Blitz al clan Caracciolo-Montenegro, chiesto il processo per 32 imputati

L'udienza preliminare ai primi di dicembre. Si gestivano spaccio di stupefacenti e altre attività criminali fra Monteroni, Leverano, Copertino e Porto Cesareo. Due anni di indagini del Gico

LECCE – Avrebbero invaso i territori nei quali era egemone il clan di riferimento, il “Caracciolo-Monrtenegro”, con fiumi di stupefacenti d’ogni tipo: marijuana, ma anche eroina e cocaina. Oltre a mettere a segno altri tipi di reati. Quattordici fra loro erano finiti in arresto nel corso di una vasta operazione antimafia eseguita alla fine del marzo scorso dalla guardia di finanza leccese, dopo indagini compiute dal Gico, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia della Procura salentina. Ora, il gip Simona Panzera, ha fissato per trentadue imputati, per i quali il pubblico ministero Guglielmo Cataldi ha chiesto il rinvio a giudizio, la data dell’udienza preliminare: si terrà il prossimo 5 dicembre.

I trentadue imputati

Sotto i riflettori, vi sono Alessandro Caracciolo, 57 anni, della moglie Maria Antonietta Montenegro, di 50, residenti a Monteroni di Lecce e considerati al vertice dell’organizzazione.  Ancora: la figlia Simona Caracciolo, di 28 anni, e il marito Mirko Burroni, 36, di San Cesario di Lecce. Nella lista compaiono anche: Angelo Cosimo Calcagnile, 44, leveranese (anche se domiciliato a Porto Cesareo); Salvatore Conte, 52 anni di Leverano; Antonio Cordella, 33enne di Leverano; Andrea Quarta, 37enne di Leverano; Alessandro Francesco Iacono, 36 anni di Leverano; Cristian Nestola, 34enne di Leverano; Piergiorgio De Donno, 33enne di Porto Cesareo; Massimiliano Lorenzo, 43enne di Monteroni di Lecce; Michele Antonio Ricchello, 44enne di Alliste; Andrea Ricchello, 32enne di Monteroni di Lecce.

Ancora: Erika Caracciolo, 30 anni, di Copertino; Andrea Carlino, 32enne di  Racale;  Loris Pasquale Casarano, 45enne di Taviano; Emanuel Centonze, 22enne di Monteroni di Lecce; Stefano De Leo, 44enne di Monteroni di Lecce; Silvano De Leone, 56enne di Racale; Ivan Mario Greco, 32enne di Alliste; Bruno Guida, 43enne di Leverano; Maria Lucia Maniglia, 54enne di Monteroni di Lecce; Simone Mazzotta, 44enne di Monteroni di Lecce;  Roxhers Nebiu (conosciuto come “Roger”), 27enne albanese residente a Melissano; Lorenzo Nuti, 34enne di Lecce; Giovanna Perrone, 56enne di Lecce; Andrea Quarta, 42enne di Monteroni di Lecce; Cristian Raganato, 24enne di Copertino; Luigi Reho, 61enne di Matino; Altin Shehaj, 40enne, di origini albanesi ma residente a Melissano; Carlo Squittino, 48 anni di Castro.

L'operazione Battleship

alessandrocaracciolo-2M_A_Montenegro-2“Battleship” è stato ribattezzato il recente blitz, con accuse di associazione di tipo mafioso, associazione a delinquere finalizzata alla produzione ed al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, ma anche, a vario titolo, di estorsione, rapina, furto e minaccia aggravata con l’uso delle armi. Le indagini sono durate quasi due anni, durante i quali è stata ricostruita l’operatività del gruppo, al vertice del quale vi sarebbero stati Alessandro Caracciolo, detto “Frasola”, e la moglie Maria Montenegro (nelle foto), secondo gli inquirenti in origine affiliati al clan “Tornese”, e poi da questo svincolatisi, fino a entrare in conflitto nel controllo del territorio.

La coppia di Monteroni avrebbe dunque messo in piedi una struttura gerarchica e ramificata, fino ad assumere il controllo totale delle attività nel territorio sotto la propria influenza, riscuotendo anche il cosiddetto “punto” (in gergo, una percentuale non inferiore al 20 per cento sugli ingressi derivanti da crimini), imponendo – tra l’altro – servizi di guardiania in occasione di spettacoli pubblici, commettendo estorsioni e furti, assumendo condotte minacciose o violente per realizzare profitti. Una parte dei quali, come sempre, destinati al sostentamento degli affiliati detenuti e dei loro familiari e con lo scopo di affermare e conservare il controllo su una zona piuttosto ampia: Monteroni, Leverano, Copertino, Porto Cesareo, ma anche parti del basso Salento.

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Durante le indagini, i finanzieri hanno anche evidenziato il consenso sociale affermato sul territorio. Ovvero, in più casi sarebbero arrivate richieste ai vertici dell’organizzazione per dirimere controversie private o per tornare in possesso di beni o merci rubati.

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Fanno parte del collegio difensivo gli avvocati: Rita Ciccarese, Raffaele Pesce, Ladislao Massari, Alberto Ferro, Stefano Stefanelli, Angelo Daniele Vetrugno, Cosimo D’Agostino, Giuseppe Romano, Massimo Bellini, Carlo Martina, Francesco Fasano, Davide Spiri, Giuseppe Bonsegna, Stefano Pati, Giuseppe Presicce, Rocco Vincenti, Pantaleo Cannoletta, Salvatore Pinnetta, Luca Puce, Mario Coppola e Selene Mariano.

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