Bambino pesca un osso in mare. E si scopre essere una tibia umana

Surreale rinvenimento a circa 30 metri dalla battigia, davanti a Lido Verde. Il reperto, piuttosto consunto, recuperato dalla guardia costiera e analizzato dal medico legale

La guardia costiera durante il sequestro del reperto.

VERNOLE – Una tibia umana. Conservata dal mare per anni, forse decenni, e restituita oggi alla terra dalle mani di un bambino. Ha trovato quel pezzo di osso lungo una quarantina di centimetri nell'acqua, fra gli scogli bassi davanti a Lido Verde, a una trentina di metri dalla riva. E l’ha portato a suo padre, che di professione fa il tecnico radiologo e di ossa ne vede e studia ogni giorno. Tanto che ha sgranato gli occhi e la sua sentenza è stata immediata, quanto la chiamata alla guardia costiera. “Venite a vedere cos’ha trovato mio figlio”.

Erano le 13 circa. Sul posto, nel tratto di litorale della marina di San Cataldo che ricade sul demanio di Vernole, sono arrivati i militari della guardia costiera dell’ufficio locale marittimo. Il ritrovamento ha destato molta curiosità e così si sono avvicinati anche altri bagnanti, fra cui un medico. Pure per quest’ultimo, sebbene con un giudizio leggermente più cauto rispetto al tecnico radiologo, per lunghezza e conformazione, c’era la seria possibilità che quell’osso fosse realmente una tibia umana.

Non è la prima volta che bagnanti trovano frammenti di ossa e avvisano gli uomini della capitaneria, ma quasi sempre sono di animali e ciò si evince piuttosto facilmente. Ma questo è stato un caso diverso. E, davanti a pareri autorevoli e convincenti, i militari della guardia costiera non hanno potuto fare altro che contattare il pubblico ministero di turno, facendo presente tutta la questione.

S’è deciso così di sequestrare il reperto e di portarlo presso un medico legale, nell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Qui, è stato visionato dallo specialista Ermenegildo Colosimo, il quale ha dato una prima conferma sulla natura umana della tibia. E, ora, avvisata la Procura, dovrà essere sottoposta a ulteriori analisi.

Difficile stabilire da quanto tempo si trovasse in mare, ma l’osso era piuttosto consunto. Qualcuno che frequenta San Cataldo da molti anni sostiene anche di averlo visto più volte, nel tempo, spingendosi al largo per qualche battuta di pesca, ma di non aver mai dato molto peso. Capita, in mare, di vedere qualche volta vecchi resti, che i più giudicano di animali. Ma la curiosità di un bambino e l’occhio esperto di suo padre, danno vita oggi a un giallo che però, forse, resterà con un finale insoluto. Non sarebbe la prima volta. Nel tempo, in mare, sono stati trovati interi cadaveri ancora oggi senza nome. Il caso di Castro del 2017 è fra i più clamorosi degli ultimi anni. 

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