Fiamme a pochi metri dal mercato, la rabbia degli operatori: "Non siamo al sicuro"

L'incendio ha divorato i campi incolti davanti alle palazzine di piazzale Siena, ma il fumo e la cenere sono arrivati fino a via Bari. La rabbia dei commercianti, che ora temono roghi nella scarpata prorpio accanto ai loro stand, invase a loro volta da vegetazione spontanea. I predenti non mancano

LECCE – I più anziani hanno ancora negli occhi l’incendio di Maglie del 1980. Era sempre di giugno, fu un disastro. Altri ricordano quando tempo dopo, circa vent’anni addietro, accadde qualcosa di molto simile a Lecce. Merce a fuoco, c’è chi vide andare in fumo migliaia di paia di scarpe. Solo che allora le bancarelle del mercato erano disseminate lungo un viale Aldo Moro in cui intorno regnava la campagna brulla e i condomini erano ancora pochi e sparsi a macchia di leopardo.

“Qui non ci sentiamo sicuri, affatto”, dice un giovane commerciante. Parla e intanto continua a caricare in fretta scatole in un furgone. “O puliscono le sterpaglie, o venerdì non mi presento”, fa eco un altro operatore. La sua mercanzia, ricoperta di fuliggine. Intorno, l’aria è irrespirabile per le continue folate di fumo e si sente più di qualcuno tossire. Sullo sfondo, pompieri che si affannano a inseguire gli ultimi focolai prima che le fiamme si risollevino.  

Cambia la località – via Bari, rione San Sabino di Lecce -, ma il problema è sempre lo stesso: stand con teli di plastica, abiti e altri oggetti in tessuto, non vanno proprio d’accordo con un luogo in cui le fiamme possono divorare in pochi minuti ettari di terreni incolti, dove erba e cespugli rinsecchiti dagli schiaffi del sole diventano micce. E dove basta un po’ di fuliggine incandescente a svolazzare nell’aria ad accendere nuovi falò oltrepassando persino la strada o a ravvivare quelli che sembravano già spenti. E a minacciare le bancarelle. 

E così, se già nella nuova area adibita a mercato i commercianti ambulanti ci sono andati con molta insofferenza, temendo un contraccolpo per gli affari, ora ci si mettono anche gli incendi di stagione. Poco importa se si tratta di rari (ma non impossibili) casi di autocombustione, di qualche mozzicone di sigaretta lanciato da un finestrino, di contadini che “ripuliscono” i campi secondo un’antica, pericolosa e oggi vietata usanza.

Il problema è che questi roghi scoccano sempre più spesso, creando danni a non finire. Basti ricordare negli ultimi giorni tre serre distrutte a Leverano e una stalla circondata dal fuoco a Cerfignano, dove sono morte quattro incolpevoli bestie, un cavallo e tre vitelli.

Certo, lungo viale Giovanni Paolo II ovviamente gli operatori del mercato non ci possono ancora tornare per i lavori di Aqp, tramutatisi in un’ordinanza del sindaco. Dopo un braccio di ferro con l’amministrazione comunale, alla fine si sono arresi alla nuova destinazione. Al momento vigono sia una proroga straordinaria di quell'ordinanza fino al 12 giugno, perché i lavori non sono ultimati, sia un ricorso pendente al Tar depositato dagli avvocati Sergio De Giorgi ed Ernesto Sticchi Damiani. E se la sentenza non sarà sfavorevole, avranno facoltà di tornare vicino al Palazzetto dello Sport. 

Ma intanto vige l'incertezza sulla destinazione futura, e ora che divampano anche le fiamme, sprizzano di nuovo pure le scintille di rabbia. E la richiesta, in fin dei conti, è semplice: “Le autorità si attivino e ripuliscano la scarpata lungo viale della Libertà”. Una richiesta che va di pari passo con altre rimostranze, che riguardano gli effetti del vento. Quando soffia tramontana forte, per i commercianti son dolori, perché trovandosi in una posizione rialzata, ne subiscono tutte le conseguenze. Insomma, problemi a non finire.  

L’incendio, oggi, è divampato nelle campagne di fronte alle palazzine di piazzale Siena, in un ampio slargo dominato da rovi ed erbacce. “Abbiamo chiamato i vigili del fuoco già alle prime avvisaglie”, racconta ancora un commerciante. “A un certo punto, si è sollevata qualche raffica di vento e le fiamme hanno raggiunto i 6-7 metri d’altezza”. E in breve, il fumo s’è sparso ovunque. La colonna grigiastra era ben visibile anche da zona Settelacquare e l’odore pungente ha invaso le narici di chi si trovava in quei momenti in via Lupiae. I vigili sono arrivati con tre camionette.

Il vento è stato clemente, ma se si fosse girato all’improvviso, nulla avrebbe escluso l’estendersi del rogo anche oltre la carreggiata opposta, quella per i veicoli che procedono verso San Cataldo. Per lo stesso principio, accade a volte di vedere d’estate le fiamme su un versante e sull’altro di quest’arteria come di altre della provincia. Senza dimenticare comunque il fumo e la cenere, che creano il loro bel carico di disagio. 

Ma, al di là di tutto, il problema è semplice: questa volta è successo a qualche decina di metri di distanza e l’asfalto delle quattro corsie ha fatto sostanzialmente da linea tagliafuoco. Nulla vieta di temere, però, che un domani possa accadere anche a ridosso del mercato.

L’area mercatale sorge proprio ai margini della strada per la marina. Sotto, si apre una scarpata le cui condizioni dal punto di vista della pulizia sono pessime. La vegetazione spontanea è rigogliosa e pericolosamente confinante con tutti quegli stand (e sono decine) che vengono collocati accanto alla ringhiera di ferro che funge da divisorio rispetto alla scarpata stessa e quindi al piano stradale.

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Solo ieri, facendo un rapido giro, si è visto come la situazione generale sia una delle tante spie dell’incuria che affligge la città. Marciapiedi sconnessi e prossimi a scoppiare e vie trasformate quasi in stravaganti parchi giurassici, per quanto ormai sono sepolte sotto la vegetazione spontanea, sono diventati la norma. Con problemi di natura igienica e difficoltà a camminare per anziani e disabili. E ora anche con il rischio di incendi. 

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