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Sabato, 25 Giugno 2022
Cronaca Entroterra Costiero / Via Buzzati Dino

Vergogna alle porte di Lecce: sigilli alla mega-discarica bruciata

Almeno due volte le fiamme hanno invaso un'area enorme dove, lontano da occhi indiscreti, vi erano rifiuti in quantità, anche pericolosi. Denunciato il custode

LECCE – I più attenti alle cronache ricorderanno l’immensa discarica abusiva alle porte di Lecce, andata a fuoco nel pomeriggio del 17 maggio scorso. Rogo che, per la verità, si è scatenato persino una seconda volta, la sera di sabato 21, mettendo di nuovo in allarme i residenti della zona, costretti a respirare fumi tossici e incapaci di chiudere occhio. Tanto che i vigili del fuoco di Lecce sono dovuti tornare nel sito, e questa volta in piena notte, per domare ancora una volta le fiamme.

Su quella discarica, una vergogna alle porte della città, venutasi a formare nel tempo all’interno di un enorme deposito chiuso da ogni lato con alte e solide pareti e con tanto di cancellata, in stato di abbandono eppure, verrebbe da pensare, da qualcuno pur frequentato, nel frattempo si era già posata la lente della polizia locale di Lecce. Il sito sorge in via Dino Buzzati, una traversa di via Giammatteo, a circa 5 chilometri dal centro, e ora i primi accertamenti hanno condotto alla denuncia a piede libero del custode dell’area e al sequestro di quest’ultima. I sigilli sono stati apposti ieri dal Nucleo di polizia ambientale della polizia locale a un ettaro di terreno trasformato – come detto – in discarica abusiva, su un lotto totale di circa due ettari.

L'enorme discarica andata a fuoco

Il sopralluogo è stato effettuato per accertare se a carico della proprietà (sulla quale sono in corso accertamenti) fosse imputabile la cattiva manutenzione dell’area e se fossero presenti di sterpaglie e masserizie. Ed è così che gli agenti di sono trovati, come prima già i vigili del fuoco, davanti a uno scenario desolante e, allo stesso tempo, inquietante. Quasi la metà dei circa 20mila metri di terreno, infatti, su cui sorgono quattro ampi capannoni industriali con copertura ad onduline (probabilmente eternit), è risultata occupata da un’ingente quantità di rifiuti pericolosi e non, misti e miscelati, anche di tipo Raee, parzialmente bruciati. Interi cumuli di suppellettili dismesse, rifiuti ferrosi, contenitori di plastica, bustoni di indumenti usati, materiale edile di risulta, guaine in catrame e pneumatici in disuso, per lo più depositati in uno dei quattro capannoni.

Video | L'incendio di sabato 21 maggio

L’attuale custode del terreno risponde dell’ipotesi di reato di attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Ma, come detto, ulteriori accertamenti sono in corso per definire esattamente la proprietà dell’area sulla quale, lontano da occhi indiscreti, è stato perpetrato un vero e proprio scempio ambientale. Così come da accertare con precisione sono anche le cause dei roghi che si sono succeduti. Forse, l'effetto di sterpaglie andate a fuoco all'esterno com fiamme e scintille che, sospinte dal vento, hanno finito per intaccare anche quei giganteschi cumuli di spazzatura. 

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