Gommone spiaggiato, trafficante nascosto alle Cesine con 145 chili di droga

Arrestato un 28enne albanese. L'imbarcazione scovata nei pressi della marina di San Cataldo, sette borsoni con la marijuana in mezzo all'oasi naturale, dove si trovava anche il giovane, che ha specificato di essere arrivato poco prima con un suo connazionale, allonatosi in fretta

SAN CATALDO (Lecce) – Un piccolo gommone trovato dagli agenti del corpo forestale e dalla polizia e un albanese ammanettato. Ernest Isufaj, 28enne di Berat, avrebbe anche un complice (almeno, così ha detto), che però sarebbe uccel di bosco. Sparito, lasciando al suo connazionale l’incombenza di dover spiegare alle forze dell’ordine da dove provenissero quei 145 chilogrammi di marijuana.

Non il carico più grosso della storia, beninteso: le coste salentine hanno visto anche approdare tutte insieme anche intere tonnellate di droga. Di certo, un carico sufficiente per incriminare l’uomo di traffico internazionale di stupefacenti. E l’ennesimo segnale, semmai che ne fosse bisogno, che questo tipo di viaggi stanno diventando sempre più frequenti, lasciando presagire l’esistenza di una ramificata organizzazione che agisce in tutto il Paese. Lo suggerisce il fatto che alcune delle recenti operazioni sulla costa adriatica salentina siano state condotte avendo come base di partenza indagini avviate da reparti della guardia di finanza di città del Settentrione.

Tornando al caso di ieri, l’incipit della storia è avvenuto nei pressi di San Cataldo, la marina dei leccesi per antonomasia, dopo il ritrovamento di un gommone di piccole dimensioni, con motore fuoribordo, nei pressi del piazzale in cui un tempo esisteva la “rotonda” sul mare (in realtà un “quadrato” sostenuto da travi, da anni scomparso per far luogo al nuovo lungomare).

Il natante non poteva certo sfuggire ai passanti della domenica. Non un’ottima scelta quella di approdare nelle vicinanze di una marina italiana di domenica mattina.

Ed è così che sono partite le chiamate ai numeri di emergenza. In breve si è ricostruita la vicenda e s’è scoperto che il gommone, prima di essere tirato a riva, era stato notato nei pressi dell’oasi naturale “Le Cesine”, tra il mare e i laghetti. Dove peraltro vi è un punto di osservazione per gli amanti dell’avifauna.  

I poliziotti di volanti e squadra mobile si sono infilati nella boscaglia e lungo l’oasi per impedire l’eventuale fuga verso l’entroterra di individui sospetti, mentre altri agenti hanno percorso a piedi la battigia lungo il tratto di spiaggia compresa tra lo scarico del depuratore ed i laghetti de “Le Cesine” per circa due chilometri.

Alla fine, come nei romanzi in cui Arthur Conad Doyle permetteva a Sherlock Holmes di scovare la soluzione grazie a segni nel terreno, ecco la scoperta di impronte sulla sabbia e tracce di trascinamento che dal mare attraversavano la spiaggia e si dirigevano verso le prime montagnette di sabbia a ridosso dei laghetti. E si è arrivati su una piccola duna in particolare. Coperti da vegetazione e in parte nascosti, c’erano sette borsoni. In mezzo all’erba, un uomo che tentava di nascondersi. Aveva indumenti e scarpe bagnate, il volto coperto da sabbia, ma non l’aspetto di un marò in missione...

Iusafaj non aveva documenti con sé, ma è stato comunque identificato. Ha raccontato di essere appena giunto a bordo di un gommone condotto da un suo connazionale, ma ha anche precisato che questi, dopo aver scaricato i borsoni, si era allontanato in fretta e in furia, mollandolo sul posto.

Inutile dire che i borsoni contenevano stupefacente, avvolto in numerosi involucri chiusi da cellophane. Il pubblico ministero di turno Elsa Valeria Mignone ha disposto che l’uomo fosse accompagnato in carcere.     

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