Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca Via Oronzo de Donno

In fiamme l'auto, intimidazione in pieno giorno contro il parlamentare Roberto Marti

Ignoti, alle 10,30 del mattino, hanno appiccato un rogo usando diavolina sulla fiancata della Rover Freelander della moglie del politico leccese, in via Oronzo De Donno. E' il terzo attentato ai suoi danni: i primi due compiuti mentre rivestiva le cariche di assessore e poi consigliere regionale

Rilievi sull'auto bruciata.

LECCE – Sfrontati, è dir poco. Non è solo il fatto che si tratti della terza volta che un’auto di proprietà della famiglia del politico leccese Roberto Marti finisca in fiamme, e già questo è un dato più che di rilievo sotto il profilo investigativo.

Il problema è che questa volta gli ignoti si sono spinti persino oltre, perché hanno agito alla piena luce del giorno, intorno alle 10,30, sfidando apertamente il rischio di essere sorpresi da passanti, residenti e automobilisti.

Fortuna ha voluto che l’incendio sia stato subito spento dai cittadini che risiedono nei palazzi intorno. S’è impedito in questo modo un devastante effetto domino. Di mattina sono centinaia le auto parcheggiate in via Oronzo De Donno, quasi incollate l’una all’altra. E per questo il gesto risulta oggi più che mai inquietante e provocatorio.

Si respirava una forte aria di tensione, questa mattina. In una una villetta di quella via risiede l’esponente di centrodestra, un tempo assessore comunale, poi consigliere regionale e oggi parlamentare. E un dato che gli investigatori non devono sottovalutare è proprio la coincidenza di ogni singolo attentato con l’excursus di Marti.

Forse è solo un caso, forse no. La prima volta è stato quando occupava il ruolo di assessore all’Urbanistica. L’auto era una Jeep Wrangler. All’epoca Marti abitava nel centro storico. In quel periodo un attentato incendiario (porta dell’abitazione di mare annerita) fu compiuto anche ai danni dell’allora suo collaboratore presso l’Ufficio casa, Luca Pasqualini, poi asceso nell’ultima tornata elettorale a Palazzo Carafa, dov’è diventato a sua volta assessore.

La seconda volta è successo in una notte di aprile del 2011. Marti era ormai insediato in via Capruzzi, tra i banchi dell'opposizione. Il suo Mercedes Suv fu completamente avvolto dalle fiamme. Ora, diventato parlamentare, la terza intimidazione.

Roberto Marti-3Che si tratti di un atto doloso, è più che certo. Lo dicono gli evidenti segni lasciati dai malviventi. Facendosi scudo proprio dell’auto presa di mira, una Rover Freelander (intestata alla moglie di Marti), hanno cosparso di comune diavolina la ruota posteriore destra (proprio all’altezza del serbatoio), hanno acceso la fiamma e sono andati via di soppiatto.

In pochi istanti, una vampata aveva già avvolto la fiancata del veicolo. Alcuni residenti di via De Donno, appena hanno scorto il fumo provenire dalla strada, si sono subito riversati all’esterno con secchi d’acqua, impedendo che la forza distruttiva del fuoco avesse il sopravvento. Nel frattempo, erano già partite le chiamate a vigili del fuoco e polizia.

Sul posto, volanti della questura e scientifica per i rilievi. La zona è residenziale, non vi sono attività commerciali nelle vicinanze e quindi non vi sarebbero neanche videocamere.

Le più vicine si trovano nella perpendicolare via Merine, dove sorge anche l’istituto scolastico “Enrico Fermi”.  E più di qualche residente, questa mattina, vista la ripetitività degli episodi, s’è domandato se non sia il caso di pensare d’installare qualche "occhio elettronico". Intanto, nelle prossime ore, Marti e la consorte saranno ascoltati dalla polizia.

Fra i primi a chiedere che si faccia una volta per tutte luce su questa sequenza infinita di attentati è il presidente della Provincia di Lecce e coordinatore provinciale di Forza Italia, Antonio Gabellone. "L’ennesimo e purtroppo non più isolato episodio di violenza inaudita e gratuita ai danni dell’onorevole Marti non può restare impunito".

"E' il momento che si faccia chiarezza e si trovino i responsabili di simili gesti - tuona oggi Gabellone -, inutilmente tesi a condizionare, minacciare o spaventare un amministratore da sempre in prima linea sul territorio salentino, immerso tra i problemi reali della gente e che costantemente, giornalmente, a loro cerca di rapportarsi nel suo agire politico".

Gabellone si sofferma a tal proposito sull"enorme mole di elementi e di possibili indizi che possono concorrere all'accertamento immediato della verità", fra cui "il fatto che si sia trattato di un'azione mattutina, alla luce del sole, le telecamere degli esercizi commerciali nelle vicinanze, il materiale specifico, la diavolina, con cui è stato appiccato l'incendio che sarà stato certamente comprato da qualche parte".

"Gli inquirenti e le forze dell'ordine - conclude, manifestando la sua solidarietà a Marti -, pur oberate da enormi problematiche di ordine pubblico, non indugino a stringere la morsa su questo episodio e ad assicurare il colpevole alla giustizia".
 

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