La solidarietà arriva dai detenuti: elargiti alimenti e donato il sangue

Rivolte e sommosse hanno fatto il giro del mondo. Ma c'è chi, pur ristretto in carcere, non dimentica gli altri, nell'emergenza

LECCE - “#Io  resto  in  cella,  voi  restare  a  casa”. Se il messaggio arrivasse da fuori, potrebbe sembrare una battuta anche piuttosto sciagurata, persino cattiva, visto che si sta parlando di persone che soffrono per forti restrizioni, qualsiasi siano le colpe e, quindi, le pene che stanno scontando, in carcere.

La verità è che tutto ciò arriva direttamente dal carcere stesso, quello di Borgo San Nicola, a Lecce, dove in tanti, dotati di un tocco d’ironia, e contemporaneamente di sensibilità, hanno esposto cartelli all’esterno delle proprie camere di pernottamento, per manifestare un pensiero sul momento storico che tutti stiamo vivendo, con una pandemia che viene contenuta da decreti che limitano fortemente la libertà di movimento di tutti.

I cartelli sono una manifestazione che davvero in pochi possono vedere. Ma la sensibilità è qualcosa che in tanti possono comunque apprezzare, se si considera che sono state ben centoventi le elargizioni volontarie in generi alimentari effettuate dai detenuti a favore della Caritas diocesana, tramite il cappellano del carcere, Don Sandro Elia. Tutti generi che verranno donati alle famiglie in difficoltà. Altri ancora, invece, che magari hanno meno possibilità e che sono loro stessi bisognosi, hanno comunque fornito un contributo, non meno importante, chiedendo di essere autorizzati a una donazione volontaria di sangue.

Va ricordato che dall'8 marzo scorso, i detenuti non possono più effettuare colloqui visivi con i propri familiari. Tutto questo si protrarrà probabilmente sino al 3 maggio. E se tutti noi ci sentiamo oppressi, nella situazione attuale, un detenuto si trova a vivere una pena doppia. “Per questo – scrivono dal reparto di polizia penitenziaria - i gesti di solidarietà di chi adesso sta soffrendo la carcerazione assumono un valore diverso, e restituiscono molto di quel debito umano che ogni detenuto ha verso la società”.

“Non c'è solo chi ha visto nell'emergenza nazionale e mondiale un'occasione attuare rivolte e sommosse in carcere, ma anche e soprattutto chi di loro in questo momento ha scelto di donare se stesso o quel poco che ha agli altri”, dicono ancora gli agenti, elogiando queste manifestazioni, ritenendole gratificanti per gli sforzi compiuti nell’affermare “i valori della legalità e del corretto vivere sociale, coniugando la funzione retributiva a quella rieducativa della pena”.

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