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Viviana Muscara davanti al Tribunale.

Viviana Muscara davanti al Tribunale.

Condannato il “fantasma” che perseguitava una donna usando usando nomi finiti sui social

Sei mesi e una provvisionale di 10mila euro per un 50enne di San Cesario. Vittima, Viviana Muscara, di Zollino, che raccontò la sua storia in tv per esortare altre donne a denunciare gli stalker

LECCE - Sei mesi con pena sospesa, una provvisionale di 10mila euro e il risarcimento del danno in sede civile, a fronte di una richiesta, quella del pubblico ministero, Maria Rosaria Micucci, di 1 anno e 8 mesi. Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni.

Questa la condanna emessa nella tarda serata di ieri, in primo grado, dal giudice Stefano Sernia, a carico di Alessandro Perrone, 50enne di San Cesario di Lecce. Il “fantasma”, così si sarebbe definito in uno dei tanti approcci, sempre più incalzanti, che avrebbe perseguitato via social Viviana Muscara, 37enne di Zollino, difesa dall’avvocato Amilcare Tana. L’avvocato Michele Reale, che rappresenta Perrone, una volta apprese le motivazioni, proporrà appello.

Fu invitata a Storie italiane su Rai 1

La storia di Viviana è nota. Ci ha messo la faccia contro gli spettri e ha voluto raccontare la sua vicenda anche su Rai 1, durante una puntata di Storie italiane per dire: eccomi, sono qui, sono una donna, una persona in carne e ossa, non un oggetto con cui giocare in un’inquietante caccia virtuale. Nel tentativo di spronare altre donne, vittime di stalking, a rompere gli indugi e farsi avanti. “Essere guerriere della propria battaglia”, come dice oggi lei stessa, la voce rotta dall’emozione. “Non mi sono mai arresa, nonostante abbia incontrato tanti ostacoli, e sono arrivata a testa alta fino alla fine. Per me il valore della dignità e della giustizia equivalgono alla mia vita, alla mia personalità”.  

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Lei non ha mai subito violenza fisica, in questa storia, ma quella psicologica non fa meno male, se si deve vivere costantemente sul filo del rasoio, contro un nemico invisibile che sa dove abiti, che automobile usi, quale vestito indossi, quale strada stai percorrendo. La sensazione di essere pedinati da un uomo senza volto, la paura che da un momento all’altro potrebbe materializzarsi da dietro un angolo della strada. Sensazioni che forse vivono tante altre donne, che però non trovano la forza di denunciare.   

Nomi finti per molestie e messaggi espliciti

“Andrea Pirro”, “Ale Wind”, “Alessandro Wind” e altri nomi fittizi. Così si sarebbe presentato l’uomo, via Facebook, agendo in un periodo dal luglio del 2015 al maggio del 2016. In realtà, dietro a tutto c’era un ex collega di lavoro, presso una casa farmaceutica, ma questo si sarebbe scoperto solo dopo le certosine indagini della polizia postale, avviate tramite tre denunce.

Il 50enne avrebbe inviato una serie di messaggi, facendole capire che la osservava, con precisi dettagli sull’abbigliamento e palesando conoscenza delle sue abitudini. Per esempio, quella di usare una bicicletta. Per poi arrivare a spingersi sempre più oltre, con messaggi fortemente allusivi e persino immagini esplicite di organi sessuali. E ogni volta che lei troncava un profilo, ne nasceva un altro e un altro ancora. Le indagini hanno avuto un’accelerata nel momento in cui la vittima è riuscita a fornire dettagli tecnici. E la polizia postale è così risalita all’uomo di San Cesario di Lecce. Ora, la sentenza.

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