Killer, si lavora sull'identikit. I reperti recuperati portati a Roma dal Ris

Una prima immagine è stata creata, ma probabilmente scarna, considerando testimonianze rade e fotogrammi di bassa qualità. Però è un punto di partenza, in un'inchiesta più complicata del previsto

LECCE – Una serie di linee messe insieme, fino a ricavare un volto umano. Un’ombra accennata, non molto di più. Per ora. Ma un primo identikit dell’assassino di Eleonora Manta, dipendente dell’Inps di Brindisi (da circa un anno) e di Daniele De Santis, noto come arbitro in serie C, uccisi a coltellate la sera di lunedì 21 settembre nell'appartamento di via Montello, a Lecce, è stato tracciato. Questo è certo. Una bozza è stata realizzata dai carabinieri del Ris (Reparto investigazioni scientifiche) di Roma.

Quanto sia accurato questo ritratto, non è dato saperlo con certezza assoluta. Purtroppo, poco, per il momento, a quanto pare. Ed è meglio dichiararlo subito e smorzare gli entusiasmi. Perché gli elementi in mano agli investigatori sarebbero ancora scarni. Condizionale d’obbligo, perché questo trapela finora in un’inchiesta blindata come raramente accaduto fino a oggi.

Insomma, sarebbe un’immagine da studiare, migliorare, approfondire, rielaborare sulla scorta di nuovi elementi acquisiti strada facendo. Ma la creazione di un identikit, anche solo basico, è fra le prime azioni che solitamente il Ris effettua in queste situazioni. E lo studio della fisionomia, unito a tanti altri fattori, come l’analisi dei reperti recuperati, potrebbe essere la chiave di volta per svelare un mistero che tiene la città con il fiato sospeso.  

L’identikit, ovvero il disegno del volto di un criminale (o, altre volte, di uno scomparso) è stato tratteggiato poco prima del fine settimana e dovrebbe basarsi, sulle informazioni apprese da LeccePrima, sulla scorta delle deposizioni dei testimoni, che però avrebbero visto ben poco (chi dallo spioncino, chi affacciandosi sul pianerottolo negli ultimi istanti, e comunque in una torma di voci in cui è nato anche il noto equivoco sul nome "Andrea"), ma anche - e qui si entra nel campo delle deduzioni -, dalle poche videocamere che hanno ripreso in volto il misterioso soggetto ricercato. Perché di fotogrammi che lo ritraggono in volto ve ne sarebbero, anche se non nitidi.

Nonostante l’accuratezza del piano, con tanto di mappa e altri dettagli per aggirare le telecamere e compiere quello che nella mente dell’omicida avrebbe dovuto rappresentare una sorta di delitto perfetto, qualcosa deve essere sfuggito.  

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Dunque, la definizione forse non sarà alta, ma c’è comunque qualcosa su cui lavorare giorno per giorno, utilizzando software avanzati che riescono a ridefinire un’immagine. E  tutto questo si accompagna ai reperti che proprio ieri hanno lasciato Lecce, per raggiungere la Capitale. Quali reperti, di preciso, non è dato sapere. È possibile, però, che vi siano sopra tracce di rilievo.

Il punto di partenza sono sempre le informazioni acquisite finora. Il misterioso malintenzionato entra nel palazzo e poi in casa (come persona conosciuta?), vestito di nero, si presume per nascondere gli schizzi di sangue sul corpo, con cappuccio e forse anche passamontagna (o perfino mefisto), usando un pugnale da sub, indossando guanti neri di pelle (come da prime dichiarazioni), litigando o comunque lottando per interminabili minuti nell’appartamento (avevamo già scritto che la lotta era iniziata lì, Ndr), iniziando a infliggere pugnalate e finendo le vittime strada facendo. Lei, sul pianerottolo, lui, sulla scala del piano sottostante, evidentemente in fuga. Accadendosi su entrambi con dettagli indicibili. E avendo uno zaino in spalla.

Lo zaino è una delle chiavi di volta. Cosa c’era lì dentro o, meglio, cosa vi sarebbe entrato, da lì a poco? Ricambi, per esempio. Calzature e altro, tutto ciò che avrebbe potuto lasciare ulteriori tracce. Di reperti, il Ris, ne ha recuperati molti. Ma al momento, come detto, non si sa molto sulla loro natura. Di sicuro, esiste anche l’identikit. Che va formandosi, testimonianza su testimonianza, fotogramma su fotogramma. Parlare di svolta, però, è davvero prematuro. Anche su questo fronte, sembra un filone d’indagine in embrione.  

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