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Compensi a Gabellone, per il giudice: "Nessun abuso d'ufficio"

Il gip Toriello ha accolto l’istanza del pm Guglielmi: “Nessun abuso d’ufficio. La Fondazione non ha la natura giuridica di una pubblica amministrazione”

LECCE - La natura giuridica dell’Ico Tito Schipa non è assimilabile a quella di una pubblica amministrazione, quindi i compensi ricevuti dal suo presidente Antonio Gabellone, 60 anni, di Tuglie  (già presidente della Provincia), furono legittimi. E’ questa la ragione sostenuta dal giudice Michele Toriello nel decreto con il quale ha chiuso l’inchiesta che vedeva indagati per abuso d’ufficio sia Gabellone che Grazia Manni, 50, di Lecce, in qualità di direttore amministrativo della Fondazione.

A chiedere l’archiviazione (come anticipato ieri) era stato lo stesso pubblico ministero Paola Guglielmi che aveva svolto le indagini prendendo in esame la copiosa documentazione presentata dai difensori, gli avvocati Francesco Baldassarre, Luigi Covella e Valeria Priore.

Sono state dunque proprio le memorie prodotte dai legali e le dichiarazioni rese dallo stesso Gabellone in sede di interrogatorio a pesare nella decisione dei magistrati, riuscendo a smontare così l’ipotesi accusatoria iniziale, secondo la quale le somme, complessivamente 48mila euro, dal 2012 al 2015 (14mila euro nei primi tre anni e 5.850 per l’ultimo), furono erogate in modo illegittimo, proprio perché la Fondazione, ente affidatario della stagione lirica tradizionale, avrebbe dovuto essere considerata una pubblica amministrazione (in virtù dell’articolo 3, comma 26 del D.lvo 163/2006 poi modificato dall’articolo 3 comma 1 lettera d del D.lvo 50/2016) e come tale regolamentata dall’articolo 5 del decreto legge 78/2010 convertito in legge l’11 febbraio del 2010 che dispone come lo svolgimento di qualsiasi incarico “a soggetti che ricoprono cariche elettive possa dar luogo solo a rimborso delle spese sostenute e che eventuali gettoni di presenza non possono superare l’importo di 30 euro a seduta.

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