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Giovedì, 30 Giugno 2022
Cronaca Centro / Piazza Sant'Oronzo

L’orrore della guerra negli occhi delle donne. “Giù le mani dall’Ucraina”

Lacrime, paura, orgoglio e testimonianze su figli, genitori e nipoti chiusi negli scantinati, mentre fuori scoppiano le bombe, durante la manifestazione di oggi a Lecce contro la campagna iniziata dalla Russia. Il sindaco di Salice Salentino: "Accoglieremo i profughi in nostre strutture"

LECCE – Rabbia, lacrime, paura. E orgoglio. I segni della guerra negli occhi delle donne ucraine raccolte in piazza Sant’Oronzo, nel cuore di Lecce. C’è una manifestazione a favore della pace e loro vogliono raccontare. Ne avvertono l’esigenza, a pelle, e appena scorgono un giornalista, si mettono a disposizione, ringraziano, abbracciano per l’opportunità. Ed è un profluvio di parole, una miscela contrastante di sentimenti che si alternano un attimo dietro l’altro. Tanto che dopo il pensiero di una nipotina nascosta in qualche scantinato buio, che spaccherebbe anche un cuore di ghiaccio, ecco esplodere proprio sull’ovale della piazza un liberatorio “Putin, assassino, merda!”, deflagrante come una bomba che si vorrebbe lanciare con le proprie mani addosso allo “zar” in persona.  

Non sono molti gli ucraini, nel Salento. Nella città di Lecce se ne conteranno una settantina. Una comunità straniera pacifica e silenziosa. Gente che ha abbandonato da anni la propria terra in cerca di un’opportunità di lavoro. E che oggi si trova, all’improvviso, i riflettori puntati addosso. Sono testimoni indiretti, attraverso i racconti dei loro cari rimasti in patria, dell’orrore che si sta consumando nel cuore dell’Europa, con modalità di una guerra in vecchio e cruento stile, che se non è di trincea, poco ci manca.    

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“Stiamo malissimo per quello che sta succedendo. Non è giusto che muoiano i nostri bambini e i nostri cari. Putin deve togliere le mani dall’Ucraina”. Tuona una donna che in patria ha ancora “nipote, famiglia, mamma. Ogni giorno sento tutti”, spiega. “Stanno nelle case, si nascondono nelle cantine”.

Subito dopo fa eco un’altra ucraina. Suo figlio abita a Kiev, nell’epicentro dello scontro attuale. “Tutta la famiglia si chiude nelle cantine”, conferma, con la voce rotta dall’emozione. “Anche a Leopoli, a 30 chilometri dalla Polonia, sono chiusi nelle cantine. Donne, vecchi, bambini. È un disastro, un disastro. Noi amiamo la nostra terra, siamo lavoratori, patrioti. Io amo la mia terra e adoro anche l’Italia, perché l’Italia ha dato tanto per noi…”

Video | Le testimonianze raccolte in piazza

“Però deve aiutarci, l’Italia”, la interrompe l’amica accanto. Un punto su cui sono tutte concordi, ma che è solo una speranza remota, un desiderio irrealizzabile: che il mondo si unisca alla loro battaglia, fucili in mano. Sanno in cuor loro che i Paesi della Nato non scenderanno mai direttamente sul terreno. Ma gli ucraini non per questo si piegano, le immagini che arrivano da Kiev parlano di una resistenza strenua, con atti di eroismo da romanzo ottocentesco.

“Stiamo combattendo contro una nazione grandissima e stiamo resistendo”, conferma una delle donne, con fierezza. E senza per questo dimostrare alcun astio verso i russi. Anzi: “Mi dispiace tanto pure per il popolo russo che non è informato”, aggiunge. “Ho amici russi e mando loro messaggi, perché non sanno niente di quello che sta succedendo”, prosegue, alludendo alla disinformazione sistematica del regime di Putin. “Non sanno che vengono uccisi bambini, che stanno bombardando tutta l’Ucraina. Gli amici che ho in Russia sono con noi, ma non possono fare niente. Chi va nelle strade a manifestare, finisce in galera e i familiari non sanno nemmeno dove finiscono”. E le notizie sugli arresti dei dimostranti a Mosca, e non solo, hanno effettivamente fatto il giro del mondo, in questi giorni.

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C’è, poi, chi ricorda le ore drammatiche vissute da nipote e figlia, fra i primi testimoni della ferocia dell’assalto russo. “Sono scappati da Ivano-Frankivs’k e ora vivono come possono. Non hanno nemmeno acqua”, racconta. “Hanno paura. Lì, il primo giorno, hanno bombardato l’aeroporto militare”. Tutte le ucraine ormai salentine d'adozione si stringono attorno a Zelensky “rimasto a Kiev a difendere la nostra terra” e vedono in Putin un mostro che sembra quasi sgorgato da un passato oscuro. “Da trent’anni siamo indipendenti e in Ucraina sono passati sei presidenti. Lui, da vent’anni, sta seduto lì come fosse uno zar. Questa è democrazia? Che democrazia è? Ditemi. Trecento anni siamo stati sotto la Russia. Putin non vuole capire che i tempi sono cambiati. Non è come prima. Adesso il mondo è libero, ma vuole comandare come accadeva nel passato. In una parola: è un dittatore”.    

Olga Chyruk, universitaria, è la più giovane. È arrivata con il marito da pochi mesi. Entrambi provano ad aiutare in modo concreto, a distanza, facendo informazione tramite Facebook. Sono costantemente in contatto con una moltitudine di connazionali e racconta di tre bambini appena nati nei rifugi sotterranei in cui sono nascosti molti civili. Il materiale che pubblicano serve agli stessi ucraini già residenti in Italia a spiegare meglio la situazione, a diffondere con chiarezza i fatti che si stanno susseguendo. Ma non solo. Olga e il marito relizzano anche dirette con giuristi, per aiutare le famiglie che si trovano in Ucraina, intenzionate ad arrivare in Italia, a capire quali documenti occorrano.

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“Dormiamo pochissimo perché siamo sempre in contatto per capire l’evoluzione”. E ora nutrono timori per le sorti del fratello del marito, che si è trovato proprio “al centro di questo macello. Pensiamo sia nel sud dell’Ucraina, ma non ne siamo sicuri”. Sembra che lui non prenda contatto per non far comprendere quale sia la sua posizione, ammesso che esista ancora una rete, nel luogo in cui si trova. C’è solo una cosa da fare, allora, coltivare la speranza. “Speriamo che sia vivo”, dice Olga.

La manifestazione

La manifestazione di oggi è stata organizzata nell’ambito della “Campagna Ucraina”, coordinata da PaeceLink. Vi hanno aderito Arci Lecce, Arci Lecce solidarietà, Casa del Popolo “Silvia Picci” Lecce, Casa delle Agriculture Tullia e Gino Odv, Civica Lecce, Coop. Soc. Commercio Equo e Solidale Lecce; Creis Centro Ricerca Europea per l’Innovazione Sos, Dalla Parte dei più deboli, Gruppo Umana Solidarietà “Guido Puletti”, Human First Lecce, Link Lecce Coordinamento Universitario, Mo.Bici Lecce; Movimento Europeo Italia Puglia, PeaceLink, ma anche tanti cittadini comuni. Presente anche una delegazione del liceo scientifico “Banzi Bazoli” di Lecce.

In piazza per la pace in Ucraina

Discorsi a favore della pace e poesie si sono alternati nei pressi di un palchetto allestito a ridosso di Palazzo Carafa. Intorno, bandiere, cartelli, messaggi di solidarietà al popolo ucraino. Tutti sono consapevoli che non saranno certo le manifestazioni di piazza a bloccare l’escalation militare. Ma diffondere il verbo della pace non è mai tempo perso.

Il sindaco di Salice: "Accoglieremo i profughi"

Intanto, aumentano le iniziative a favore dei profughi ucraini. Se la Chiesa di Lecce ha già annunciato che saranno versate in favore di chi soffre i patimenti della guerra le offerte della Quaresima di carità, proprio oggi il sindaco di Salice Salentino, Tonino Rosato, ha annunciato che l’amministrazione comunale ha dichiarato la propria disponibilità ad accogliere in paese, in strutture che saranno indicate caso per caso, i profughi in fuga. In particolare donne, bambini, anziani, soggetti fragili e nuclei familiari.

“Il Salento è per vocazione terra di esodo e di approdo”, dice il primo cittadino. “I salentini sono popolo accogliente e dal cuore grande. Aprire le porte dei nostri comuni e delle nostre comunità ai fratelli ucraini è il minimo che si possa fare”. Lunedì è prevista una riunione di maggioranza, al termine della quale sarà stilato un documento ufficiale da inviare al prefetto di Lecce e all’ambasciata dell’Ucraina in Italia.

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