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Cronaca Centro / Viale Otranto

Chili di eroina in auto, fuga in manette e sparatoria: sequenze da film in centro

Gli investigatori della Dia sono riusciti a fermare all'ingresso di Lecce tre albanesi con quasi 3 chili e mezzo di droga nel cerchione di una Polo. Ma uno di loro, Kristaq Boci, 43enne, già ricercato con il nome di Arben Meca, è riuscito a scappare in modo a dir poco rocambolesco, infilandosi in una villa

LECCE – Nei film d’azione è quasi un classico: la fuga in manette nella notte dopo la retata antidroga, i colpi di pistola in aria a scopo intimidatorio, l’agilità (di solito quella di una controfigura), nello scavalcare un muro pur non potendo usare liberamente le mani, una volta stretto in un vicolo cieco. Il “colpo di scena” che qualcuno definirebbe il tipico, surreale parto di uno sceneggiatore fanatico.

Questa volta, però, dietro non c’è un copione, ma la penna del cronista, perché è successo davvero, e non sulle strade della California, ma nel centro di Lecce. E ora è caccia all’uomo. Kristaq Boci, 43enne, albanese di Valona (ma in campo internazionale già ricercato con il nome di Arben Meca), potrebbe avere le ore contate. Difficile che riesca a restare nascosto a lungo. Anche se avesse complici in grado di recuperarlo, magari quelle stesse persone che attendevano il carico di droga, favorirne la latitanza significherebbe attirare sopra troppe attenzioni. Con il rischio di veder crollare in pezzi un’intera organizzazione. Perché non potrebbe che esservi un meccanismo molto più grande, dietro al viaggio clandestino di quasi 3 chili e mezzo di eroina. Boci e due suoi complici, solo ingranaggi. Anche se di quelli preziosi, che fanno muovere il congegno.    

Per il momento, questo è certo, l’albanese è riuscito a sottrarsi alla cattura in maniera a dir poco rocambolesca, dopo un blitz dei detective della Direzione investigativa antimafia, che sono riusciti a intercettare uno scottante carico di droga. Ben 3 chili e 400 grammi ne trasportava Boci insieme ad altri albanesi.

Pellumb Drenova, 53enne, che risiede a Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, e Arjan Polisi, 58enne, di Tirana, non hanno però avuto lo stesso temerario spirito d’iniziativa. E ora sono rinchiusi nel carcere di Lecce su ordine del pubblico ministero Donatina Buffelli.

L’operazione della Dia è iniziata alle prime luci dell’alba di sabato. Silenziose indagini hanno condotto gli investigatori dell’antimafia sulle tracce di una Volkswagen Golf con targa albanese. L’auto ha interrotto bruscamente il suo tragitto proprio all’ingresso di Lecce, al termine della statale che congiunge a Brindisi. E’ qui che i tre sono stati bloccati. Il nascondiglio era buono, ma non tanto da eludere una perquisizione approfondita. La droga si trovava nel doppiofondo di un cerchione.

La scoperta forse più interessante, però, è che anche negli altri tre cerchioni gli investigatori dell’antimafia hanno rilevato residui di eroina. I viaggi del terzetto, nel tempo, potrebbero essere stati molti di più. E’ uno degli aspetti da approfondire, per capire se la destinazione sia stata il Salento anche in precedenza e se vi siano collegamenti con altre operazioni che di recente hanno portato ad arresti eccellenti.

Una cosa è certa: è un inquietante dato di fatto il ritorno prepotente sul mercato di questa droga pesante derivata dalla morfina. Quasi da fare concorrenza alla marijuana, che resta comunque la sostanza più richiesta, per la sua larga diffusione. Lo dimostra la tonnellata di “erba” sequestrata nei giorni scorsi a Otranto dalla finanza.

Anche in quell’occasione, sequenze quasi da film, con un inseguimento in mare, ma l’epilogo della storia odierna resta comunque di quelli rari. Intorno alle 21 di ieri, infatti, terminate anche le operazioni di foto-segnalamento, effettuate negli uffici della questura di Lecce, usata come base d’appoggio (la sede della Dia si trova alle spalle, in via del Delfino), proprio all’uscita, nonostante ammanettato e scortato da tre funzionari, Boci alias Meca è riuscito a divincolarsi e a scappare. S’e infilato in mezzo al traffico di auto del sabato sera, tenendo gli inseguitori a distanza. Ed ha scelto di fuggire nella via più stretta in assoluto fra tutte: vico Corte della Maternità ed Infanzia, che si affaccia sulla rotatoria insieme a viale Gallipoli, viale Otranto, via Padre Bernardino Realino e parte terminale di viale Lo Rè.

L’albanese non sapeva, certo, di essersi infilati in un vicolo cieco. Ma non per questo s’è dato per vinto, neanche quando sono stati esplosi in aria due colpi di pistola a scopo intimidatorio. E’ riuscito a scavalcare un muro di cinta, finendo inghiottito nel buio di un immenso parco che circonda una villa abbandonata, il cui ingesso principale sorge in via Padre Bernardino Realino. Insieme ad agenti di polizia, intervenuti in supporto, gli investigatori hanno sondato ovunque, ma non riuscendo più a rintracciare l’uomo.

Dopo la fuga, sono stati svolti altri accertamenti. Ed è così che è emerso il secondo colpo di scena, l’alias di Arben Meca. Se con il nome di Boci è praticamente incensurato, con quello di Meca deve scontare una pena definitiva di otto anni e otto mesi di reclusione, sempre per reati legati agli stupefacenti. La condanna gli è stata inflitta dalla Corte di Appello di Lecce l’11 luglio 2001.

Quasi 3 chili e mezzo di droga nel cerchione

 

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