Cronaca

"Unire senza fondere". La rete di sostegno delle associazioni per i migranti

Il nodo dell'immigrazione, all'indomani della cessazione dell'emergenza Nord Africa al centro della tavola rotonda organizzata dalla onlus "Integra". "Cerchiamo sponde nel terzo settore per facilitare i progetti d'integrazione"

Lecce – La fine di febbraio ha rappresentato, per migliaia di immigrati sul suolo italico, la data ultima di permanenza nel Belpaese. Il 28 è scaduta, infatti, la cosidetta "emergenza Nord – Africa" con cui il ministero dell'Interno ha classificato le misure umanitarie di protezione temporanea dei migranti sbarcati in seguito alle rivolte della "primavera araba". Temporanea è stata l'assistenza, precaria è ritornata l'esistenza con due sole possibilità: entro il 31 marzo si può presentare domanda di rimpatrio assistito nel Paese d'origine o di conversione del permesso di soggiorno (rilasciato per motivi umanitari) in permesso di lavoro. Pena, l'espulsione. L'allontanamento, senza molti complimenti, dal territorio nazionale.

Al di là delle facili (e inevitabili) polemiche sulla gigantesca tematica dell'immigrazione, esistono associazioni che, da sempre, operano in sordina per garantire la vera e piena integrazione degli extracomunitari. Gente che si è rimboccata le maniche, interpretando il proprio lavoro come una "missione". E che non si stanca di cercare sponde istituzionali, cooperazioni con il mondo dell'associazionismo, per ottenere l'accesso a tutti gli strumenti economici e legislativi capaci di facilitare l'operazione.

Nel Salento è attiva la onlus multietnica "Integra" che ha messo le proprie radici presso la Masseria "Li Cerri" di Cavallino, di proprietà della fondazione Don Tonino Bello. E che ha nel suo slogan il senso della scommessa: unire senza fondere, distinguere senza dividere. Superare le barriere razziali per garantire la solidarietà tra popoli e cittadini è stata anche la tematica che ha animato la tavola rotonda organizzata, oggi, presso la sede della Provincia di Lecce.

Insieme ad "Integra" erano presenti i rappresentanti di altre associazioni, gli emiliani di "Anziani e non solo" e "Infojob", gli assessori Bruno Ciccarese e Filomena D'Antini Solero per l'ente di Palazzo dei Celestini. In platea numerosi addetti ai lavori tra assistenti sociali e volontari.

Al di là della solita, anche se complessa, retorica sul tema sull'integrazione, oggi si è badato al sodo. Segno che queste associazioni sono abituate a procedere per urgenza, centrando lo sguardo su problemi e relative soluzioni. I progetti e le risorse cui attingere, per quanto esigue, non mancano: dal progetto Re.la.r per la prevenzione del lavoro sommerso, al progetto Fei, finanziato dal ministero dell'Interno; dall'avviso 2/2012 del ministero del Lavoro finalizzato ai minori non accompagnati fino allo sportello "Assap" per i servizi alla persona.

Emblematico e illuminante è l'esempio che proviene dall'Emilia Romagna: una regione capofila che ha saputo valorizzare l'alto tasso di immigrazione registrato negli ultimi anni. L'esperienza sul campo è stata raccontata dal rappresentante dell'associazione "Anziani e non solo" impegnato sul fronte del welfare assistenziale per gli anziani non auto-sufficienti. Uno di quei settori in cui sono le donne immigrate a farla da padrone. Ed in cui domanda e offerta di lavoro devono incontrarsi sul terreno comune della "regolarità" per garantire il rispetto di diritti e doveri reciproci.

La sfida di una piena integrazione tra la dimensione sociale e quella lavorativa è stata al centro della programmazione dell'Ambito di zona della Provincia di Ferrara. Il cuore dell'impegno, spiega il responsabile Patrizio Ferniani, è racchiuso nella consapevolezza che "se per ciascuno di noi, il suo problema rappresenta il problema, il nostro obiettivo rimane quello di fornire risposte mirate, in grado di risolvere il bisogno specifico".

L'associazione "Integra", infine, ha ribadito la necessità di fare rete tra tutti gli operatori del terzo settore (istituzioni, enti, patronati, sindacati, cooperative) per superare almeno gli ostacoli rimovibili. Come quelli dei ritardi nei pagamenti delle pubbliche amministrazioni che, troppo spesso, inibiscono l'aggiudicazione di gare e relativi finanziamenti.

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