Cronaca Centro / Viale Otranto

Giovani donne palpeggiate in città, per la polizia il maniaco in mimetica è un militare

Originario di Roma, 30enne, sergente dell'Aeronautica: sarebbe lui l'individuo che ha molestato una donna il 29 settembre in viale Otranto. Sospettato di altri casi, compreso l'episodio di qualche settimana prima in via XX Settembre. Gli agenti del quarto turno hanno scovato nella notte la sua auto

LECCE – L’abito non fa il monaco e nemmeno il soldato. Lui è un sergente dell’aeronautica, originario di Roma, S.R., 30enne, in Puglia per motivi di servizio. Ecco perché nel pomeriggio del 29 settembre indossava un pantalone mimetico. Non era un capo acquistato in qualche emporio militare. Era la sua divisa.

Uno dei particolari grazie ai quali gli agenti di polizia sono riusciti a incastrarlo. Non quello decisivo, certo: è stata la targa dell’auto, la briciola di pane più importante lasciata sul sentiero della fuga. Quella che ha permesso loro di seguire una pista ancora calda.

Ad ogni modo, il capo d’abbigliamento ha rappresentato la riprova che i poliziotti non si sbagliavano. Ne sono convinti oggi più che mai, il sergente è il loro uomo, quello che avrebbe molestato una donna di 33 anni nel pieno centro di Lecce, lungo viale Otranto. E forse anche altre, nelle settimane precedenti.

Taglio di capelli, carnagione, colore chiaro degli occhi e fisico atletico sembrano concordare con i profili descritti in almeno quattro, forse cinque casi. Ci sarà però tempo per approfondire la questione. Per ora il presunto Signor Manolunga risponde solo dell'ultimo episodio.

Manca ovviamente la flagranza di reato, quindi nell’immediato è scattata soltanto una denuncia a piede libero, per violenza sessuale, su parere del pubblico ministero di turno, Emilio Arnesano. Nulla vieta però di pensare che in seguito possa giungere un’ordinanza di custodia cautelare. Qui verrà il lavoro approfondito della Procura leccese, che verterà soprattutto sul raccordo fra vari episodi avvenuti in città negli ultimi tempi.

Il 30enne romano, che risiede nell’hinterland del capoluogo, è stato sorpreso nel pieno della notte dagli agenti delle volanti di polizia del quarto turno. Fin dal pomeriggio del 29, i poliziotti cercavano un’auto in particolare, una Honda Cr Sport. Dopo aver pesantemente palpeggiato i glutei della malcapitata di turno lungo viale Otranto, era fuggito in direzione della vicina via Cavour. E, come si era supposto nella ricostruzione precedente (mancava la conferma della polizia, ma per ovvi motivi investigativi), era salito a bordo di un’auto.

Ecco perché, nonostante l’appariscente abbigliamento, gli agenti disseminati in lungo e in largo nelle vie del centro di Lecce, non erano riusciti a sorprenderlo. Aveva già fatto perdere le tracce. Si era però tradito passando sotto diverse videocamere di attività commerciali. Alcune erano già state individuate dagli stessi poliziotti delle volanti pochi minuti dopo la ritirata del militare, vista la battaglia ormai persa.

Nelle ore successive è sopravvenuto il certosino lavoro della questura, che di nastri ne ha sondati diversi, fotogramma per fotogramma. E avendo in mano l’ennesima descrizione fisica convergente, del veicolo usato per la fuga e – soprattutto – della targa, si può dire che l’uomo avesse praticamente le ore contate.

Infatti, intorno alle 2 della notte appena trascorsa, alcuni poliziotti di pattuglia fra Lecce e dintorni, hanno notato quell’auto posteggiata davanti ad alcune palazzine, nella frazione di un comune proprio alle porte del capoluogo. Un rapido accertamento ha portato a identificare l’appartamento in cui risiedeva il sospettato. Il blitz l’ha inchiodato.

In questura s'è recato indossando la divisa. L'aspetto ha destato un certo stupore, perché è con ogni probabilità proprio quella immortalata dalle videocamere. Deferito in stato di libertà (pare non abbia potuto davvero negare l’evidenza, vista la quantità di prove acquisite, e che abbia ammesso almeno altri due casi), ora l’inchiesta prosegue per ricomporre l’intero mosaico.

Fra i vari episodi sospetti, vi è quello risalente al 12 settembre in via XX Settembre. Sempre nella stessa zona, quasi a voler marcare un territorio. Anche in quell’occasione, un uomo aitante (sebbene nel caso con tuta blu) aveva afferrato alle spalle una donna, per procedere al solito rito del palpeggiamento del fondoschiena.

Molestie gratuite e shoccanti per chi le ha subite, donne che passeggiavano da sole, sicure di poterlo fare, almeno nel pomeriggio e in pieno centro. Affondi mai seguiti da atti più plateali, ma non per questo meno gravi. Se intendesse rappresentare una forma di goliardia, di certo è inaccettabile e deprimente, da condannare senza indugi.

Il militare era oltretutto in procinto di partire per una missione. Salterà, probabilmente. Ma per lui, in questo momento, è solo l’ultimo dei problemi. 

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