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Cronaca

Doppia incursione in dieci giorni con intimidazioni e rapina, cinque anni e due mesi

La pena, in abbreviato, a carico del noto pregiudicato leccese Mirko Monaco, detto “Sandro”. I fatti risalgono allo scorso anno e sono entrambi avvenuti nella zona di Merine. In un caso un uomo costretto a prelevare dal bancomat sotto minaccia di un'arma

LECCE – Cinque anni e due mesi. È questa la condanna a carico di Mirko Monaco, detto “Sandro”, 39enne di Lecce, per due episodi commessi a marzo dello scorso anno e che nell’aprile successivo, dopo indagini dei carabinieri della sezione radiomobile del capoluogo, coordinate dalla sostituta procuratrice Francesca Miglietta, gli costarono l’arresto. La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi dalla giudice Silvia Saracino. L’uomo era difeso dall’avvocato Raffaele Benfatto. 

Mirko Monaco, fratello di Giampaolo, quest’ultimo noto come “Gianni Coda” e con un passato da killer ed ex collaboratore di giustizia della Sacra corona unita, sulla base delle testimonianze, delle denunce e dei rilievi dei militari, è stato dunque riconosciuto responsabile di gravi fatti avvenuti ai danni di ospiti del residence ne “I giardini di Atena” di Merine, frazione di Lizzanello.

La prima vicenda risale all’alba del 19 marzo 2023. Dopo aver forzato e danneggiato la porta sul retro dell’abitazione di una coppia, Monaco si sarebbe introdotto nella stanza in cui dormiva un ospite, aggredito con calci e pugni. Dopodiché, si sarebbe appropriato delle chiavi di una Volkswagen Polo in uso alla vittima.

Era stato il padrone di casa ad avvisare i carabinieri. Ai militari intervenuti il malcapitato aveva riferito di essere stato più volte minacciato da Monaco, e con lui anche il figlio minorenne. E non è tutto, perché dopo due ore circa, i militari, su sollecitazione della stessa coppia, erano tornati in quella casa. Stando alle accuse, infatti, Monaco si era ripresentato, in apparenza con l’intenzione di scusarsi, salvo poi riprendere con atteggiamenti intimidatori. E nella circostanza, Monaco era stato anche ritrovato ancora sul posto dai carabinieri, pur privo di documenti di identità. Una perquisizione personale aveva dato esito negativo.  

Dieci giorni dopo, il secondo episodio. A Monaco è stato contestato di aver bloccato un uomo mentre usciva di casa, puntandogli una pistola (che la vittima non aveva compreso se vera o giocattolo, ma comunque priva di tappo rosso), per poi sottrargli le chiavi della vettura, costringendolo a salire a bordo e a recarsi con lui allo sportello bancomat dell’ufficio postale di Merine per prelevare del denaro. E la vittima aveva raccontato di aver ceduto prima 200 euro e poi ulteriori 50, perché Monaco non sarebbe stato subito soddisfatto e, in più, si era accorto del tentativo dell’uomo di collocarsi in una posizione tale che le telecamere riprendessero chiaramente entrambi, cosa che rischiava di farlo alterare ancor di più.

Tutti casi che, per un uomo già gravato da numerosi precedenti penali, per quanto lontani dal tempo, tanto da non poter contestare la recidiva specifica, sono comunque costati la condanna a cinque anni e due mesi, più 2mila euro di multa, con la riduzione di un terzo della pena per la scelta del rito.

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