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Stabilimento della Megale Hellas.

Stabilimento della Megale Hellas.

Inchiesta Ghost Wine, Botter Spa si difende: "Noi stessi vittime di illeciti"

La casa vinicola veneta annuncia di aver sospeso gli approvvigionamenti dal fornitore salentino. "Avviate ulteriori verifiche"

LECCE – “Con riferimento alle notizie relative al proprio coinvolgimento nell’inchiesta della Procura di Lecce sulla presunta alterazione di prodotti vinicoli pugliesi, Botter si dichiara completamente estranea alla vicenda e, se mai, vittima degli illeciti che s’ipotizzano commessi da parte di un fornitore salentino”. La società veneta Botter Spa, con una nota stampa, ha inteso chiarire la sua posizione nell’ambito dell’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Valeria Elsa Mignone e dal sostituto procuratore Donatina Buffelli e svolta dai carabinieri del Nas di Lecce e dagli ispettori ministeriali dell’Icqrf.

“Botter – prosegue la nota - ha sempre svolto accurate analisi e verifiche sugli standard qualitativi del vino commercializzato con le proprie etichette, risultati sempre conformi al livello di eccellenza richiesto. Ad ulteriore e definitiva tutela – si aggiunge - Botter ha sospeso cautelativamente ogni approvvigionamento dall’azienda vinicola attinta dall’indagine ed ha avviato una scrupolosa serie di ulteriori verifiche e controlli supplementari sul prodotto avviato all’imbottigliamento, al fine di garantire la tradizionale qualità dei vini commercializzati con le proprie etichette”.

“Ciò – conclude la nota della casa vinicola di Fossalta di Piave, in provincia di Venezia - con il fiducioso auspicio che l’attenta disamina degli atti e la puntuale verifica dei fatti indurranno la magistratura ad archiviare quanto prima la posizione di Botter, riconoscendo la buona fede e la correttezza del suo operato, nonché la qualità dei vini commercializzati da sempre”. Nessun’altra dichiarazione, in questa fase, ma già dal comunicato si evince in modo chiaro che si stanno affilando le armi per una battaglia legale volta ad affermare la propria estraneità totale ai fatti.

Botter Spa fra le nuove indagate

L’operazione ribattezzata “Ghost Wine” (vino fantasma) è fra le più grosse effettuate negli ultimi anni su una presunta sofisticazione di vini commercializzati in Italia e all’estero con particolari tecniche di manipolazione, sfruttando anche scarti per realizzare ingenti quantitativi di prodotto vinoso. Nel luglio del 2019 scattarono undici arresti su una quarantina di indagati totali. Indagati che, alla fine di giugno, con l’emissione degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, sono saliti di numero, fino a sessantuno, fra persone e aziende coinvolte.

La Botter Spa è proprio fra quelle aziende che sono entrate nell’inchiesta successivamente al luglio del 2019. Indagati sono Arnaldo Botter, 83enne di San Donà di Piave, in qualità di presidente del consiglio d’amministrazione e legale rappresentante prima del 22 dicembre 2017 e Alessandro Botter, 47enne di Jesolo (Venezia) nelle stesse vesti, per il periodo successivo. Nelle carte delle indagini si sostiene che la casa vinicola veneta sarebbe “strettamente legata alla Megale Hellas Srl in quanto socio occulto ed acquirente di quasi tutta la produzione”. La Megale Hellas, società di San Pietro Vernotico, per chi ricorderà i capitoli precedenti, è quella attorno alla quale ruota un pezzo fondamentale delle investigazioni.

Il commercio su mercati esteri

Ebbene, per la Procura leccese Arnaldo Botter prima e Alessandro Botter dopo, tramite la società, sarebbero rientrati nel giro, appunto, tramite i contatti stretti con la Megale Hellas e, di riflesso, con la collegata Società Agricola Chora di San Donaci, “commercializzando soprattutto all’estero i prodotti vinosi ottenuti dalle attività illecite di sofisticazione/adulterazione/contraffazione”.

Si tratta di rodotti che sarebbero stati venduti all'ingrosso dalla società di San Pietro Vernotico a quella veneta, dopo essere stati imbottigliati e commercializzati quali vini pugliesi di pregio, cioè con le denominazioni Doc, Dop, Igp o Igt. Ovvero “attestazioni e indicazioni di provenienza,  di origine, di varietà, di qualità, di composizione e di annata  false”. Ipotesi, quelle formulate fino a questo momento dagli inquirenti, che Botter Spa respinge fermamente, convinta di poter chiarire del tutto la propria posizione.   

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