"Occhi di gatto" nella dimora storica: rubate due tele antiche per 200mila euro

Clamoroso furto di opere d'arte da un'abitazione di via Federico d'Aragona. Il colpo messo a segno fra il 21 e la notte tra 25 e 26. Nonostante in casa vi fossero varie opere di pregio, i ladri hanno puntato dritto a due tele dell'800 del pittore Palumbo. Forse un'operazione su commissione. Indaga la polizia

LECCE – Tutto, fuorché il solito furto. Una storia che potrebbe ricordare le gesta delle leggendarie ladre della banda “Occhi di gatto”, partorite dalla fantasia dell’autore di manga giapponese Tsukasa Hojo. Già, perché proprio come nei fumetti poi diventati un cartone animato, quella che s’è consumata nel pieno borgo antico di Lecce è una sottrazione di opere d’arte. 

Due tele del pittore Michele Palumbo da Calimera, vissuto a cavallo fra '800 e '900, sono sparite dalla parete di una delle tante dimore storiche del centro barocco. Tele il cui valore, nel complesso, si aggira attorno ai 100mila euro l'uno. La storia, di per sé già particolare, colpisce l’immaginario per molteplici motivi. 

Innanzitutto, il luogo. I quadri si trovavano all’interno di un’abitazione signorile che si affaccia quasi nel punto centrale di via Federico D’Aragona. Cioè, di giorno una delle strade più eleganti, che si dirama da Porta San Biagio fino alle soglie della chiesa di Santa Chiara e in mezzo al quale rifulge un’altra basilica nota nel mondo, quella di San Matteo; di notte una delle arterie principali di quel cuore pulsante di vita che è la “movida”, termine preso in prestito dallo spagnolo per definire il movimento giovanile attorno ai tanti locali notturni. 

Già da questi dettagli, si evince come il tasso di difficoltà sia stato alto: via D’Aragona è popolata a ogni ora del giorno e della notte da semplici pedoni, turisti, frequentatori di locali, commercianti, e via dicendo, e continuo è anche il passaggio di pattuglie delle forze dell’ordine. Eppure, i ladri sono riusciti in qualche modo a introdursi nella villa senza essere notati da nessuno.

20140825_115258-2Il furto è stato scoperto soltanto ieri mattina e sul posto è intervenuta per prima una pattuglia di polizia delle volanti. Gli agenti hanno poi richiesto l'intervento della scientifica per i rilievi e la delicata inchiesta è passata in mano alla squadra mobile.

Gli specialisti, però, pur sondando in ogni angolo, non hanno trovato tracce utili nelle dieci stanze che compongono la residenza e nemmeno nel punto in cui i ladri hanno fatto breccia: un pozzo luce, dal quale hanno avuto accesso dopo aver divelto una grata. Ovviamente, trattandosi di "professionisti", si saranno cautelati in ogni modo, con guanti, passamontagna, abiti neri. Così, almeno, s'immagina la figura di questo tipo di criminali. 

Dunque, gli epigoni delle “Occhi di gatto” sono passati dai tetti, come tradizione furfantesca impone per i colpi più arditi. E sì che, comunque, nel centro storico leccese è facile muoversi da un solaio all’altro anche per i meno agili: molti palazzi storici, secondo desueti canoni urbanistici, sono quasi incollati fra loro. 

L’antica dimora non è dotata di un sistema di videosorveglianza. C’ì un allarme acustico, che però evidentemente non è scattato. La residenza è stata oltretutto disabitata per diversi giorni. Quindi è impossibile stabilire quando realmente il furto sia avvenuto. E’ stata la figlia dei proprietari ad accorgersi ieri mattina di quanto avvenuto, intorno alle 8 del mattino. Ma agli investigatori della questura ha spiegato che nell'abitazione non c'è stato alcun residente fin da giovedì 21.

La refurtiva non è assicurata, ma l’aspetto preminente della vicenda è che in quell’abitazione vi sono molte altre opere d’arte di pregio e, di conseguenza, con quotazioni elevate. E dato che null’altro è stato toccato, si sospetta che possa essersi trattato del classico furto su commissione. Qualcuno sapeva esattamente ciò che voleva. Ed ha chiamato specialisti pagati a peso d'oro per farsi recapitare le tele. 

Una altro aspetto interessante, forse più di una semplice curiosità, è che negli ultimi tempi si stanno moltiplicando i furti d'opere d'arte in Italia, quasi fosse divenuta una moda contagiosa. Un filone che sembra correre quasi parallelo a quello delle sottrazioni di armi e carte d'identità da caserme e uffici pubblici, sebbene quest'ultimo abbia avuto finora una dimensione più locale.

Citando gli episodi pià recenti di cui si abbia conoscenza, ad esempio, dal Castello Sforzersco di Milano sono sparite negli ultimi giorni tre tavolette del 1400, opere che comunque non sono di eccessivo valore economico. A Modena, invece, hanno suscitato scalpore i furti di un Guercino dalla chiesa di San Vincenzo e un dipinto di Michele Cascella dall'abitazione di un collezionista privato. 

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