Fuga disperata dopo furto in casa: acciuffato con il bottino e rintracciato il "palo"

Gli agenti delle volanti di polizia hanno fermato dopo un tallonamento a piedi e in auto un 35enne e un 49enne, entrambi leccesi, dopo un "colpo" in via Bozzi. Il primo è stato acchiappato con i monili e arnesi da scasso, il secondo una volta arrivato a casa con la sua auto, vista sulla scena poco prima

Via San Cesario: il ponte che collega via Bozzi con via dei Basiliani (Foto LC).

LECCE - La grande paura iniziale s'è sciolta in un immenso ringraziamento. Per la festa della donna, gli agenti delle volanti le hanno fatto il più bel regalo: acciuffare il giovane che si era intrufolato nell'abitazione e poco dopo sorprendere anche l'uomo che gli stessi poliziotti, nell'occasione, hanno ritenuto fosse il "palo". Anche perché l'auto a bordo della quale si trovava, una Renault Mègane Scenic, di colore nero, è stata vista sfrecciare via come un fulmine proprio al loro arrivo.

C'è 8 marzo e 8 marzo. La nonnina, una donna di 80 anni leccese, potrà raccontare a parenti e conoscenti il suo con un sospiro di sollievo. Senza l'estrema tempestività dei poliziotti, avrebbe visto sparire per sempre i suoi monili. Magari non oggetti di valore inestimabile, ma che - come spesso accade -, colpiscono il cuore di chi il furto subisce soprattutto perché sottratti dallo scrigno degli affetti e dei ricordi.

In arresto, dunque, sono finiti nel pomeriggio Gianni De Pascalis, 35enne, ed Emilio Capone, 49enne, entrambi leccesi. Il pubblico ministero di turno, Giovanni Gagliotta, informato dei fatti dalla questura di Lecce, ha disposto per entrambi i domiciliari.

Mancavano pochi minuti alle 14, quando all'improvviso, in via Enrico Bozzi, qualcuno ha udito l'inconfondibile fragore dei vetri infranti. Era la finestra al piano terra di un'abitazione. Un individuo si era appena intrufolato dentro. Facile capire che nonostante l'orario, non ambisse a un invito a pranzo, sebbene avesse comunque il suo particolare appetito. Era a caccia di oro, argento, soldi e quant'altro potesse eventualmente fargli gola.

Via Bozzi è una stradina periferica e seminascosta del quartiere Rudiae-Ferrovia. Fino a poco tempo addietro era nota, probabilmente, solo a chi abita in zona e ai pochi che conoscono la città a menadito. E' diventata famosa negli ultimi mesi per via del ponte pedonale di legno che, solcando via San Cesario, consente l'accesso diretto alla dirimpettaia via dei Basiliani, scavalcando un'arteria pericolosa a piedi e in bicicletta e congiungendo così due fette di quartiere.

Non è un dettaglio, perché proprio quel ponte è stato fra gli scenari di un inseguimento mozzafiato. Chi si fosse trovato a passare in quel momento, avrebbe assistito a una sequenza da film. Quando, infatti, le prime due volanti del quarto turno sono arrivate sul posto, hanno bloccato entrambi gli sbocchi di via di via Bozzi, ossia via dei Ferrari e via San Cesario.

Ma il giovane visto scappare dall'abitazione ha pensato bene di salire proprio sul ponte e darsela a gambe verso via dei Basiliani e da qui imboccare via Giocchino Rossini. Non ha però potuto ringraziare il Comune di Lecce per aver creato quella cerniera di legno, perché un agente sceso dall'auto gli è andato dietro di corsa. Il fuggitivo, proprio in via Rossini, s'è trovato così fra incudine e martello. Nell'esatto momento in cui il poliziotto gli stava ormai con il fiato sul collo, era arrivata un'altra volante. Addio.

De Pascalis ha avuto ben poco da dire a sua discolpa. Addosso aveva la bigiotteria rubata, ma anche guanti, un cacciavite e una ricetrasmittente. E' possibile che proprio con questa comunicasse con il "palo", che però, nel frattempo, se l'era svignata. Tuttavia, l'auto e la persona all'interno, sarebbero state ben viste dai poliziotti. La Mégane Scenic è ripartita a forte velocità da via Bozzi proprio al momento del loro arrivo.

E' bastato così eseguire il classico accertamento sulla targa per arrivare a capire che il mezzo non era nemmeno rubato, ma di proprietà. In breve i poliziotti hanno rintracciato la Renault e l'uomo, che intanto aveva raggiunto la propria abitazione. E' stato riconosciuto come il soggetto visto poco prima sulla scena del furto. E anche Capone è stato invitato a seguire gli agenti in questura.

I dati allarmanti sui furti in abitazione

L'arresto di oggi segue di pochi giorni quello avvenuto in un appartamento di viale della Libertà. Era sempre una domenica, quella del 23 febbraio, ma le lancette dell'orologio erano indirizzarrte verso il tardo pomeriggio. Pierluigi Manisco, 46enne, leccese, è stato un altro ad arrendersi in quell'eterna e difficile guerra fra "guardie e ladri" (peraltro ha già patteggiato). Una guerra in cui, purtroppo, spesso ai furfanti giocano a favore molte circostanze, come l'assenza di testimoni, di videocamere, di sistemi d'antifurto adeguati. Ragion per cui, le forze dell'ordine arrivano spesso a frittata ormai fatta, mentre il ladro si gode la sua ciambella riuscita con il buco.

E, purtroppo, un altro aspetto sembra agevolare i malviventi "di professione" e impenitenti. Spesso le pene comminate non appaiono commisurate al danno patito, che non è "solo" economico (variabile che cambia da persona a persona, da famiglia a famiglia), ma fatto anche di ansie che a volte permangono per anni stratificandosi in insonnia, fobie, rischio di reazioni impulsive. Ma chi applica la legge, si sa, segue solo dettami codificati. E allora, forse sarebbe davvero il caso che il legislatore aggiornasse un po' le norme alle voci di quei reati che provocano un diffuso "allarme sociale", usando una locuzione cara ai sociologi.

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Gli ultimi dati del Censis, in fin dei conti, parlano chiaro: i furti in abitazione, in un solo decennio, sono più che raddoppiati in Italia, segnando un aumento record del 127 per cento. Bisogna stare al passo con i tempi e se non è possibile aumentare le forze in campo, si innalzino almeno le soglie delle pene.

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