Martedì, 3 Agosto 2021
Cronaca Centro

La fabbrica della movida leccese pensa alla serrata: "Urge confronto con l'amministrazione"

Una ventina di titolari dei locali del centro storico del capoluogo salentino si sono incontrati questa mattina nella sede di Confcommercio per stilare un documento da presentare all'amministrazione comunale. Al centro una ordinanza vecchia di dieci anni

LECCE – Animi esasperati nella fabbrica della movida leccese. Un po' per provocazione, o forse per davvero, una delegazione di commercianti tra titolari di pub, vinerie e artigiani del food pensa alla serrata. In sintesi: giù le saricinesche dei locali se l'amministrazione non sarà subito chiara sulle regole del commercio notturno. Il complesso mondo del divertentismo, con i suoi gestori di pub e locali, per tenersi caro il pubblico di avventori e potere lavorare senza l'incubo sanzioni, spinge per ridisegnare diritti e doveri, guardando quel che accade per esempio a Milano e in più generale nelle città a vocazione turistica. "Perchè il nostro settore - dicono in coro rivolgendosi all'amministrazione comunale - non è solo un limone da spremere". Chiaro il concetto?“

Ma c’è poi da mediare sugli interessi privati. Commercianti da una parte. Residenti del centro storico dall’altra. I gestori dei locali della movida leccese che chiedono agli amministratori di Palazzo Carafa poche regole ma chiare, fuori dalle interpretazioni. Una per tutte, l’ordinanza comunale sulla vendita/somministrazione (due cose diverse, sembra di capire) delle bevande alcoliche dopo le 23.  Dall’altra, chi abita nella città vecchia, vuole più decoro e riposo garantito, senza però - tiene a dire - infilarsi di traverso al divertentismo. Punti di vista diversi e soprattutto esigenze contrastanti ma che fanno parte di un’unica rete. Residenti e gestori di pub, di ristoranti e di lounge bar, di bed e breakfast, tutti interconnessi, malgrado loro, in servizi rivolti essenzialmente al turismo, se per turismo intendiamo anche migliaia di giovani che dalla provincia giungono in città durante il weekend. 

E allora, chissà, immaginiamo che tra i residenti del centro storico che si lamentano della musica troppo alta nel pub sotto casa o del rumore delle bottiglie rotolanti sul lastricato, ci possa essere perfino il  proprietario del locale che, guarda caso, ha affittato al gestore del locale contro il quale ha da ridire. Immaginiamo che il titolare di un B&b ha dovuto ascoltare le lamentele di una coppia di clienti anziani i quali non sono riusciti a chiudere occhio per il chiacchiericcio, gli schiamazzi e la “solita” musica nei locali, ma che sa benissimo quanto sia importante per la sua attività avere una residenza proprio lì e non in una altra parte della città. Immaginiamo quanto faccia piacere ad un ristoratore sapere venti vacanzieri irlandesi hanno banchettato nella sua trattoria-cucina-tipica-salentina su segnalazione di una agenzia turistica del nord Europa, ma che poi quando qualcuno dei clienti gli chiede un pub dove andare e bere birra artigianale e ascoltare un po’ di musica è costretto a rispondere “mi spiace, qui dopo la mezzanotte birre nei bicchieri di plastica, niente dj e tutti a nanna”. Tutti interconnessi, invece, altroché.1-613-7

Eppure il settore della ristorazione, dal semplice bar al raffinato susci, passando per i pub e per la piazza o il pollo d’asporto, è l’unico che traina, nel delirio della crisi economica e occupazionale, la micro-economia leccese. Ma l’unico interlocutore che sembra non avere bene compreso la cosa, è l’amministrazione comunale. Questo almeno a sentire una ventina di titolari di attività commerciali del centro storico, artigiani del food e gestori di locali, che questa mattina si sono incontrati al primo piano della Confcommercio di Lecce (presente il rappresentante di Confcommercio Gianfranco Colella e Marco De Matteis della Fipe) per concretizzare poche proposte, ma chiare e semplici, agli assessori Lucio Battista (Attività produttive), Luca Pasqualini (Polizia municipale, Traffico e mobilità) e Andrea Guido (Ambiente). Prima tra tutte, si diceva, quell’ordinanza vecchia di oltre un decennio e ambigua che non chiarisce il confine tra somministrazione e vendita di una birra dopo le 23. E poi la musica fino a mezzanotte. I tavolini sul suolo pubblico. Le ronde della polizia municipale pronta a firmare verbali salati a chi sgarra di mezzo metro, di due decibel, di uno spritz versato nel vetro piuttosto che nella plastica. E ancora, gli ambulanti, quelli con i furgoncini e a sfornare panini e bibite che invece più stanziali non si può, hanno gli stessi diritti e doveri dei gestori di locali? Un ginepraio. 

E poi il rapporto tra commercianti e residenti? “I problemi non certo i residenti e non possiamo prendercela con loro – dice un commerciante – ma è l’amministrazione che ci deve mettere nelle condizioni di lavorare con regole chiare. Anche perché non siamo un limone da spremere. Ma questo invece succede, e non sempre perché a sbagliare siamo noi, ma parchè le incongruenze amministrative e delle regole sono all’origine di questo caos. Se i residenti protestano a causa dei troppi tavoli per strada, perché allora l’amministrazione ci consente di affittare il suolo pubblico? Manca la concertazione a monte – conclude – alla base di accordi chiari tra commercianti, amministrazione e residenti”.

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