Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca Piazzale Siena

Fucilate, il destinatario del "messaggio" sarebbe Vadacca. Indagini e clima teso

Sgombrato il campo dai dubbi iniziali, è l'ipotesi più plausibile e quella sulla quale si sono concentrate le attenzioni della polizia, considerato che nella palazzina di piazzale Siena abita la suocera del 31enne già noto verso il quale di recente sono stati affissi anche inquietanti manifesti

LECCE - I dubbi sono stati quasi del tutto diradati. Forse la squadra mobile di Lecce ha anche una pista. Di certo, l’indagine non si arresta un solo istante. Ormai è quasi certo, insomma: i tre colpi di fucile esplosi ieri da distanza ravvicinata contro il portone di una palazzina della zona 167 di Lecce avrebbero un destinatario ben preciso: Davide Vadacca.

Ieri erano filtrate in tal proposito alcune indiscrezioni, ma l’indagine era appena alle battute iniziali. E tuttavia, la conferma potrebbe arrivare da quello che tutto appare, fuorché un dettaglio: in uno di quegli appartamenti dello stabile di piazzale Siena, al civico 3, abita la suocera del 31enne di Lecce. E lo sanno bene le persone che risiedono nelle vicinanze.

Non si parla d’altro, in quell’area popolare della città, dove si respira la tensione. E d’altro canto, vi è la coincidenza temporale con i macabri manifesti affissi l’11 settembre scorso, in cui si annunciava, con termini particolarmente offensivi, la morte di Vadacca, già vittima lo scorso anno di una gambizzazione.

All’esposizione pubblica di quei manifesti, era seguita, la notte stessa, una raffica di pistolettate contro la moto di un altro uomo già noto alle forze dell’ordine, parcheggiato si di una ringhiera, nel quartiere Santa Rosa, in una zona peraltro vicina all’abitazione di Vadacca. Tutti episodi fin troppo ravvicinati nel tempo, per far pensare a improbabili coincidenze. Fatti uniti da un invisibile eppur sostanziale filo logico

Dunque, quei colpi di fucile (forse calibro 12) potrebbero celare l’ennesimo, preciso messaggio, rivolto proprio al giovane, noto per reati legati agli stupefacenti e con una condanna nell’ambito di una vecchia operazione dei carabinieri, “Little Devil”. Un personaggio, Vadacca, che gli inquirenti hanno sempre creduto, almeno un tempo, vicino anche a Roberto e Giuseppe Nisi. I due fratelli leccesi in odore di Scu sono ritenuti ai vertici di un sodalizio dedito a spaccio ed estorsioni, e sono stati inchiodati con parte di una vasta organizzazione nell’ormai nota operazione “Cinemastore”.

Ed è proprio nel contesto di affari di stupefacenti e probabilmente di accordi saltati e spaccature interne, che la Procura ha inquadrato il ferimento di Vadacca, avvenuto il 22 novembre dello scorso anno nell’area di servizio Esso all’imbocco della strada statale 613.

I due giovani rintracciati dai carabinieri della compagnia di Lecce e del nucleo investigativo (che hanno condotto quell’inchiesta) e che alla fine hanno confessato, Simone Francesco Corrado, 32enne e Alessandro Sariconi, 35enne (a sparare, proprio quest’ultimo), hanno però sempre spiegato ai giudici che l’alterco avrebbe avuto un’origine di tutt’altra natura, legata ad aspetti sentimentali. Niente a che fare con la droga, insomma. E risale soltanto al 23 settembre scorso il loro patteggiamento davanti al giudice.  

Tornando all’episodio più fresco, alle fucilate sulla palazzina delle Vele, lo stesso Vadacca è stato rintracciato ieri dagli investigatori della squadra mobile di Lecce, considerato il sospetto che proprio verso la sua famiglia fosse rivolto l’ammonimento. Non sarebbero però emersi particolari.

Di certo, dal giorno in cui sono stati affissi i manifesti in più punti del capoluogo – un’inchiesta presa in mano dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, a dimostrazione di quanto sia alta l’attenzione -, gli investigatori della polizia, diretti dal vicequestore aggiunto Michele Abenante, non hanno mai smesso di sondare il campo in cerca di indizi.

E, in merito proprio ai tre colpi di fucile scaricati intorno all’una di notte di ieri, che hanno infranto la vetrata del portone, hanno anche sgombrato il campo da alcuni dubbi. La polizia ha, cioè, sufficienti elementi per credere che non vi fosse nessuno, nell’atrio o nelle vicinanze. Dunque, nessun agguato, ma "solo" un avvertimento.

I misteriosi mittenti del messaggio di piombo sarebbero quindi giunti nel piazzale davanti all’ingresso a bordo di un’auto, indirizzando gli spari direttamente dall’interno dell’abitacolo, quindi dal basso verso l’alto. Era l’una e trenta di notte, quando sono partiti i colpi. Qualcuno ha sentito, ma la polizia è stata avvisata soltanto a mattino fatto. La paura è alta. 

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