Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca Via Brenta

Il malvezzo del fumo in tribunale provoca un piccolo rogo. E ora insorge il sindacato

Due dipendenti hanno spento le fiamme sprigionatesi da un cestino a causa di un mozzicone ancora acceso e che stavano per intaccare una scrivania. Uno ha avuto ancheu un principio d'intossicazione. La Confsal-Unsa cita anche un episodio analogo, avvenuto tempo addietro, e chiede al presidente Benfatto maggiori controlli. "Non bisogna attendere l'irreparabile"

LECCE – Fumare fa male e farlo nei luoghi pubblici può dare adito a sanzioni. Così dice la legge, ma l’italico malvezzo sfida tutto e tutti,  persino il luogo pubblico per eccellenza, quello deputato alla giustizia: il tribunale. Ieri, in una stanza al quarto piano del palazzo di giustizia civile di via Brenta, è persino divampato un rogo. Due dipendenti hanno avuto la prontezza di afferrare un estintore e spegnere le fiamme prima che provocassero danni peggiori.

L'incendio s’è generato da un cestino della carta straccia, a quanto pare a causa di un mozzicone di sigaretta gettato ancora acceso da qualcuno che nel frattempo se n’era ormai andato. Il fumo ha ovviamente percorsi i corridoi e da una stanza vicina due dipendenti si sono precipitati sul luogo. Le fiamme avevano già intaccato la scrivania di legno. L’incendio è stato spento con qualche difficoltà e uno dei due dipendenti ha subito anche un principio d’intossicazione, rilevato dal suo medico di base, al quale s’è rivolto per nausee e altri sintomi.

La vicenda è venuta a galla su segnalazione della segreteria del sindacato Confsal-Unsa, che cita anche in episodio analogo, avvenuto qualche tempo addietro al terzo piano e sempre per lo stesso motivo. Per questo, il sindacato dei lavoratori della giustizia ha scritto una lettera al presidente del Tribunale, Mario Benfatto, in cui, stigmatizzando questa pessima abitudine, ricorda che “i responsabili delle sezioni e gli addetti alla vigilanza dovrebbero prestare quotidiana attenzione a chi, incurante dei divieti, continua a fumare al chiuso mettendo a repentaglio sia la salute dei colleghi, sia la stessa incolumità di tutti a causa di incidenti come gli incendi”.

“L’ingente materiale cartaceo e ligneo giacente nei locali ha rischiato di tramutare l’immobile in un gigantesco rogo, con conseguenze che è meglio nemmeno immaginare. Non si deve certo attendere che accada qualcosa di più grave, soprattutto alle persone”.

“Ci attendiamo – continua la Confsal-Unsa – che con rinnovato impegno sia fatto osservare il divieto di fumo nei luoghi pubblici; sul che da un a parte si chiede formalmente la convocazione immediata della prescritta contrattazione integrativa con le organizzazioni sindacali e la Rsi, dall’altra ci si riserva di inviare segnalazione alla Procura della Repubblica di Lecce anche a titolo cautelare riguardo alle inadempienze e alle loro possibili conseguenze”.

La Confsal-Unsa chiede, infine, che la contrattazione integrativa si svolga anche sul complesso delle misure per i dipendenti disabili (“oggi, nel regno della legge, inesistenti, come la rimozione delle barriere”) e sulla sicurezza, igiene e salubrità dell’ambiente di lavoro, dal momento che molte prescrizioni delle due ispezioni della Asl Lecce, chieste a suo tempo proprio dalla Confsal-Unsa, a quanto pare sarebbero rimaste inosservate.

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