Morso in campagna da una vedova nera e ricoverato: non accadeva dal 1996

La vittima è un giovane di 34 anni che si trovava in una zona di campagna nei pressi della strada di Fondone per San Catalado, non lontano dall'aeroporto "Lecce-Lepore" di San Cataldo. A dedurre da racconto e sintomi di cosa potesse trattarsi, un infermiere che è anche aracnologo a Calimera

@TM News/Infophoto

LECCE – Dal suo terribile morso hanno preso spunto titoli di thriller e personaggi dei fumetti. La vedova nera (nome scientifico della specie presente in Italia Latrodectus tredecimguttatus), non era protagonista delle cronache salentine nientemeno che dal 4 luglio 1996. Risale a quel giorno, infatti, prima di oggi, l’ultimo caso noto in provincia di Lecce, che ha dato vita anche a pubblicazioni scientifiche. E tuttavia, Salento e vedove nere sono legate fra loro a doppio filo da un’antica tradizione, visto che trae spunto proprio da questi ragni il fenomeno del tarantismo e quindi il culto della pizzica.

Vittima “contemporanea”, si può dire a questo punto, è un giovane di 34 anni dell’hinterland di Lecce. La sua fortuna è stata quella d’incontrare in ospedale Roberto Pepe, leccese, infermiere professionale specializzato in anestesia e (quando vuole il caso) anche aracnologo che opera per conto del Museo di storia naturale e osservatorio faunistico provinciale che ha sede a Calimera.

E forse ci voleva davvero un occhio esperto e qualcuno in grado di dedurre dai sintomi che potesse trattarsi del morso di un ragno (e non un ragno qualunque), per inquadrare il problema. Perché arrivato al pronto soccorso dell’ospedale “Vito Fazzi” in tarda mattinata, inizialmente si stavano avendo problemi a comprendere da quale patologia potesse essere stato colpito.

Per dirne soltanto una: dato che fra i sintomi vi sono acuti dolori all’addome, a volte le vittime delle vevode nere possono essere scambiate per pazienti affetti da appendicite. Il fatto particolare, però, è che il giovane ha iniziato a manifestare algia anche nella regione lombare. Senza considerare la forte sudorazione e i crampi.

Il contatto ravvicinato è avvenuto nei pressi di una masseria a breve distanza dall’aeroporto “Lecce-Lepore”, dunque nelle campagne intorno alla cosiddetta via di Fondone, la provinciale secondaria per la marina di San Cataldo.

Il giovane si trovava in quella zona con un amico. I due stavano raccogliendo del timo. All’improvviso, hanno visto diversi ragni uscire allo scoperto e il 34enne ha avvertito anche pizzicare a una gamba. Non un dolore forte, com'è tipico di questo ragno, che forse non a caso si chiama Latrodecuts, e cioè, "che morde di nascosto". 

C’è da aggiungere che è quasi impossibile notare a occhio nudo il punto d’inoculazione della vedova nera, e che a ciò va aggiunta una scarsa frequenza sul territorio. Popola gli ambienti più vari, ma predilige i climi caldi e secchi e si può ritrovare in zone di macchia mediterranea più degradata, cioè tra folti arbusti spontanei. Quindi, coincide con il tipo di vegetazione presente in quella zona.

L’esperto aracnologo ha quindi dedotto da vari fattori, compresi racconto e sintomi, che vi fosse la possibilità non remota, sebbene davvero singolare, di un morso di vedova nera e ha mostrato al giovane e all’amico che l’ha accompagnato in ospedale alcune immagini. Ebbene, i due hanno riconosciuto il ragno e a quel punto si è capito anche quale cura applicare.

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Ricoverato nel reparto di Stroke Unit, potrebbe essere destinato anche a quello di Rianimazione. La terapia al momento è a base di flebo di calcio gluconato. Il decorso solitamente è drammatico se non s'interviene subito, perché la sintomatologia è complessa e può produrre anche attacchi di panico. Molto raramente, però, il morso è letale come credono molti, specie per quella presente in Italia con il nome di vedova nera mediterranea (o malmignatta). Di certo, resta un’esperienza agghiacciante per chi la vive. Prima di sciogliere definitivamente la prognosi, i medici attenderanno fra le 12 e le 24 ore. 

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