Timbravano il badge e poi uscivano a fare spese o a giocare alle slot

Venti indagati, per nove fra dipendenti comunali e della Lupiae servizi è scattata l'interdizione per condotte particolarmente gravi e reiterate. Le indagini condotte dalla guardia di finanza

LECCE – Nuovo terremoto giudiziario a Palazzo Carafa, e questa volta al centro vi sono casi di assenteismo dagli uffici comunali. Più di una ventina sono gli indagati e per nove di loro è scattata da oggi anche l’interdizione dall’esercizio. Sono coloro le cui condotte, accertate dalla guardia di finanza del Nucleo di polizia economico finanziaria, nell'operazione "Chronos", sarebbero più gravi e per le quali il pubblico ministero Maria Vallefuoco ha chiesto e ottenuto la misura dal giudice per le indagini preliminari Alcide Maritati.  Rispondono di truffa continuata e aggravata, oltre che di per false attestazioni di presenza in servizio.

Le indagini concentrate in pochi mesi

Le indagini, delegate dalla Procura alle “fiamme gialle” del Nucleo comandato dal tenente colonnello Nicola De Santis, si sono svolte fra la primavera e l’inizio dell’estate del 2016. E, nonostante il breve lasso di tempo di pochi mesi, sarebbero emerse situazioni in alcuni casi ritenute particolarmente gravi, specie a carico di nove dipendenti, cinque in servizio presso il Comune (per la precisione, settore Ambiente e Settore servizi demografici) e quattro nella Lupaie Servizi Spa, società in house dello stesso ente. Si tratta di: Giovanna D'Arpe, Ivan Vernich, Fulvio Secondo, Cristiano Mezzi, Elisabetta Sansò, Fortunato Buttazzo, Valentina Vernich, Renzo Bergamo e Patrizia Corallo.

Video, appostamenti, disamina di vasta documentazione acquisita presso il Comune: così si sono mossi i militari, che hanno scoperto una serie di casi in cui l’allontanamento dai luoghi di lavoro non era assolutamente legittimato da incarichi particolari o altri motivi giustificabili. Per quanto riguarda, nello specifico, il Comune, i dipendenti in questione erano occupati tutti presso la ex sede di via Lombardia (ora dislocata in viale Aldo Moro).

Video: pedinati dai finanzieri, così li hanno incastrati

Con oltre 4mila riprese video eseguite dalle telecamere poste all’ingresso degli uffici e in prossimità dell’apparecchiatura marcatempo da visionare, pedinamenti da svolgere per verificare i movimenti nel periodo di assenza dal posto di lavoro e tabulati delle timbrature dei cartellini registrati dall’apposita macchinetta elettronica marcatempo da analizzare, le verifiche sono state lunghe e meticolose. Anche perché gli inquirenti dovevano cercare di escludere il più possibile errori o eccessi nell’attribuzione di responsabilità. Quindi, non si sta parlando di qualche minuto rubato per un caffè al bar, ma di intere ore di assenza per fare spese presso mercati rionali e negozi, persino giocare alle slot machine in circoli privati.  

I provvedimenti notificati questa mattina

In certi casi, alcuni dipendenti, pur attestando la presenza in servizio con la sottoscrizione del registro, non si sarebbero presentati affatto sul posto di lavoro. In altri casi il badge sarebbe stato usato in modo illecito per attestare falsamente la presenza in servizio di colleghi assenti (le cosiddette doppie strisciate), così come sarebbero stati riscontrati accessi illegittimi al sistema informatico di rilevazione delle presenze del Comune per far risultare la presenza sui luoghi di lavoro di dipendenti invece assenti.

Una volta ricostruito un quadro definito della vicenda, sono scattate le misure cautelari che prevedono l’interdizione dall’esercizio di un pubblico ufficio per un anno nei confronti dei nove dipendenti comunali e della società partecipata da Palazzo Carafa. I provvedimenti sono stati notificati questa mattina dai finanzieri sia agli interessati, sia all’amministrazione comunale.

Dalla partecipata: "Sbigottiti e addolorati"

Nel pomeriggio i vertici della Lupiae Servizi hanno diramato la seguente nota, precisando di essere sbigottiti e addolorati per quanto emerso: "Come già espressamente palesato alle autorità inquirenti, questa società, negli ultimi anni, ha intensificato i controlli in materia di gestione delle risorse umane (tanto da essere inflessibili nei confronti dei lavoratori, rispetto a casi di insubordinazione o altri comportamenti che possano avere ricadute negative sulle prestazioni lavorative); per tali ragioni, ha manifestato sin da subito la piena ed incondizionata disponibilità a collaborare nelle indagini affinché sull’azienda non gravasse alcun pregiudizio di sorta".

"È ferma intenzione di questa dirigenza, infatti, adottare tutti i provvedimenti previsti dalla legge a tutela del buon nome e dell'operato dell'azienda. Si ribadisce il pieno rispetto del lavoro che la magistratura e la guardia di finanza hanno finora svolto e continueranno a svolgere. Corre l’obbligo, altresì, di ribadire che i fatti accaduti non devono in alcun modo creare nocumento all’attività quotidiana svolta dai tantissimi lavoratori onesti e ligi al dovere, la cui azione professionale è costantemente segnata da un forte senso di responsabilità ed attaccamento all’azienda".

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