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Cronaca

Furti di armi, quelle coincidenze da Nord a Sud e la zona grigia dei trafficanti

Pistole, mitragliatori, carte d'identità in bianco: per Lecce e provincia sono colpi inediti, ma in realtà dietro vi è una lunga storia di furti. Con inquietanti analogie. Il caso della provincia di Treviso e gli altri assalti a caserme incustodite. Chi c'è dietro a questo mondo?

LECCE - Per l’istituzione è un’onta, per l’investigatore un intrigante rebus, per il cronista un motivo di ricerca. Punti di vista.

Da qualsiasi prospettiva si osservi il fenomeno, però, a ben guardare i furti di armi dalle caserme e di documenti dagli uffici pubblici sono (quasi) una novità per il Salento, ma in realtà non sfiorano nemmeno lontanamente una parvenza di originalità.

Semmai è il Salento che si adegua al resto d’Italia, e specialmente a quel profondo Nord che non perde mai occasione per lanciare anatemi sull’inefficienza meridionale, salvo poi manifestare le stesse, identiche falle. Tutto il mondo è paese e vedremo fra poco perché.

Di certo, ci si è fatti un po’ tutti stregare dai tre anomali raid consumati in appena due settimane e mezzo fra la sede della forestale di San Cataldo, l’ufficio anagrafe di Lecce e il comando di polizia locale di Gallipoli. Tre indizi fanno una prova, si era già detto citando con un pizzico d’ironia un cavallo di battaglia di Agatha Christie, ma chissà se davvero non esista un’unica regia dietro a ogni sequenza. Ciak, motore, azione: buona la prima, ok la seconda, perfetta la terza.

C’è poco da stare allegri, è chiaro, a vedere scorrere sotto gli occhi questo film poliziottesco ambientato nel Tacco d’Italia. In giro ci sono due mitragliatori M12, dodici pistole Beretta, 400 proiettili e più di un migliaio di carte d’identità in bianco che prenderanno la via della contraffazione.

Già, ma s’è detto che non c’è nulla di originale, e questo è fin troppo vero. Il web viene in soccorso e una semplice ricerca svela scenari molto interessanti. Andiamo con ordine e dopo estrapoliamo i dati più curiosi e – chissà – anche più interessanti sotto il profilo investigativo.

Bolzano, 4 dicembre del 2006: dal comando dei vigili urbani spariscono tre piccole casseforti con documenti, 5mila euro e tre pistole.   

Induno Olona (Varese), 6 luglio del 2007: sradicato un forziere con sette pistole, e sempre da una sede di polizia municipale.   

Un silenzio di qualche anno, e poi di nuovo furfanti alla carica. Caso vuole, proprio in provincia di Lecce. Forse non tutti ricorderanno, ma a Salice Salentino, il 24 novembre del 2012, stesse modalità, e colpo che frutta una Beretta 7.65 e un centinaio di munizioni. Presi dalla foga, ci eravamo tutti scordati della cara, vecchia Salice.   

Andando avanti, si arriva all’estate del 2013, nel trevigiano. Insomma, si torna alle latitudini settentrionali. Ed è luglio, per la precisione. Il 13 ai vigili di Ponte di Piave vengono rubate quattro Beretta calibro 9 e 200 proiettili. Mentre il 28, nella vicina Roncade, i banditi fanno un altro colpo grosso: quattro pistole, sei ricetrasmittenti, 200 cartucce e, visto che ci sono, si prendono pure manette e giubbotti antiproiettile.

Nella geografia dell’Italia a mano armata non sfugge nemmeno il Centro. Fossombrone (Pesaro), 21 ottobre del 2013: i malviventi s’infilano nella caserma del Corpo forestale e depredano tre pistole. Vicenda per la quale è stata avanzata anche un’interrogazione parlamentare, visto che la palazzina non aveva nemmeno inferriate. E meno male che nell’occasione (rispetto a quanto successo a San Cataldo) non hanno trovato i mitragliatori. O, almeno, questa è la versione ufficiale.  

Si arriva dunque ai recenti furti nel Salento? Un attimo. Prima c’è un altro colpo in Puglia. Grumo Appula, per la precisione, in provincia di Bari. Ed è storia recente: 15 gennaio scorso, dal comando di polizia locale “spariscono” nove pistole semiautomatiche 7.65. Il resto, è storia recente in salsa salentina.

Questo è quanto trovato facendo una piccola ricerca di pochi minuti. E’ possibile che qualche colpo più datato sia sfuggito, che altri non siano mai emersi perché le fonti ufficiali sono riuscite a tenere nascosti gli episodi, che non siano arrivate nemmeno soffiate alle redazioni (le istituzioni prendono molto male certi episodi) o che non ci sia stata possibilità di una verifica concreta.

Già questa piccola mappa basta comunque a rendere un’idea. Se poi ci si volesse soffermare sui furti di carte di carte d'identità in bianco, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli. Inutile anche cercare, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, si viene sommersi di articoli di giornali locali e nazionali.

20140714_161604-2-2-3Un altro piccolo passo indietro. Cosa s’è detto prima? Luglio 2013, due colpi in provincia di Treviso, il 13 a Ponte di Piave e il 28 a Roncade. Fissare bene in mente mese e date. Non c’è qualcosa che suona strano? Sì, c’è. Una singolare, incredibile somma di coincidenze e analogie con la provincia di Lecce. Non risale forse alla notte fra il 13 e il 14 luglio di quest’anno l’effrazione del forziere nella caserma della forestale di San Cataldo, con furto di due mitragliatori M12, 200 cartucce e un giubbotto antiproiettile?

Non è per caso stato consumato fra il 27 e il 28 luglio un altro furto nell’ufficio anagrafico di via Lombardia, a Lecce, da dove sono sparite quasi novanta carte d’identità in bianco? Ciliegina sulla torta resta comunque l’ingresso “trionfale” dei ladri negli uffici comunali distaccati di Gallipoli, in via Pavia (che ospitano anche la sede della polizia locale), da dove sono sparite dodici pistole Beretta, 200 cartucce, soldi e oltre mille carte d’identità in bianco. Caso registrato fra 30 e 31 luglio.

Volendo giocare un po’ con le convergenze, a un giallista verrebbe in mente la presenza di una firma unica. Parallelismi o meno, la sensazione è che possano davvero esistere una o più bande qualificate proprio in questo tipo di furti, che provengono magari da un’unica area, e che per un periodo s’insediano in un luogo, mettendo a segno il colpo, per poi sparire. Le coperture possono essere molteplici, da un momento di vacanza (luglio, col bene che ti voglio) a lavori da svolgere fuori dalla propria regione.

Per azioni simili bisogna però contare su agganci nelle varie località in cui teoricamente ci si fermasse per un periodo. E non bastano i basisti in grado di fornire indicazioni sugli obiettivi più vulnerabili, ci vuole anche il placet della malavita locale. Questo, specie nelle zone dove consolidate sono le organizzazioni mafiose (come nel Salento, appunto), perché per provenire da fuori a compiere furti così eclatanti, o i vertici danno il loro assenso e ci traggono un beneficio (parte del ricavato, o magari consolidamento di alleanze in funzione di altre strategie criminali), oppure significa che il loro controllo del territorio è pura aria fritta. Delle due, l’una, ognuno tragga le sue conclusioni.

Il teorema che questi furti siano compiuti da cellule estranee al territorio non è campato in aria, ma parte da precise piste investigative che seguono alcune logiche. Si era già detto proprio nell’articolo sul “colpo grosso” di Gallipoli del livello di difficoltà sempre più alto nel recuperare armi dai canali usuali, specie quelli dell’Est. E questo perché il pur lucroso business dei clandestini ha generato l’effetto di aumentare i pattugliamenti lungo le coste. Non a caso carichi voluminosi di armi e droga sono stati sequestrati a bizzeffe, negli ultimi anni, lungo le coste del Salento e, in generale, della Puglia. E’ da qui che passano stupefacenti e mitragliatori destinati alle piazze malavitose di mezza Italia.

Non è un dato certo, solo una teoria, ma ciò potrebbe spiegare perché proprio negli ultimi periodi si siano moltiplicati gli assalti nelle piccole caserme con antifurti inefficienti, scarsa sorveglianza, senza inferriate e con casseforti economiche, ma preziosi carichi di armi.

Ora, la domanda da un milione di euro: cui prodest? Cioè, chi, soprattutto, ha bisogno continuo di armi? I malviventi campani, con i clan sempre più frazionati e in eterna e sanguinosa lotta per la conquista di lembi di territorio, sono tra gli indiziati. A Napoli e dintorni c’è sempre forte necessità di ricambio di arsenali. E in quest’ottica, rientrano perfettamente le maneggevoli pistole.

Ci sono poi le carte d’identità in bianco che riconducono sempre alle zone del napoletano, dove fonti investigative ricordano quanto diffuso sia anche il fenomeno delle truffe a banche e finanziarie. Per non parlare dell’alto numero di ricercati e latitanti, oltre che d’immigrati irregolari. La carta d’identità in bianco è preziosa come una scala reale a un tavolo da poker.  

Insomma, il ventaglio è davvero ampio e non è certo detto che ad agire siano i camorristi stessi, più semplice che si tratti di trafficanti emergenti che si pongono in una linea grigia e sanno gestire bene rapporti e affari con più soggetti.

IMG_1185-2-2-2I mitragliatori, però, fanno pensare ad altro, così come i giubbini antiproiettile e le ricetrasmittenti (già, proprio alcuni di quei dati che accomunano Treviso e Lecce). Il primo dato che sovviene alla mente sono gli assalti ai portavalori, diffusi soprattutto in certi ambienti calabresi e, a voler restare in Puglia, del barese e del foggiano.

Chi non ricorda la banda delle “utenze citofono”, che cambiava schede telefoniche e intestazioni, usava radiotrasmittenti, armi automatiche e tecniche paramilitari? Li hanno incastrati di recente gli investigatori delle squadre mobili di Bari, Lecce e Foggia. Ed ecco, allora, che ritorna la pista dei gruppi con molti affari e legami, individui che potrebbero agire su commissione o persino d’iniziativa, avendo già mercato sul quale piazzare la merce. Le pistole di là, i mitra di qua, le carte da quell’altra parte.

A proposito della merce, che fine avrà fatto? Semmai davvero sia destinata a prendere il largo, è possibile che per ora (specie le armi) sia tutta ancora ferma in provincia di Lecce. Uscire allo scoperto in questo momento, con perquisizioni a tappeto e indagini serrate, sarebbe sconveniente. Ecco perché, ipoteticamente, qualcuno potrebbe attendere che si calmino le acque, tenendo tutto accatastato in un unico covo, magari sconosciuto persino a chi materialmente ha eseguito i furti.

Infatti, un’ipotesi fra le tante, ma ben presa in considerazione, è quella del passaggio da più mani. Il committente paga per mitragliatori, pistole e quant’altro, preleva e cela in un luogo sconosciuto anche al ladro, per poi rivendere a sua volta a qualcuno più in alto. In questo modo - è ben facile da capire -, si eludono con più facilità le indagini. Una vera e propria interruzione di comunicazione a tenuta stagna, un buco contro soffiate, pentimenti, ripicche, doppi giochi e personaggi sospettati messi sotto torchio dagli investigatori.   

La caccia è aperta, dunque, e le teorie non mancano. La speranza di arrivare a una soluzione, nemmeno. Magari ci vorrà solo tempo.                    

   

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