Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Nel 2012 irregolari l'80 per cento delle aziende controllate. E dilaga sempre il nero

La Direzione territoriale del lavoro ha diffuso i dati sulle verifiche svolte nell'anno appena trascorso. Scovati oltre mille e 700 lavoratori in nero. Le sanzioni hanno superato i 4 milioni di euro. Sospese oltre 500 attività

LECCE – Le aziende irregolari? Fra piccole carenze e ampie lacune, il dato complessivo supera l’80 per cento. Insomma, di virtuosi totali ce ne sono davvero pochi, e questo, in parte, può essere dovuto anche alla selva di norme in cui, inevitabilmente, in Italia ci si perde. Non che sia una giustificazione, però: il “nero”, infatti, continua a dilagare, per dirne una. E le cifre, di certo, colpiscono e inducono necessariamente a un’ampia riflessione sul mondo del lavoro, specie nel Salento.

Il servizio ispezione della Direzione territoriale del lavoro di Lecce, infatti, riepilogando l’attività svolta lungo l’intero anno, ha stilato cifre quasi impietose. Tanto che su 2mila e 611 aziende controllate in tutto il 2012, ben 2mila e 112 hanno manifestato irregolarità su temi, quali, normativa del lavoro, legislazione sociale e sicurezza all’interno dei cantieri. Uno spaccato di un Salento che produce, pur nella crisi imperante, ma con difetti di varia grandezza, dovuti a scarsa conoscenza delle norme, se non, in diversi casi, a una volontaria mancata applicazione.

Certo, è impossibile controllare ogni anno i “22mila 400 soggetti giuridici che risultano avere una posizione contributiva aperta in provincia di Lecce”, avvisano  i responsabili della Direzione territoriale, ma “l’azione di controllo del servizio ispezione è programmata in maniera altamente efficace”.

Attualmente vi operano trentaquattro ispettori, nell’ambito della vigilanza ordinaria, strutturata in due unità operative. Fra ispettori tecnici, che si occupano di sicurezza del lavoro, carabinieri dell’ispettorato del lavoro e ispettori applicati all’ufficio legale e contenzioso, un piccolo esercito che fa riferimento diretto al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, e che, quest’anno, ha rivolto l’attenzione soprattutto sul contrasto di un fenomeno come il lavoro sommerso e sul rispetto della normativa antinfortunistica. Puntando lo sguardo anche ai contratti di lavoro flessibili, affinché fossero in linea con le disposizioni di legge, a tutela dei lavoratori e delle stesse aziende, spesso messe in difficoltà da forme di concorrenza sleale, al limite del dumping (cioè la vendita di un bene o di un servizio sul mercato d’importazione a prezzi inferiori rispetto, a volte, persino a quelli di produzione sul mercato di origine).  

Durante l’anno da poco trascorso, gli ispettori hanno verificato le posizioni di 4mila e 313 lavoratori. Di questi, mille e 789 – ed è una cifra notevole - sono risultati totalmente in nero. Cioè, privi di qualsivoglia copertura assicurativa e previdenziale. Inoltre, sono stati riqualificati in rapporto di lavoro subordinato ottantasei contratti di lavoro flessibili, tra apprendistato, collaborazioni a progetto e cosiddette false partite Iva, ossia quelle riguardanti lavoratori autonomi, soprattutto nel settore edile, di fatto occupati come dipendenti. Le violazioni contestate, anche di natura penale, in materia di sicurezza del lavoro, sono state 748.

Le sanzioni amministrative hanno toccato quota 4 milioni 265mila e 880 euro. L’importo incamerato con le agevolazioni di legge, a seguito della messa in regola, dopo le violazioni contestate, destinato in parte all’erario e in parte al fondo per gli ammortizzatori sociali, è stato di 3 milioni 793mila e 640 euro. A seguito di un’ordinanza-ingiunzione del direttore della Direzione territoriale del lavoro sono stati introitati altri 396mila e 125 euro. L’imponibile contributivo e assicurativo evaso si è poi attestato a 6 milioni 597mila e 420 euro. E sono scattate denunce all’autorità giudiziaria per 241 persone, tra imprenditori e lavoratori, per reati tra i quali spiccano la truffa ai danni degli enti previdenziali, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, il falso ideologico e l’evasione contributiva.

L’attività imprenditoriale ha subito una sospensione in 516 casi. Si tratta di aziende che occupavano lavoratori in nero in percentuale pari o superiore al 20 per cento del totale della forza lavoro. “Tutto ciò – dicono dalla Direzione territoriale del lavoro - testimonia il fatto che l’economia sommersa è ancora una piaga endemica, che, tuttavia, va combattuta non soltanto sul fronte repressivo, ma anche e soprattutto sul piano culturale”. Da qui, anche una serie di iniziative rivolte a tutti gli operatori del settore, per promuovere la cultura della legalità come strumento di crescita dell’intero territorio. Al momento è anche in fase di definizione la piattaforma telematica che consentirà a lavoratori e imprese di interfacciarsi con l’istituzione in maniera più immediata, evitando gli sportelli.

Non sono mancati, nel corso dei controlli, momenti di tensione. Con alcuni casi di violenza, non solo verbale, a danno degli ispettori del lavoro. L’ultimo è di poche settimane addietro, nella zona di Taviano. Una vicenda che ha visto anche un arresto e una condanna per direttissima a quattro mesi di reclusione di un operaio. Mentre l’ultima operazione in ordine di tempo risale giusto a ieri, quando gli ispettori hanno scoperto cinque lavoratori totalmente in nero, su un totale di undici occupati, con sospensione dell’attività imprenditoriale di un panificio e biscottificio della provincia, peraltro già incappato in passato nelle contestazioni degli ispettori del lavoro.

Tre dei cinque lavoratori in nero sono di nazionalità indiana, uno rumeno ed uno italiano. Sono in corso ulteriori accertamenti per verificare la regolarità dell’ingresso degli extracomunitari nel territorio italiano ed il rispetto delle restanti norme in materia di lavoro e legislazione sociale. 

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