Morte Raciti, gli ultras di Lecce e Gallipoli salutano la libertà di Speziale

Striscioni e fumogeni per il tifoso catanese, che s'è sempre ritenuto innocente nella tragedia che colpì l'ispettore di polizia

LECCE – “Torna libero un innocente: auguri Speziale ultras come noi”. Questo lo striscione apparso ieri sera sulle grate esterne dello stadio “Via del Mare”. La firma posta a margine, 1312 UL, ovvero la sigla degli Ultrà Lecce (il numero, invece, indica in codice l’ingiurioso acronimo Acab, rappresentato, cioè, secondo l’ordine alfabetico).

Anche nel capoluogo salentino, come in altre località italiane, gli ultras hanno dunque inteso salutare la scarcerazione di Antonino Speziale, il tifoso catanese che ha definitivamente scontato la pena di otto anni e otto mesi per omicidio preterintenzionale, in concorso con Daniele Micale (undici anni), per la morte dell’ispettore Filippo Raciti. Il funzionario di polizia perse la vita il 2 febbraio del 2007 durante accesi scontri fra ultras catanesi e palermitani che le forze dell’ordine tentarono di limitare, frapponendosi tra le fazioni.

Uno striscione di analogo tenore è apparso nella notte anche a Gallipoli, in piazza Aldo Moro, nei pressi della Fontana Greca, a firma di CSG87 (Curva Sud Gallipoli, ’87 sta a indicare l’anno di fondazione). Recitava: “Non c’è mai la verità quando si parla degli ultrà. Siamo tutti Antonino Speziale”. Sul posto, intorno alle 2 di notte, è intervenuta una volante di polizia. Gli agenti l’hanno smontato e sequestrato.

A Lecce, invece, lo striscione è rimasto affisso praticamente tutta la notte ed essendo composto di carta, s’è afflosciato a causa dell’umidità. Una volante è intervenuta sul posto intorno alle 9,30, rilevando, per terra, anche la presenza di fumogeni e torce accesi per l’occasione da chi si è recato sul posto per l’affissione. Sui due casi, ora, sta svolgendo approfondimenti la Digos.

Perché tanti ultras di tutta Italia siano così vicini a Speziale, non dipende, almeno questa volta, solo da un comune senso di appartenenza al mondo delle curve. Tutto è radicato, infatti, proprio nel mondo in cui si è dipanata la vicenda giudiziaria. Secondo quanto emerso nel processo, Speziale e Micale avrebbero provocato la morte del povero ispettore Raciti per una profonda lesione al fegato, lanciandogli addosso, in una delle più accese fasi degli scontri che caratterizzarono tristemente quel derby siciliano nei pressi dello stadio “Angelo Massimino”, un sottolavello in lamierino, nel tentativo di sfondare il cordone di sicurezza e arrivare al contatto con i palermitani.

Speziale, però, s’è sempre ritenuto innocente (l’ha ribadito anche lasciando il carcere di Messina, dov’era recluso), quantomeno per la morte dell’ispettore, dichiarandosi colpevole solo di resistenza. Infatti, secondo un’altra ricostruzione, per la quale si sta battendo da anni con il proprio legale, l’ispettore Raciti potrebbe essere morto dopo l’impatto con un Land Rover della stessa polizia, impegnata in una manovra in retromarcia, durante quei concitati momenti. Nei tre gradi di giudizio ha sempre retto la prima tesi, ma l’avvocato Giuseppe Lipera, come dichiarato ieri all’Adnkronos, intende presentare istanza di revisione del processo.

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