Giallo in Uganda: arrestato e rilasciato, ma ora è bloccato in aeroporto

Renato Gorgoni, 56enne di Lecce, imprenditore nel settore import-export, sta vivendo ore angoscianti. All'origine vi sarebbe una frode sventata nel Paese africano. Da allora, pare che sia braccato: prima per una questione di visti e passaporti, poi puramente burocratici. Ore di ansia della famiglia

Una cella (@TM News/Infophoto)

UGANDA – Un imprenditore nel settore import-export di materie prime di cui si perde ogni traccia in un remoto Paese africano. Dopo giorni si scopre che è finito in carcere per una vicenda legata a visti e passaporti. Bloccato in aeroporto, dunque. Una prima volta. Poi un processo lampo. L’assoluzione. La speranza del rientro a casa, in Italia.

E invece, un altro stop, sempre davanti alla stessa meta, che sembra quasi inafferrabile: l'aeroporto. Il volo per Roma già l’attende e dall’altra parte della vetrata la scaletta accoglie nel velivolo i primi passeggeri. Per lui, però, la speranza si spegne ancora una volta davanti alle divise. Un incubo.   

Questa volta sembra non andare bene il pagamento del biglietto, svolto con una carta di credito canadese da una terza persona e che non sarebbe stato accettato. Se così fosse confermato, potrebbe apparire un pretesto burocratico senza né capo, né coda, un modo per ostacolarlo. Tant’è. L’imprenditore è ancora fermo lì, da giorni, sotto sorveglianza. Sullo sfondo potrebbero esserci una truffa sventata dallo stesso affarista, persino minacce subite e malaffare diffuso in ambienti altolocati.   

Sembra una storia partorita dalla penna di un giallista specializzato in intrighi internazionali. E’ invece una vicenda reale – sebbene con molti lati chiaroscuri e aspetti tutti da delineare e confermare -, che arriva dall’Uganda. Il protagonista: Renato Gorgoni, 56enne di Lecce.

E’ per prima la famiglia ad avere notizie frammentarie. Il figlio Jacopo, 28enne, è riuscito a sentire il padre solo in un paio di circostanze e per pochi minuti. Di fatto, sembra che abbia saputo solo via Facebook del fermo, a quanto pare dal sottosegretario al Ministero dell’energia e dei minerali della nazione africana, e per giunta due giorni dopo che il fatto si è consumato.

Una fonte preziosa e amica, a quanto pare è però soprattutto un imprenditore di Arezzo, che si starebbe attivando sul posto per fornire supporto in una situazione ancora in pieno stallo e con la Farnesina che a sua volta starebbe dando segnali a fasi alterne. Sarebbe stato proprio l'aretino il primo a recarsi presso l'Ambasciata italiana. Proprio questa sera, comunque, un funzionario governativo italiano si è recato in aeroporto per comprendere meglio i contorni della vicenda.   

Jacopo, che è ora seguito da vicino anche da un avvocato, Luigi Bolognini, ricorda di aver ricevuto la comunicazione, in privato, mercoledì 12 novembre. L’arresto risale in ogni caso a due giorni prima. Di fatto, partito ad aprile per seguire in prima persona alcuni affari, Renato Gorgoni non ha dato più alcuna notizia di sé a partire dal 1° novembre.

In poco meno di due settimane, dunque, deve essere accaduto qualcosa che ha cambiato radicalmente il tenore delle sue giornate a Kampala, la capitale del Paese. E forse potrebbe essere qualcosa legato a quella presunta frode scoperta (si parlerebbe di cifre di un certo rilievo), di cui però non si conosce per ora alcun dettaglio preciso.

L’arresto, come detto, sembrerebbe avvenuto per problemi legati al mancato rinnovo del passaporto. Cinque giorni di prigionia, poi un processo e la scarcerazione. Le accuse sarebbero cadute. Tutte. L’aspetto particolare, però, è che Gorgoni non sarebbe riuscito a spostarsi subito. Trattenuto ancora senza un apparente motivo, solo domenica 16 sarebbe stato in grado di raggiungere lo scalo.

E qui, ancora uno stop, per una vicenda sempre più intricata. L’aereo è partito senza di lui a bordo, quando tutti credevano fosse ormai in volo. E tutto questo con un problema aggiuntivo: soffre di diabete e ha necessità di cure. Per questo è stato anche piantonato nel pronto soccorso.

Il legale e lo stesso figlio dell’uomo stanno avendo scambi con funzionari del Ministero degli affari esteri, ma il problema è che nessuno a Lecce, ha ancora ben compreso pienamente quanto sia avvenuto prima e quanto stia avvenendo in questo momento. La situazione sembrava in fase di sblocco proprio nel pomeriggio di oggi, ma Gorgoni - stando a quanto riferito dal funzionario dell'Ambasciata al figlio -, sarebbe stato colto da un malore al momento dell'imbarco.

Il problema nelle comunicazioni e il motivo per cui ogni notizia arriva con il contagocce ed ha bisogno di mille conferme, è legato anche alle distanze e al fuso orario: a Kampala l'orologio batte due ore avanti rispetto a Roma. Forse nelle prossime ore si arriverà a sbloccare l’intricata faccenda, quando l’Italia prenderà la questione di petto.

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Per il momento sono stati forniti soldi per i generi di prima necessità. Il problema del ritorno potrebbe essere risolto con un pagamento in contanti del biglietto. E cambiando anche compagnia aerea. Una volta a Lecce, si potrà forse avere un quadro più preciso di quest'odissea. 

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