Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca Scorrano

“Febbre da cavallo”, corse clandestine: due prescrizioni e il resto confermato

Il ricorso di otto imputati ritenuto inammissibile dalla Cassazione. In un caso, rinvio al giudice civile sul risarcimento del danno nei confronti delle parti civili

LECCE – A distanza di ben undici anni, con la sentenza dei giudici della terza sezione della Cassazione emessa in questi giorni, giunge quasi al capolinea la vicenda giudiziaria nata dall’operazione “Febbre da cavallo” che fu condotta da squadra mobile e forestali. Quasi, perché per una posizione vi è stato un rinvio per un nuovo giudizio, ma comunque in sede civile.

Il fascicolo fu aperto dal procuratore aggiunto dell’epoca, Ennio Cillo e l’inchiesta mise in risalto l’esistenza di un gruppo che, nell’agro di Scorrano, avrebbe gestito corse clandestine di cavalli (persino nell’ex ippodromo), somministrando farmaci dopanti agli animali per migliorare le performance. Tutto alla luce del sole, con tanto di folte cornici di pubblico. E se il nome scelto in quei giorni dagli investigatori richiama una commedia divenuta di culto, non è certo perché ci fosse da ridere a crepapelle, come dietro le sgangherate imprese di Gigi Proietti alias “Mandrake” ed Enrico Montesano nelle vesti di “Pomata”. Piuttosto, un rimando al giro di scommesse che, proprio come nel film, ruotava attorno alle corse dei cavalli.  

Nel gennaio dell’anno scorso si era celebrato il processo d’appello, con tredici condanne e tre assoluzioni. E ora, con il verdetto della suprema corte, la sentenza diviene definitiva per quanto riguarda l’aspetto penale. In un caso, quello di Vincenzo Cosimo Astore, detto “Mimino”, 62 enne di Racale (quattro anni e nove mesi in appello), è stata annullata la sentenza in merito al risarcimento del danno verso le parti civili. Tutto rinviato al giudice civile, dunque, per una ricomposizione del quadro.

Nel caso di Cesare Gregorio Bruno, detto “Cesare”, 72enne di Nardò, e di Giuseppe Luigi Olimpio, detto “Luigi”, 46enne, di Taviano, i giudici hanno poi annullato senza rinvio la sentenza perché i reati loro contestati si sono nel frattempo sono estinti per prescrizione. Il primo era stato condannato in appello a due anni e il secondo a quattro anni e tre mesi.

Infine, sono stati dichiarati inammissibili i ricorsi di Quintino Tamborrini, 60enne di Neviano (un anno con pena sospesa), Piero Alemanno, detto “Piero”, 52enne di Gallipoli (tre anni e sette mesi), Salvatore Capone, detto “Totò”, 57enne di Taurisano (tre anni e nove mesi), Salvatore Lezzi, detto “Tonino”, 69enne di Copertino (quattro anni e tre mesi), Fabrizio Picca, detto “Fabrizio” o “Paghiara”, 54enne di Taviano (quattro anni e tre mesi), Cosimo Ilario Picca, detto “Ilario” o “Paghiara”, 49enne di Taviano (un anno con pena sospesa), Claudio Dell’Anna, detto “Claudio di Nardò”, 58enne di Nardò (un anno e un mese con pena sospesa) e Nicola Zuccaro, detto “Nicolino”, 79enne di Nardò (un anno e un mese con pena sospesa).

Fra i vari difensori degli imputati c'erano gli avvocati Francesco Fasano, Angelo Ninni, Luigi e Arcangelo Corvaglia.

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