Martedì, 16 Luglio 2024
Cronaca

“Costretto a spacciare perché faccio uso di eroina da quando avevo 12 anni”

Il 43enne arrestato nei giorni scorsi con cocaina e marijuana, mentre era ai domiciliari, si è giustificato così davanti alla giudice, nell'interrogatorio di garanzia. Confermato il carcere: troppo alto il rischio di una recidiva

LECCE – La sua sarebbe una dipendenza dagli stupefacenti talmente datata, da non poter fare a meno di spacciare pur di procurarsi denaro per acquistare eroina. “Ne faccio uso da quando avevo solo 12 anni”, ha dichiarato Enrico Gallucci, 43enne di Lecce, al giudice per le indagini preliminari Giulia Proto, nel corso dell’interrogatorio di garanzia svoltosi questa mattina. Dichiarazioni spontanee, perché, per il resto, assistito dall’avvocato Raffaele Benfatto, Gallucci ha scelto la via del silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere alle domande della giudice, la quale non ha potuto fare altro che convalidare l’arresto eseguito nei giorni scorsi dagli agenti di polizia delle volanti e confermare la permanenza in carcere, con una propria ordinanza.

Impossibile concedere una misura meno afflittiva, considerando che proprio mentre si trovava agli arresti domiciliari da circa un mese, Gallucci è stato sorpreso con cocaina, marijuana, bilancino e altro materiale per lo spaccio, più un’agenda con nomi e cifre, inequivocabile riferimento alla contabilità riguardante l’attività illecita.

Gallucci è stato sottoposto a un controllo di routine il 10 giugno scorso. In casa i poliziotti hanno sequestrato 42,10 grammi di cocaina e 4,80 di marijuana. Una piccola parte si trovava su una mensola della camera da letto, mentre l’involucro con il contenuto più voluminoso di cocaina, per 36 grammi, era stato nascosto negli slip, come notato da uno dei poliziotti intervenuti. Il fatto che la finestra della stanza volga direttamente sulla strada, poi, ha lasciato immaginare quanto semplice potesse essere lo scambio con i “clienti”, senza nemmeno necessità di farli entrare nell’abitazione.

Tutte circostanze, unite ai numerosi precedenti specifici, che hanno spinto la giudice a non concedere nuovamente gli arresti domiciliari. Troppo alto il rischio di un ritorno immediato alla vendita di stupefacenti.

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