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“Final Blow”: 55enne era latitante da quasi un anno, catturato a Barcellona

Santo Gagliardi, di Lecce, era riuscito a sfuggire al blitz del febbraio scorso della polizia contro i gruppi locali emergenti

LECCE – Il suo nome compare nella lista di coloro (77 in tutto) per i quali è stato richiesto il processo. Proprio a fine novembre, si è tenuta l’udienza preliminare. Tuttavia, fino a oggi, era rimasto latitante. Santo Gagliardi, 55enne di Lecce, alias “Santino”, è stato arrestato questa mattina in Spagna, a Barcellona. In terra catalana, dunque, aveva trovato rifugio, riuscendo a sfuggire al blitz che, all’alba del 26 febbraio scorso, aveva portato all’emissione di 72 ordinanze di custodia cautelare, nell’ambito dell’operazione “Final Blow” della squadra mobile di Lecce.

I reati contestati nei confronti degli indagati, a vario titolo: associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, violazione della legge sulle armi, associazione finalizzata al traffico di droga (il reato prevalente) ed esercizio aggravato e partecipazione al gioco d'azzardo.

Gagliardi, dunque, destinatario di un'ordinanza che ne disponeva il trasferimento in carcere, era riuscito a rendersi irreperibile in occasione del blitz, che aveva riguardato i gruppi emergenti soprattutto di capoluogo e immediate vicinanze, più un nucleo dell’area di Galatone. Ma, per quanto a lungo sia riuscito a rimanere libero, il 55enne leccese, oggi, è stato sorpreso dagli investigatori della squadra mobile salentina che hanno agito avvalendosi della collaborazione della sezione catturandi iberica.

Un ruolo trasversale nel rifornimento di droga  

Gagliardi ha un lungo curriculum alle spalle. Già condannato per associazione di tipo mafioso, per fatti commessi fino al 1988 e con sentenza irrevocabile dell’ottobre 1994, per gli investigatori avrebbe continuato a partecipare a sodalizi criminali. L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia, nel caso di “Final Blow”, ha puntato la lente su due gruppi, uno capeggiato dall’emergente Marco Antonio Penza, l’altro da Antonio Pepe detto “Totti”.

Il 55enne, in tutto ciò, avrebbe avuto un ruolo preminente. Stando alle carte dell’inchiesta, avrebbe messo a disposizione la sua abitazione, usandola a mo’ di deposito di stupefacenti, consegnando consistenti quantitativi di cocaina al gruppo di cui avrebbe fatto parte, quello di Penza, pur approvvigionando anche quello di Pepe. Insomma, un ruolo trasversale per quella che è ritenuta dagli investigatori una delle principali pedine dell’indagine. I dettagli precisi dell’operazione saranno divulgati domani.

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