Maxi arsenale nella masseria, stangata del giudice: sette anni e quattro mesi

L'accusa aveva chiesto sei anni. Il processo in abbreviato a carico di Giovanni Manzari, 55enne di Lecce. La difesa aveva invocato l'assoluzione. Nel sequestro furono trovati anche 365 grammi di polvere da cava

LECCE – Era l’alba del 30 novembre quando i carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, diretti allora dal capitano Biagio Marro, fecero irruzione in una masseria di località “Ceratelle”, nelle campagne di Lecce, non lontano dalla marina di Casalabate e dall’abbazia Santa Maria di Cerrate, trovando, grazie anche al fiuto dei cani delle unità cinofile di Tito (Potenza), armi, munizioni ed esplosivo a volontà. Oggi, a distanza di un anno, è arrivata la sentenza in primo grado per Antonio Manzari, 55enne leccese, accusato di detenzione abusiva di armi, esplosivo e munizioni e di ricettazione.

Una vera stangata, nel processo con rito abbreviato che s’è svolto davanti al giudice Antonia Martalò. L’accusa aveva chiesto sei anni e 6mila euro di multa, ma la condanna è stata superiore: sette anni e quattro mesi e 4mila e 600 euro di multa. La difesa, rappresentata dall’avvocato Carlo Martina, aveva invocato invece l’assoluzione di Manzari, confidando anche sul fatto che nella richiesta di ordinanza di custodia cautelare si precisasse come l’uomo fosse l’unico ad avere disponibilità dell’immobile; secondo il legale, documentazione alla mano, non sarebbe affatto così. Sarà dunque proposto appello.

Il blitz nella masseria avvenne, peraltro, nei giorni in cui Manzari era detenuto a Brindisi, accusato di detenzione di fini di spaccio con un giovane slavo, il quale in seguito, durante l’interrogatorio di garanzia, si accollò la responsabilità del trasporto di alcuni panetti di hashish, sottolineando come il leccese fosse ignaro di tutto: a Manzari avrebbe chiesto solo un passaggio in auto, senza riferirgli cosa trasportasse. E dunque, proprio mentre il 55enne era in carcere, nella masseria in cui ha domicilio, arrivarono i militari del Nucleo per una perlustrazione a tappeto che portò alla scoperta di uno dei più vasti arsenali degli ultimi anni nel Salento. Tanto da muovere il sostituto procuratore Carmen Ruggiero a richiedere, in seguito l’arresto, avvenuto il 23 giugno (a distanza quindi di ben sei mesi dal blitz), al termine, dunque, di tutte le ricostruzioni.

Giovanni Manzari cl 1961-3I carabinieri la mattina in cui fecero irruzione, trovarono davvero di tutto, nell'abitazione (parti di armi persino in alcuni indumenti), in alcuni secchi, all'interno di un mezzo agricolo e soprattutto sotto centinaia di metri di muretti a secco, buttati tutti a terra per eseguire una perquisizione a fondo. 

C'erano fucili e pistole con e senza matricola (alcune provento di furto, da cui l'accusa di ricettezione), capsule innescanti per cartucce, centinaia di palle di piombo per fucile da caccia di vari calibri, cartucce d’ogni genere, 30 chili di ogive per armi lunghe e corte, 23 chili di bossoli per pistole e fucili, polvere da lancio in quantità smisurata e persino 365 grammi di polvere da cava ad alto potenziale e detonatori, il più fatto brillare sul momento (qui l’inventario completo).

L'indagine, già allora, pose una serie di interrogativi pressanti, in particolare su cosa dovesse servire quell'arsenale e se fosse una sorta di bazar per la criminalità organizzata o il nascondiglio di qualche gruppo specifico. Domande per le quali non è mai arrivata una risposta. Nell'interrogatorio, il 55enne si avvalse della facoltà di non rispondere e le indagini, su questo fronte, probabilmente sono ancora aperte.

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Di certo, Manzari è arrivato alle soglie di questo processo con un precedente specifico a carico: fu arrestato nel 2010 in circostanze simili (sebbene con un quantitativo molto minore di armi ed eslosivi) dai carabinieri di Campi Salentina. 

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