anche il senatore del Pd Alberto Tedesco. Nel giugno del 2006 firmò la richiesta d’arresto per l'ex governatore della Puglia Raffaele Fitto per una presunta tangente di 500mila euro che gli sarebbe stata data dall'imprenditore Gianpaolo Angelucci. Il magistrato fece anche arrestare Filippo Pappalardi, padre dei fratellini caduti nella cisterna, Francesco e Salvatore, con l’accusa di omicidio e l'occultamento dei cadaveri dei suoi figli (poi l’uomo risultò estraneo ai fatti contestatigli).

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