Ico Tito Schipa, inchiesta su compensi, indagati Gabellone e Manni

Per l’accusa, l’ex presidente della Provincia e presidente della fondazione avrebbe percepito somme non dovute per complessivi 48mila euro senza che il direttore amministrativo glielo impedisse

LECCE - Abuso d'ufficio è l’accusa mossa dall’inchiesta nei riguardi dell'ex presidente della Provincia, Antonio Gabellone, 60 anni, di Tuglie, e Grazia Manni, 50, di Lecce, rispettivamente nelle vesti di presidente e direttore amministrativo della Fondazione Ico Tito Schipa di Lecce. 

Ci sono i loro nomi nell’avviso di conclusioni delle indagini firmato dal pubblico ministero Paola Guglielmi, secondo il quale Gabellone avrebbe beneficiato di compensi non dovuti per complessivi 48mila euro dal 2012 al 2015 (14mila euro nei primi tre anni e 5.850 per l’ultimo) e Manni non si sarebbe opposta.

Secondo il magistrato, l’erogazione delle somme fu illegittima, perché la fondazione Ico Tito Schipa di Lecce, ente affidatario della stagione lirica tradizionale, è da ritenersi una pubblica amministrazione (in virtù dell’articolo 3, comma 26 del D.lvo 163/2006 poi modificato dall’articolo 3 comma 1 lettera d del D.lvo 50/2016) e come tale si sarebbe dovuto rispettare l’articolo 5 del decreto legge 78/2010 convertito in legge l’11 febbraio del 2010 che dispone come lo svolgimento di qualsiasi incarico “a soggetti che ricoprono cariche elettive possa dar luogo solo a rimborso delle spese sostenute e che eventuali gettoni di presenza non possono superare l’importo di 30 euro a seduta. Per l’accusa, inoltre, sarebbe stato violato anche l’articolo 97 della Costituzione che garantisce il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione.

Ora gli indagati, difesi dagli avvocati Francesco Baldassarre e Valeria Priore, hanno venti giorni di tempo per produrre memorie o chiedere di essere interrogati prima che il sostituto Guglielmi proceda con la richiesta di rinvio a giudizio.

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